Ecco cosa pensano i Politici di ogni partito sull’esposizione del crocifisso.

Ecco cosa i politici di ogni schieramento e di ogni posizione esistenziali hanno detto rispetto all’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici e nelle aule scolastiche. La pagina è in aggiornamento costante.



Jacques Barrot. Il Commissario europeo alla Giustizia ha fatto sapere rispetto alla presenza di simboli religiosi in edifici pubblici, che «vige il principio di sussidiarietà, e dunque ricade interamente nelle competenze degli Stati membri. La Corte Europea per i diritti dell’uomo non è un’istituzione europea. Inoltre non vi è alcuna normativa Ue che regoli la materia e anche le norme comunitarie contro la discriminazione escludono il riferimento ai simboli religiosi attribuendone la competenza agli Stati membri» (da Informati Subito.it).

Pia Ahrenkilde La portavoce del presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso, ha spiegato che per il capo dell’esecutivo Ue «resta valido sottolineare l’importanza delle radici cristiane dell’Europa» (da InformaSubito.it).

Giorgio Napolitano. Il presidente della Repubblica ha dichiarato: «La laicita dell’Europa non può essere concepita in termini tali da ferire sentimenti popolari e profondi, bensì come disponibilità ad accogliere e amalgamare le tradizioni più diverse, senza escluderne alcuna, in una logica non già di indifferenza ed esclusione, ma di inclusione e arricchimento reciproco. Nella laicità dello Stato bisogna riconoscere la rilevanza pubblica e sociale del fatto religioso. Su questioni quale l’esposizione del crocifisso negli uffici e nelle scuole pubbliche sarebbe meglio che decidessero i singoli Stati e non le corti europee» (da Ansa 23/6/10).

Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio ha detto: «Qualunque sia l’esito del ricorso presentato dal governo italiano non ci sarà capacità coercitiva che ci impedisca di tenere i crocefissi nelle aule. La Corte dei diritti dell’uomo non è rispettosa della realtà: l’Europa tutta e in particolare l’Italia non può non dirsi cristiana. Se c’è una cosa su cui anche un ateo può convenire è che questa è la nostra storia. Ci sono 8 paesi d’Europa che hanno la croce nella loro bandiera. Cosa dovrebbero fare, cambiare la loro bandiera?» (da Corriere della Sera 6/11/09).

Gianfranco Fini. Il Presidente della Camera ha detto: «Mi auguro din d’ora che la sentenza non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del cristianesimo nella società e nell’identità italiana». (da Corriere della Sera 3/11/09).

Renato Schifani. Il Presidente del Senato ha espresso «grande amarezza per la sentenza: sarebbe un errore drammatico fare dell’Europa uno spazio vuoto di simboli, di tradizioni, di cultura» (da La Stampa 3/11/09).

Pierluigi Bersani. Il leader del PD, partito d’opposizione, ha affermato: «Su questioni delicate qualche volta il buon senso finisce di essere vittima del diritto. Antiche tradizioni come quella del crocifisso non possono essere offensive per nessuno». Stefano Bonaccini, segretario romagnolo del partito Democratico, si è unito al leader nazionale Pierluigi Bersani e all’esternazione del presidente della Camera Gianfranco Fini. (da Corriere della Sera 3/11/09 e Romagna Oggi 4/11/09).

Antonio Di Pietro. Il leader dell’Italia dei Valori ha dichiarato: «qualora tecnicamente e giuridicamente ci sia la possibilità di sospendere l’esecutività della sentenza della Corte di Giustizia ben venga tale soluzione. Ciò in attesa di una rivisitazione della decisione, che non ha nè capo nè coda giacchè la figura di Cristo in croce e’ un segno di pace, amore, e rispetto della vita umana, valido per chi pratica qualsiasi religione o è semplicemente ateo» (da Quotidiano.net 6/12/09).

Pier Ferdinando Casini. Il leader dell’Udc ha affermato: «la sentenza è la conseguenza della pavidità dei governanti europei, che si sono rifiutati di menzionare le radici cristiane nella Costituzione europea. Il crocefisso è il segno dell’identità cristiana dell’Italia e dell’Europa» (da Corriere della Sera 3/11/09).

Umberto Bossi. Il leader della Lega Nord ha dichiarato: “la sentenza è una stronzata. L’Europa va forse bene per l’economia, ma non per molte altre cose” (da Repubblica 4/11/09).

Paolo Ferrero. Il leader di Rifondazione Comunista ha dichiarato: «Esprimo un plauso per la sentenza: uno Stato laico deve rispettare le diverse religioni, ma non identificarsi con nessuna». (da Corriere della Sera 3/11/09).

Rocco Buttiglione. Il Presidente dell’Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro, ha dichiarato: «è una sentenza aberrante e da respingere con fermezza. L’Italia ha una sua cultura, una sua tradizione e una sua storia. Chi viene fra noi deve comprendere ed accettare questa cultura e questa storia. La stessa cosa vale per le altre nazioni d’Europa. Dietro questo pronunciamento della Corte di Strasburgo c’è una visione contrattualistica della società che non ha storia, cultura e tradizioni; è semplicemente il risultato del convivere sul territorio di individui profondamente estranei l’uno all’altro. Non solo si viola il diritto della maggioranza ad esprimere la propria identità culturale, ma non si creano nemmeno le condizioni per una vera integrazione. Non si integra nel nulla ed in uno spazio vuoto di valori» (da Avvenire 3/11/09)

Franco Frattini. Il Ministro degli Esteri ha dichiarato: «La Corte europea di Strasburgo ha dato un colpo mortale all’Europa dei valori e dei diritti. L’identità cristiana è la radice dell’Europa: così si dà un colpo mortale alla possibilità che l’Europa cresca e non sia solo un’Europa dei mercati” (da TGcom 3/11/09).

Roberto Maroni. Il Ministro degli Interni ha dichiarato: “la sentenza è un atto di stupidità, un errore e un atto di insensibilità e incapacità di comprensione dell’argomento su cui hanno deciso” (da TGcom 3/11/09).

Maurizio Sacconi. Il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali ha affermato: “Togliere il crocifisso dalle aule scolastiche significa azzerare la nostra identità. La coabitazione europea non può significare eliminare le radici dalle quali proveniamo. La croce non è un simbolo solo per i credenti, si iscrive nelle nostre radici, è un simbolo di sacrificio per la promozione umana riconosciuto anche dai non credenti. La parete bianca significa cercare di azzerare la nostra identità, azzerare le nostre radici. E la nostra identità è ancor più importante nel momento in cui giustamente ci apriamo ogni giorno di più al confronto e al dialogo anche con culture diverse” (da Avvenire 3/11/09).

Mara Carfagna. Il Ministro delle pari opportunità ha detto: «il crocefisso non è soltanto un simbolo religioso, ma testimonia una tradizione millenaria, dei valori condivisi dall’intera società italiana» (da GuidaSicilia.it 4/11/09).

Roberto Calderoli. Il Ministro della semplificazione normativa del PDL ha dichiarato: «la Corte europea ha calpestato i nostri diritti, la nostra cultura, la nostra storia, le nostre tradizioni e i nostri valori. In ogni caso i crocifissi da noi resteranno sulle pareti delle nostre scuole» (da GuidaSicilia.it 4/11/09).

Luca Zaia. Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e ora Governatore del Veneto, ha dichiarato: “è vergognosa la sentenza della Corte, perché offende i sentimenti dei popoli europei nati dal cristianesimo. Senza identita non ci sono popoli, e senza cristianesimo non ci sarebbe l’Europa. Mi schiero con tutti coloro, credenti e non, religiosi e non, cristiani e non, che si sentono offesi da una sentenza astratta e fintamente democratica” (da NotizieFresche 4/11/09).

Mariastella Gelmini. Il Ministro dell’Istruzione ha dichiarato che “il governo presenterà ricorso. Il crocifisso non significa adesione al Cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione. La storia d’Italia passa anche attraverso simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi“ (da NotizieFresche 4/11/09).

Sandro Bondi. Il Ministro dei Beni culturali ha dichiarato: «queste decisioni ci allontanano dall’idea di Europa di De Gasperi, Adenauer e Schuman. Di questo passo il fallimento politico è inevitabile». (da Corriere della Sera 3/11/09).

Andrea Ronchi. Il ministro per le Politiche Europee ha dichiarato: “Il crocefisso non si toccherà mai e poi mai da nessun luogo, laico o non, della nostra Italia. Il crocefisso è un patrimonio culturale della nostra Europa e queste sentenze ci fanno capire che l’Europa ancora non si è fatta. Come si può pensare di costruire un Europa con la ‘E’ maiuscola se non si parte da radici e identità valoriali comuni?” (da TGcom 4/11/09).

Gianni Letta. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha dichiarato: «Il governo sta facendo il possibile per contrastare gli effetti della sentenza della Corte Europea sul crocifisso. E ha deciso di chiedere il rinvio della sentenza alla Grande Camera della Corte stessa»

Carlo Giovanardi. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha detto: «E’ una sentenza totalmente inaccettabile, da non applicare nel nostro Paese. La presenza del crocifisso nelle aule scolastiche stabilirebbe una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni. Se questo è ciò che viene dall’Europa, è una sorta di tradimento delle ispirazioni dei grandi padri di questo progetto, come De Gasperi e Adenauer» (da Gazzetta di Modena 3/11/09).

Fabrizio Cicchitto Il capogruppo alla Camera del PDL ha dichiarato: «la sentenza suscita anche da chi è laico fortissime perplessità. L’Europa non può andare dietro ai fanatici e, per soddisfarli, annullare uno dei punti di riferimento che nel loro complesso costituiscono la nostra identità» (da GuidaSicilia.it 4/11/09).

Mario Borghezio. Il deputato al Parlamento Europeo (Lega) ha dichiarato: «la sentenza della Corte è la fulminea e sinistra risposta dell’Europa al richiamo solennemente pronunciato il 31 ottobre, nel rievocare la caduta del muro di Berlino da Sua Santità Benedetto XVI, il quale auspicava che in questo processo della costruzione europea ciascun popolo non sacrifichi la propria identità culturale» (da GuidaSicilia.it 4/11/09).

Massimo Donadi. Il capogruppo dell’Italia dei valori alla Camera ha detto: «la sentenza di Strasburgo non è una buona risposta alla domanda di laicità dello Stato, che pure è legittima e condivisibile». (da Corriere della Sera 3/11/09).

Roberto Castelli. Il viceministro presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha detto che: «la Lega Nord possa e debba nel prossimo disegno di legge di riforma costituzionale chiedere l’inserimento della croce nella bandiera italiana» (da Corriere della Sera 29/11/09).

Roberto Formigoni. Il governatore della Lombardia ha dichiarato: “i ‘soloni o presunti tali della Corte di Strasburgo dovrebbero tornare sui banchi di scuola elementare per capire cosa è la storia dell’Europa in nome della quale pontificano” (da Repubblica 4/11/09).

Gianni Alemanno. Il sindaco di Roma ha dichiarato: «Sono veramente esterrefatto di questa sentenza che considero folle. La considero una sentenza che offende la tradizione culturale e storica del nostro popolo e della nostra nazione. In questi giorni stiamo celebrando la caduta del Muro di Berlino. E la fine del comunismo. Pensiamo per un solo attimo questi avvenimenti non sarebbero stati possibili senza Papa Wojtyla. Pensiamo a che cosa ha rappresentato e che cosa rappresenta il cristianesimo non solo in Italia, ma anche in Europa» (da Libero 3/11/09).

Sindaci della Toscana. Il sindaco di Grosseto (PD) ha detto«il crocifisso è un segno della nostra tradizione, delle nostre radici, e assume un valore culturale che va al di là dell’aspetto religioso. Un valore da conservare, proteggere e portare avanti. Da laico, sono favorevole che rimanga al proprio posto, come qui, nella mia stanza del Palazzo comunale. Posso comprendere che viviamo in una realtà multietnica e multiculturale, ma certi punti di riferimento largamente condivisi devono rimanere saldi. Non vedo in questo simbolo un possibile elemento di turbamento» (da La Nazione 5/11/09).

Sindaci del Veneto. Il sin­daco di Montecchia, ha detto: «Tirare via il croce­fisso va con­tro lo stesso prin­cipio dell’educazione che deve rappresentare la cultura in tutte le sue forme. Non è possibile che la storia, la cultura, i simboli e la memoria delle nostre origini vengano cancellati da sentenze ideologi­che, emanate da organismi eu­ropei che si collocano, in questo modo, sempre più distanti dalla volontà e dalle radici culturali del popolo italiano». Il primo cit­tadino di Brentino Belluno, ha dichiarato: «il crocefis­so c’è sempre stato e non saran­no dei giudici a togliercelo». Il sindaco (centro-sinista) di San Zeno di Montagna, ha detto: «Cristo rappresenta un messaggio di amore e spe­ranza al di là della fede» Quello di San Bonifacio ha dichiarato: «a tutte le scuole lo abbiamo dato in do­tazione. Quindi lo devono ave­re. E lo devono esporre. E se lo hanno butta­to via vengano a richiederlo, che glielo diamo di nuovo. An­che se è come se avessero but­tato via i banchi. Chi viene deve essere ac­colto nel migliore dei modi. E per farlo è necessario che noi per primi sappiamo chi sia­mo. A scuola si devono inse­gnare le tradizioni. E quel sim­bolo fa parte della nostra iden­tità. Chi ospita deve mostrarsi per co­me è, e non spogliarsi dei suoi ‘vestiti’i». (da Corriere della Sera 23/11/09).

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