El Salvador, per la Corte Suprema esiste solo il matrimonio naturale

corte suprema el salvadorLa Corte Suprema del Salvador difende il matrimonio come “unione tra un uomo e una donna”. Respinto un ricorso, nessuna discriminazione per coppie omosessuali. In contemporanea la Corte Suprema statunitense si è espressa contro i trans nell’esercito: troppi costi per le operazioni chirurgiche.

 

Gli ultimi a difendere la famiglia naturale erano stati nel novembre scorso il parlamento di Hong Kong e oltre 7 milioni di abitanti di Taiwan. Ora è toccato a El Salvador, la cui Corte Suprema ha dichiarato “inammissibile” un ricorso contro l’articolo 11 del “Codice della famiglia” che regola il matrimonio tra uomo e donna.

La causa era stata presentata da Rafael Alejandro Rodríguez Colocho, per il quale il contenuto del citato articolo «è discriminatorio nei confronti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender», in quanto per l’appunto si afferma che «il matrimonio è l’unione legale di un uomo e una donna». Tuttavia, i giudici della Corte suprema non hanno nemmeno accettato di accogliere il ricorso sostenendo che il denunciante non è stato in grado di dimostrare con argomenti validi la discriminazione che l’articolo 11 provocherebbe alle persone omosessuali.

 

Se Costituzione discrimina coppie gay, lo fa anche per poligami e incestuosi.

L’argomento “discriminazione” usato continuamente e a sproposito, mantiene un effetto a livello mediatico ma non ha alcuna presa in campo legale. Accogliere il ricorso all’articolo 11 della Costituzione salvadoregna, infatti, significherebbe ammettere che l’istituto della famiglia naturale è discriminatorio verso tutto ciò che non è un unione tra un uomo e una donna, includendo coppie formate da persone dello stesso sesso, ma anche gruppi di più persone (poligamia), rapporti amorosi intra-familiari (incesto) e qualunque altra forma di unione che la mente umana può partorire. Difendere i “diritti gay”, infatti, risulterebbe discriminatorio se non si difendessero i “diritti poligamici” ecc.

E’ quanto ha scritto un’editorialista di uno dei quotidiani più letti nel Salvador, Julia Regina de Cardenal:

«Lo Stato deve proteggere il matrimonio, perché ridefinire il matrimonio a seconda dei sentimenti di ognuno e secondo quello che vorrebbe la dittatura di genere LGBTI -chiamandolo “matrimonio gay”- non solo includerebbe le unioni dello stesso sesso, ma anche quelle bisessuali, poligamiche, pedofile, incestuose, zoofile , necrofile. Perché mettere limiti discriminatori? Il matrimonio è un’istituzione, non un diritto; un bene per la società. La parola matrimonio deriva dal matrimonium latino, cioè da matrem (madre) o matris (matrice) e monio (qualità). L’unione tra un uomo e una donna permette di essere madre. La procreazione naturale è protetta nel matrimonio per la moltiplicazione e la sopravvivenza della specie umana; la stabilità e la sicurezza della prole. La verità è che nessuno sta violando la libertà delle persone omosessuali di vivere con coloro che vogliono e nulla impedisce loro di ereditare le proprietà l’una dall’altra. La nostra Costituzione deve definire il matrimonio come l’unione tra un uomo e una donna nata per proteggere i bambini e la famiglia dalle minacce che possono portare alla nostra autodistruzione».

 

Corte Suprema USA: no ai trans nell’esercito, otterrebbero operazioni chirurgiche gratis.

In contemporanea, la Corte Suprema statunitense ha dato ragione al presidente Trump appoggiando il suo divieto di entrare nell’esercito americano agli individui affetti da disforia di genere e da coloro che ritengono che la loro sessualità non coincida con l’identità biologica, ribaltando la politica del predecessore Barack Obama. Queste persone potranno entrare nell’esercito solo se lo faranno in coerenza al loro sesso biologico.

Una delle principali motivazioni di tale divieto è che l’accesso di un transessuale nel campo militare garantirebbe al soggetto finanziamenti, a spese dello Stato, per trattamenti chirurgici di “riassegnazione di genere” (tra i tra $ 2,4 milioni e gli 8,4 milioni di dollari all’anno). «Dopo aver consultato i miei generali ed esperti militari», ha twittato Trump, «faccio notare che il governo degli Stati Uniti non accetterà o consentirà alle persone transgender di servire a qualsiasi titolo nell’esercito americano. Le nostre forze armate devono concentrarsi su una vittoria decisiva e travolgente e non possono essere gravate dagli enormi costi e dagli sconvolgimenti medici che il transgender nell’esercito comporterebbe».

 

New York: passa la legge sull’aborto fino alla nascita.

La brutta notizia arriva invece da New York, dove il governatore democratico Andrew Cuomo ha firmato un disegno di legge (il cosiddetto Reproductive Health Act, votato 38-28) che permetterà l’aborto senza limiti, fino alla nascita, per qualunque tipo di motivo.

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Hong Kong e Taiwan difendono il matrimonio: oltre 7 milioni contro le nozze gay

Nozze gay nel mondo. Nel continente asiatico si rafforza la famiglia naturale grazie al referendum di Taiwan e ai parlamentari di Hong Kong che quasi contemporaneamente hanno respinto le istanze Lgbt.

 

Nel silenzio di gran parte dei media occidentali, il Parlamento di Hong Kong ha respinto con 27 voti contrari e 24 astenuti una mozione che esortava il governo ad equiparare giuridicamente l’istituzione del matrimonio con le unioni omosessuali. In contemporanea, a 715 km di distanza, il popolo di Taiwan ha votato compatto a favore di un referendum in cui si sottoscriveva che il matrimonio è esclusivamente l’unione tra un uomo e una donna.

Nella regione cinese (Hong Kong possiede un’autonomia politica rispetto al resto della Cina), la mozione è stata promossa dal deputato omosessuale Raymond Chan, che ha chiesto di «studiare la formulazione di politiche in modo che le coppie omosessuali possano formare un’unione così da godere degli stessi diritti delle coppie eterosessuali». Ad Hong Kong, l’omosessualità è stata fortunatamente depenalizzata dal 1991, mentre continua ad essere un reato nel resto della Cina. Tuttavia, il matrimonio resterà ciò per cui è stato previsto nella sua originaria istituzione: l’unione naturale tra l’uomo e la donna.

A Taiwan, invece, sabato 24 novembre si è tenuto un importante referendum sulla definizione del matrimonio. Secondo i dati offerti dal Consiglio elettorale centrale dell’isola, 7,39 milioni di cittadini (contro 2,79) si sono schierati a favore dell’oggettività, affermando che il matrimonio è un istituto esclusivamente ideato e concepito per assicurare stabilità alla famiglia naturale. Si sono dimostrati invece favorevoli alle unioni civili.

Anche nel continente asiatico, estraneo alla cultura cristiana, stanno nascendo spontaneamente numerose associazioni di cittadini per la difesa della famiglia, come la Happiness of the Next Generation Alliance di Taiwan, che ha contribuito all’affossamento delle nozze gay e ha raccolto le firme necessarie per porre la questione ai cittadini tramite referendum. In esso comparivano diverse domande: se le scuole primarie e secondarie avrebbero dovuto includere l’educazione gender e se il codice civile dovrebbe dovuto autorizzare soltanto il matrimonio tra persone del sesso diverso. Le associazioni Lgbt hanno inserito altri quesiti, piuttosto ridondanti: se il codice civile avrebbe dovuto proteggere il diritto al matrimonio delle coppie omosessuali e se la legge sull’istruzione sulla parità di genere avrebbe dovuto richiedere tematiche come l’omosessualità e l’educazione sessuale nelle scuole.

Al referendum hanno votato oltre 10 milioni di persone e i risultati sono stati questi:
1) La creazione di unioni civili per gli omosessuali, diverse dal matrimonio: 6,2 milioni a favore e 3,9 milioni contro.
2) Rifiuto dell’inclusione dell’educazione gender nelle materie di parità di genere: 6,8 milioni a favore, 3,2 milioni contro.
3) Il matrimonio dev’essere consentito solo a coppie di sesso diverso: 7,3 milioni a favore, 2,7 milioni contro.
 

Nel 2017 la Corte costituzionale di Taiwan aveva dichiarato legittime le unioni gay, ma il Parlamento prima di legiferare ha preferito ascoltare la voce del popolo. Il quale ha risposto compatto e ora la politica difficilmente andrà contro il volere dei cittadini, sopratutto dopo che è stato espresso in modo così chiaro. Ha funzionato l’amicizia e alleanza tra cristiani e buddisti, sostenuti da esponenti autorevoli della Chiesa cattolica, come l’arcivescovo John Hung Shan-chuan e mons. Sladan Cosic, diplomatico del Vaticano a Taipei dal 2016.

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Anche 5mila anni fa la famiglia era “una sola”

Famiglia naturale. Scoperta in una grotta dell’Egitto una pittura che rappresenta una famiglia, una sorta di “Natività” primitiva di 5000 anni fa. Più naturale di così…

 

In una piccola grotta del deserto del Sahara egiziano, ribattezzata come “Grotta dei Genitori”, nel 2005 è stata fatta una scoperta davvero singolare: sul soffitto gli archeologi hanno trovato un disegno realizzato in ocra rosso-bruno, probabilmente da tribù nomade di cacciatori e raccoglitori del Neolitico.

La pittura rupestre mostra tre figure umane: un uomo a destra, una donna a sinistra (identificabile per le mammelle laterali stilizzate e per la sinuosità delle forme) e al centro un bambino, posizionato poco più in alto rispetto ai genitori, probabilmente a rappresentare l’auspicio per una nascita o una gravidanza. Più lontani sono invece visibili due animali di difficile interpretazione: il primo, posto più in alto, ricorda i mitici ‘leoni acefali’ presenti in molte pitture rupestri della regione, mentre il secondo, in basso a destra, assomiglia a un babbuino o ad una scimmia antropomorfa. Sulla destra, infine, è visibile una piccola figura circolare che potrebbe rappresentare un astro all’orizzonte.

«Sono stato sorpreso dall’incredibile somiglianza con la Natività cristiana», ha raccontato il geologo Marco Morelli, direttore del Museo di Scienze Planetarie di Prato e autore della scoperta. Una “Natività” primitiva, risalente a circa 5.00 anni fa. E’ l’unica nel suo genere mai scoperta, non esistono rappresentazioni di scene simili «fino all’età paleocristiana».

E’ divertente leggervi una sorta di profezia del più grande evento che ha sconvolto la storia umana, l’umile nascita di quel Bambino nel primo secolo della nostra era. Ma, ancor di più è significativo riflettere su come, già 5mila anni fa, seppur probabilmente non esisteva l’attuale concetto culturale di “famiglia”, essa era comunque, naturalmente formata da un uomo e una donna, stabilmente uniti ai propri figli naturali, con netta distinzione dei ruoli maschili e femminili. Questo modello non è un’idea cattolica, ma si è naturalmente imposto come miglior garanzia sociale per l’umanità, travalicando mode, rivendicazioni psicologiche, monofamiglie, omofamiglie, poligamie, incesti, poliandrie e tutte le altre eccezioni partorite dalla fantasiosa mente umana.

Affermare che «la famiglia è davvero una sola», ha scritto il giovane sociologo Giuliano Guzzo, significa semplicemente constatare che «nonostante alcune variazioni, vi è un modello di società naturale fondato sul coniugio fra un uomo e una donna che riveste universalmente la funzione di stabilizzare e tutelare gli scambi fra di essi, determinando l’assolvimento di compiti comuni, primi fra tutti quelli legati alla procreazione e all’educazione dei figli. Di qui il senso più profondo dell’affermazione dell’unicità della famiglia, da intendersi non già quale ostinata resistenza al cambiamento bensì come premessa al bene comune» (G. Guzzo, La famiglia è una sola, Gondolin 2014, pp. 13, 21, 23).

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Divorziati e risposati, ma trovano la fede per vivere in castità. Un esempio.

Divorziati risposati e castità. Eva Lucas e Pepe González, dopo la conversione, hanno scelto di fidarsi della Chiesa e vivere come “fratello e sorella” in quanto avevano alle spalle due matrimoni falliti.

 

La testimonianza di Eva Lucas e Pepe González è quella della pazienza e fiducia in Dio, in un processo per costruirsi una vita famigliare conforme alla Sua volontà, dopo aver vissuto relazioni senza discernimento. È una testimonianza che ha aiutato molte persone.

Divorziati da altre persone e sposatisi tra loro con rito civile, Eva e Pepe a un certo punto hanno ritrovato la fede. Sollecitarono allora la dichiarazione di nullità delle loro unioni precedenti e si proposero di vivere in castità finché non avessero potuto essere sposati agli occhi di Dio e della Chiesa. A dispetto degli scherni di parenti e amici, si sono mantenuti fermi nel loro proposito, e così hanno ricevuto il “Premio Familia” della spagnola Revista Misión, che li ha intervistati.

Eva e Pepe provenivano da matrimoni precedenti in cui «ciascuno era giunto senza discernimento e senza rendersi conto di quello che facevamo realmente». Quelle unioni – nelle quali ciascuno dei due ebbe due figli – terminarono in un divorzio. Dopo, Eva e Pepe si conobbero e si risposarono con rito civile.  Senza dubbio, un viaggio in Terra Santa cambiò il loro copione. Davanti al Muro del Pianto, chiesero al Signore “che i nostri figli abbiano la fede che noi non abbiamo avuto, e che noi possiamo sposarci nella Chiesa, un giorno…”.

Da allora, tutto cominciò a cambiare. Fecero richiesta di nullità – che gli arrivò soltanto quando decisero di confidare nella Chiesa e iniziare a vivere in castità – e nel 2015 hanno potuto celebrare validamente il sacramento del matrimonio. E sono diventati una testimonianza per molte persone.

Ecco come hanno raccontato la loro storia.

«La società ci vende relazioni “usa e getta”, che è ciò che è accaduto a noi nel nostro primo matrimonio, e imbastire un fidanzamento e un matrimonio cristiani, nei quali bisogna dare il meglio all’altro quando occorre, genera scherni e rifiuto. Siamo stati quarant’anni senza Dio e, con l’autorevolezza di chi ha fatto esperienza della vita sia senza di Lui che con Lui, possiamo dire che tutto cambia se possiedi Cristo. A noi, la grazia di Cristo ha aiutato a vivere in castità e ad aggiustare la nostra situazione. Se lo raccontiamo, non è perché ci guadagniamo qualcosa, ma perché è la verità.

Nelle nostre relazioni precedenti pensavamo che la normalità fosse ciò che oggi ti dicono: che devi cercare il tuo benessere, che l’altro deve garantire la tua felicità, che non devi perseverare nella storia se ci sono problemi… ciò può portare solo al fallimento e all’infelicità permanenti. Però, con Dio, ciò cambia: la prima cosa che cerchi è la felicità dell’altro, non il tuo benessere, e ciò è quello che davvero ti rende felice. Amare ed essere amati per sempre è ciò che tutti cerchiamo, perché tutti portiamo nel cuore un amore come quello di Dio, che ci ha fatti a Sua immagine: un amore incondizionato. Non svaniscono i litigi, chiaramente, ma lavoriamo insieme per prenderci cura del nostro matrimonio. E ciò si propaga a tutta la famiglia. Così come i litigi colpiscono i figli, allo stesso modo l’unione si trasmette al resto della famiglia. 

Quando davanti a Dio comprendi quello che hai fatto con il tuo precedente matrimonio e perché, il danno che hai causato ai tuoi figli, ai tuoi genitori, all’altro… quello che più ti costa è perdonare te stesso. Però se vedi che Dio ti ha perdonato, ora non hai più scuse per non perdonarti. Puoi chiedere perdono e perdonare.

 Ci hanno scritto dalla Colombia; una coppia ci ha fermati per strada per dirci che stavano nella medesima situazione e avevano deciso di fidarsi della Chiesa e vivere in castità; una vedova ha scritto su Internet come l’aveva aiuta la nostra storia; una donna sposata, sul punto di separarsi, ci ha detto che, dopo aver letto la nostra testimonianza, lei e il suo amante, che pure era sposato, hanno deciso di smettere di vedersi per salvare i loro matrimoni».

Claudio Gnoffo

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Il matrimonio “roba da stupidi”? Macché, allunga e migliora la vita

Siamo in un periodo storico dove il matrimonio ha toccato il fondo come capacità di attrattiva sociale e le sessuologhe, come la femminista australiana Nadia Bokody, ne parlano come una «scelta stupida ed innaturale». E però, mensilmente, appaiono studi che ne rivelano la bontà e la positività per i coniugi, smentendo tanti pregiudizi.

Le persone sposate, si è scoperto recentemente, hanno oltre il 40% di probabilità in meno di morire per malattie cardiache rispetto a coloro che non lo sono o non lo sono mai state. I risultati ottenuti sono così significativi che «lo stato civile di un paziente dovrebbe essere considerato come un fattore di rischio, insieme a pressione sanguigna e fumo», si legge.

Basandosi su 34 studi in 52 anni ed esaminando i dati provenienti da due milioni di pazienti in tutto il mondo, di età tra i 42 e i 77 anni, tra il 1963 e il 2015, è emerso che il divorzio, ad esempio, era associato a un rischio maggiore del 35% di sviluppare malattie cardiache per ambo i sessi. Sia le vedove che i vedovi, invece, avevano il 16% in più di probabilità di avere un ictus, secondo la ricerca pubblicata sulla rivista Heart. E anche i single hanno mostrato le stesse percentuali.

In generale, si legge, «il fatto di essere non sposati era associato ad un aumento delle malattie coronariche e malattie cardiovascolari e mortali, come l’ictus, nella popolazione generale». Esistono varie teorie sul perché il matrimonio possa essere un fattore protettivo. Tra esse il riconoscimento anticipato dei sintomi; la risposta tempestiva ai problemi di salute; una costanza maggiore nell’assumere farmaci; migliore sicurezza finanziaria; miglioramento del benessere generale; migliori reti di amicizia. Un’altra recente indagine ha osservato che la fertilità delle donne sposate è superiore a quelle non sposate.

Così, al di là delle irriducibili convinzioni post-sessantottine, esiste una corposa letteratura scientifica a sostegno della positività del matrimonio rispetto alla convivenza, alle coppie di fatto e all’essere single. Abbiamo raccolto vari studi scientifici in un nostro apposito dossier.

Se non siamo fatti per condividere la nostra vita più profonda con un’altra persona, per tutta la vita, se è una scelta “masochista” e “per stupidi” –come ci viene detto-, come spiegare questo feeling tra matrimonio duraturo e benessere psicofisico? L’innegabile fatica non ne confuta la bontà perché l’amore lo si vede più nella fedeltà e nel sacrificio che nelle effusioni: «Amare a volte è duro come mordere un sasso», dice il Miguel Mañara, protagonista dell’opera del drammaturgo Milosz. Il matrimonio nell’ottima cristiana e sacramentale, inoltre, è un donarsi, un cedersi continuamente all’altro non appartenendosi più ma divenendo “una sola carne”. La vera domanda è: che vale la vita se non per essere data?

La redazione

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Scusa, ma che male fa il matrimonio tra Lilly e il suo robot?

retorica lgbtChe male fa, a te, che Lilly possa sposarsi con il suo robot? Cambia qualcosa alla tua vita? Non sei d’accordo? Nessuno chiede che tu sposi un robot, semplicemente che venga coronato il suo sogno. Chi sei tu per discriminare i desideri e i diritti di Lilly?

No, non ci siamo convertiti alla retorica arcobaleno di Boldrini&Cirinnà, semplicemente ci avvaliamo dei loro stessi “argomenti” a favore del matrimonio omosessuale per dimostrare come essi possano essere applicati anche a qualunque fantasia umana, da chi chiede di sposare una persona del suo stesso sesso a chi vorrebbe unirsi in matrimonio con il proprio padre o la propria madre, da chi vorrebbe sposare 3 donne a chi, adulto e consapevole, si è innamorata di un robot.

Quest’ultimo è un caso avvenuto realmente in Francia, una donna –Lilly– dice di essersi innamorata del suo robot stampato in 3-D, di nome InMoovator e vorrebbe sposarlo: «Sono orgogliosa di essere robosexual», ha dichiarato. «Non facciamo del male a nessuno e siamo felici». Le stesse parole utilizzate da chi intende convincere per la liberalizzazione delle nozze gay. A Lilly non piacciono i contatti fisici con le persone e da 19 anni si innamora solo dei robot: «Non è un’idea ridicola o cattiva, si tratta semplicemente di uno stile di vita alternativo».

Quando vengono minate le fondamenta del matrimonio che -come dice la parola stessa “matris”, “madre”- è l’istituto previsto, pensato e appositamente progettato per unire saldamente un uomo e una donna, diventando così l’ambiente protetto migliore per la nascita di un bambino, allora tutto cade. Perché “discriminare” tutte le altre formazioni umane, escludendole dalle possibilità concesse alle persone dello stesso sesso? Non solo incestuosi o poligamici, ma anche i sologamy, cioè coloro che vogliono sposare se stessi (fenomeno sempre più in crescita negli Usa). E i robosexual? Con quali argomenti dire “no”, una volta che al matrimonio vengono tolte le fondamenta, ovvero la sua finalità alla esclusiva coppia naturale?

Troppo comodo dire che Lilly ha un disturbo mentale, e le coppie incestuose? Quelle poligamiche che manifestano negli USA reclamando gli stessi diritti degli omosessuali? Ricordiamo inoltre che fino a pochi anni fa anche l’omosessualità era considerata -a torto o a ragione, non ci interessa- patologia dalla psicologia ufficiale. Gli psicologi si sbagliavano? Allora potrebbe sbagliarsi anche per i robosexual, no?

La famiglia è una sola e il matrimonio è finalizzato soltanto per coppie composte da uomo e donna (e non è affatto una discriminazione, oltretutto, come ha sentenziato la Corte di Cassazione nel 2015). Negare queste due verità significa anche doversi farsi carico di tutte le sue conseguenze, concedendo inevitabilmente le nozze anche a tutti i prodotti della fervida mente umana: il caos totale. «Utilizzare il matrimonio per unioni diverse da uomo e donna», ha infatti scritto il laicissimo Sergio Romano, «è un furto di tradizione che non conviene nemmeno agli omosessuali».

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L’Onu blatera, Bergoglio risponde: «Dio dice sì all’unione tra uomo e donna»

onu richiama italia, papa rispondeI burocrati dell’ONU hanno redarguito l’Italia per i troppi medici obiettori e per il divieto di adozione alle coppie dello stesso sesso. Da parte nostra una sonora pernacchia alla Alberto Sordi, da parte del Papa una più democratica replica indiretta, in cui ha ribadito la corretta posizione morale su vita e famiglia.

A poche ore dal pronunciamento del Comitato dei diritti umani dell’Onu, scrivendo al card. Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, Francesco ha infatti annunciato il prossimo Incontro Mondiale delle Famiglie che si svolgerà a Dublino dal 21 al 26 agosto 2018. La sede dell’evento, la capitale dell’Irlanda, era stata decisa nel settembre 2015, pochi mesi dopo l’approvazione in quel Paese del matrimonio omosessuale. Pochi hanno notato la “coincidenza”.

«La famiglia continua ad essere buona notizia per il mondo di oggi?», si è domandato il Pontefice. «Io sono certo di sì! E questo “sì” è saldamente fondato sul disegno di Dio. L’amore di Dio è il suo “sì” a tutta la creazione e al cuore di essa, che è l’uomo». La frase poteva terminare qui ed invece Francesco ha voluto precisare: «È il “sì” di Dio all’unione tra l’uomo e la donna, in apertura e servizio alla vita in tutte le sue fasi; è il “sì” e l’impegno di Dio per un’umanità tanto spesso ferita, maltrattata e dominata dalla mancanza d’amore. La famiglia, pertanto, è il “sì” del Dio Amore. Solo a partire dall’amore la famiglia può manifestare, diffondere e ri-generare l’amore di Dio nel mondo».

Bella l’importanza con cui il Papa guarda alla famiglia, ed ancora una volta non si è trattenuto nel pronunciare giudizi divisivi, che sfidano apertamente i falsi diritti del progresso. Così come ha denunciato la «falsa compassione» di chi sostiene l’eutanasia e smentito che l’opposizione all’aborto sia dal punto di vista religioso: «No, è un problema scientifico, perché lì c’è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema. Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana. Il pensiero moderno? Nel pensiero antico e nel pensiero moderno la parola uccidere significa lo stesso!». Proprio nel suo discorso all’Assemblea delle Nazioni Unite, nel settembre 2015, il Papa ha invitato al «riconoscimento di una legge morale inscritta nella stessa natura umana, che comprende la distinzione naturale tra uomo e donna e il rispetto assoluto della vita in tutte le sue fasi e dimensioni».

La risposta diretta all’ONU è invece arrivata da Radio Vaticana, dove è stato fatto presente che «Papa Francesco ha denunciato più volte i tentativi di chi vuole impedire l’obiezione di coscienza su temi “morali”: l’ha chiamata persecuzione “educata”, “travestita di cultura” e” progresso”». Inoltre, ha ricordato che l’unico diritto in gioco è quello proprio dei bambini, che «hanno il diritto di crescere in una famiglia, con un papà e una mamma, capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva». Altro che ONU!

Il modo vuole comprare il Papa donandogli copertine sulle riviste pop, lauree honoris causa (che lui rifiuta) e vari premi mondani? Lo celebrano in quanto riconosciuta autorità morale? Bene, non eludano però questi suoi giudizi morali e si confrontino con essi. Perché, ha spiegato il card. Gerhard Ludwig Müller, anche se a qualcuno può sembrare il contrario, «il magistero di Papa Bergoglio non è affatto rivoluzionario, ma si muove sulla linea dei suoi predecessori. L’originalità è il suo carisma, grazie al quale riesce a rompere i blocchi delle persone e le posizioni indurite. Questo è semplicemente geniale». 

La redazione

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Il valore aggiunto del matrimonio, dati alla mano

convivenza vs matrimonioNell’attuale società, spesso le giovani coppie non trovano differenza tra la semplice coabitazione e il formare una famiglia basata sul matrimonio. Gli studi a riguardo mostrano però come il matrimonio sia associato a diversi fattori positivi, sia per i figli che per i genitori.

Il recente report del febbraio 2017 dell’Institute for Family Studies, esaminando i dati relativi a 68 nazioni, rileva (tra le altre cose) come le coppie sposate siano più stabili rispetto alle coppie semplicemente conviventi: confrontando la situazione dei figli a 12 anni, i figli con genitori sposati hanno circa il doppio di possibilità di avere la famiglia ancora intatta dopo 12 anni. E buon senso, esperienze personali, studi scientifici mettono chiaramente in luce quanto questo sia un fattore estremamente positivo per il benessere e la felicità di bambini e ragazzi.

Il prof. Richard Reeves, co-direttore del Center on Children and Families presso la Brookings Institution, ha spiegato: «Il problema è la fragilità dei conviventi rispetto ai coniugi sposati. I bambini nati da coppie conviventi hanno risultati peggiori perché i loro genitori sono molto più propensi a separarsi. Questa instabilità è ciò che danneggia il benessere dei bambini». Sempre per quanto riguarda i figli, il prof. Pascal-Emmanuel Gobry dell’Ethics and Public Policy Center, ha concluso: «”I valori e le norme connesse con l’istituzione del matrimonio restano chiaramente e fortemente legate alla stabilità della famiglia. Ecco perché, quando il matrimonio diventa meno probabile per ancorare il corso della vita adulta in tutto il mondo, un numero crescente di bambini saranno gettati in acque familiari sempre più turbolenti». Alla stessa conclusione è giunta recentemente anche Laurie DeRose, demografa e sociologa del Maryland Population Research Center.

Lo stesso ente, l’Institute for Family Studies, ha pubblicato nello stesso mese un efficace articolo dal titolo “Smontato il mito del matrimonio come palla al piede per l’uomo”. Evidenzia come sia comune convinzione tra gli uomini che il matrimonio per sia dannoso: significherebbe perdere la libertà, avere meno tempo a disposizione per amici e hobbies, limitare e reprimere la propria vita sessuale. A vedere però come stanno le cose, dati scientifici alla mano e a parità di altri fattori, gli uomini sposati rispetto a conviventi e non sposati mostrano un maggiore reddito economico, una minore propensione al divorzio, una migliore vita sessuale, una migliore salute fisica e mentale.

Certo gli studi di questo tipo non dimostrano un legame causale diretto tra matrimonio e gli effetti positivi, ma si limitano a riscontrare l’associazione. Potrebbe anche darsi che una coppia non particolarmente affiatata, proprio per questo, scelga di convivere non da sposati per poi separarsi dopo qualche tempo. Ad ogni modo la conclusione del secondo articolo citato è più che condivisibile: “Crediamo che questa percezione negativa (del matrimonio) debba cambiare. Il primo passo è assicurarsi che la prossima generazione conosca la verità sul matrimonio. Giornalisti, scienziati sociali, politici hanno una speciale responsabilità sul fare buona informazione circa il matrimonio”.

Roberto Reggi

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«Sono cresciuta nel mondo Lgbt, avrei voluto una mamma e un papà»

La lettera aperta che qui sotto abbiamo tradotto è apparsa qualche tempo fa su The Federalist e ha attirato moltissima attenzione negli USA, senza però arrivare sui media europei. L’autrice è Heather Barwick, una giovane donna cresciuta con due mamme che ha voluto raccontare la sua esperienza rivolgendosi direttamente alla comunità gay, a cui è ancora molto affezionata.

 

di Heather Barwick
da The Federalist, 17/03/15

 

Comunità gay, io sono tua figlia. Mia madre mi ha cresciuto assieme alla sua partner dello stesso sesso negli anni ’80 e ’90. Lei e mio padre sono stati sposati per un periodo, lei sapeva di essere omosessuale prima di sposarsi, ma le cose erano diverse allora. Lo lasciò quando avevo due o tre anni perché voleva la possibilità di essere felice con qualcuno che veramente amava: una donna.

Mio padre non era un brav’uomo, non si è mai preoccupato di venire a cercarmi. Ho vissuto in una piccola casa accogliente nei sobborghi di una zona molto liberale. La partner di mia madre mi ha cresciuto come fossi sua figlia e sono stata ereditata dalla loro affiatata comunità di amici gay e lesbiche.

Ad ogni modo, sento ancora che le persone gay sono le mie persone. Ho imparato così tanto da voi. Mia avete insegnato ad essere coraggiosa, soprattutto nei momenti difficili. Mi avete insegnato empatia. Mi avete insegnato ad ascoltare. E come ballare. Mi avete insegnato a non avere paura delle cose che sono diverse. E mi avete insegnato a stare in piedi da sola, anche se questo significa isolarsi.

Sto scrivendo a voi perché sto uscendo dall’armadio: non sostengo il matrimonio gay. Ma non per le ragioni che pensate, non è perché siete gay. Vi amo tanto. E’ a causa della natura del rapporto dello stesso sesso. Ho sempre sostenuto il matrimonio gay, ma solo oggi con un po’ di esperienza e di distanza dalla mia infanzia sono in grado di riflettere sulle mie esperienze e riconoscere le conseguenze a lungo termine che i genitori dello stesso sesso genitori hanno avuto su di me. Ed è solo ora, mentre guardo i miei figli amare ed essere amati da loro padre ogni giorno, che io posso vedere la bellezza e la saggezza del matrimonio tradizionale e della genitorialità.

Alcuni bambini che crescono all’interno di un matrimonio omosessuale dicono che non gli importa non avere una madre o un padre. Che è lo stesso. Ma non lo è. Molti di noi, un sacco di vostri bambini, stanno male. L’assenza di mio padre ha creato un enorme buco in me e questa assenza mi ha fatto male. Ho amato la compagna di mia madre, ma un’altra mamma non è mai riuscita a sostituire il padre che ho perso.

Sono cresciuta circondata da donne che dicevano non volere o aver bisogno di un uomo. Eppure, da bambina, ho disperatamente voluto un papà. È una cosa strana e confusa andare in giro con questo inestinguibile e profondo dolore per un padre, per un uomo, in una comunità che dice che gli uomini sono inutili. Ci sono stati momenti che mi sono sentita così arrabbiato con mio padre per non essere lì con me, e poi altre volte mi sono sentita arrabbiata con me stessa per questo desiderio.

Non sto dicendo che non si può essere buoni genitori. Si può esserlo. Ne ho avuta una delle migliori. Non sto dicendo che essere cresciuti da genitori etero significa che tutto andrà bene. Sappiamo che ci sono tanti modi diversi per far crollare l’unità familiare e causare così sofferenza ai bambini: il divorzio, l’abbandono, l’infedeltà, gli abusi, la morte, ecc. Ma in generale, la migliore e più efficace struttura familiare è quella in cui i bambini vengono allevati sia dalla loro madre che dal loro padre.

Il matrimonio gay non si limita a ridefinire il matrimonio, ridefinisce anche i genitori. Promuove e normalizza una struttura familiare che necessariamente ci nega qualcosa di prezioso e fondamentale. E ci nega qualcosa di cui abbiamo bisogno e tanto desideriamo, mentre allo stesso tempo ci dice che non abbiamo bisogno di ciò che naturalmente desideriamo. Che saremo a posto. Ma noi non lo siamo. Stiamo male.

I bambini di genitori divorziati sono autorizzati a dire: “Ehi, mamma e papà, vi voglio bene, ma il divorzio mi ha schiacciato ed è stato così difficile. La mia fiducia in voi è in frantumi e mi ha fatto sentire come se fosse colpa mia. E’ così difficile vivere in due case diverse”. I bambini adottati sono autorizzati a dire: “Ehi, genitori adottivi, vi amo. Ma è davvero difficile per me. Soffro perché il mio rapporto con i miei progenitori si è rotto. Sono confuso e mi mancano, anche se non li ho mai incontrati”. Ma i figli di genitori dello stesso sesso non hanno la stessa voce. Non sono solo io, siamo così tanti come me. Molti di noi sono troppo spaventati per parlare e raccontare il nostro male e il nostro dolore, perché ci sentiamo come se nessuno ci stesse ascoltando. Nessuno desidera ascoltarci. Se diciamo che stiamo male perché siamo stati cresciuti da genitori dello stesso sesso, siamo ignorati o etichettati come nemici.

Ma non si tratta affatto di odio. Capisco il dolore per una etichetta che viene utilizzata per diffamare. So che siete stati veramente odiati e che realmente vi hanno ferito. Ero lì anch’io, durante le marce, quando c’era chi teneva dei cartelli con scritto: “Dio odia i froci” e “L’AIDS cura l’omosessualità”. Ho pianto e mi sono voltata con rabbia proprio lì, in strada con voi. Ma noi non vi stiamo dicendo queste cose.

So che questa è una conversazione difficile. Ma dobbiamo parlarne. Se qualcuno vuole parlare di queste cose difficili, lo faccia. Voi mi avete insegnato questo.

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Fedez e J-Ax, se le soubrette diventano i nuovi bulletti Lgbt

dito medio «Ho usato droghe sintetiche in modo spropositato, so di avere l’aspetto di un narcotrafficante». «Sono diventato un drogato di cocaina, mi devastavo». Il primo a parlare è Fedez, il secondo J-Ax. E’ certamente curioso che i nuovi profeti arcobaleno condividano lo stesso insano passato.

Verrebbe da chiedersi con quale autorità queste due banali soubrette, che fino a ieri avevano ben altre preoccupazioni, oggi pretendano insegnare al mondo cos’è la famiglia e facciano il dito medio a chiunque non la pensi in modo arcobaleno. Certo, le persone cambiano e il passato per fortuna non compromette il presente. Ma è oggi che Federico Leonardo Lucia viene accusato di istigare alla droga tramite i suoi “brani” sui lacci emostatici, mentre Alessandro Aleotti è noto attivista per la legalizzazione delle droghe e bazzica da sempre quel mondo. Certi “valori” rimangono gli stessi per entrambi, a quanto pare.

I comunisti col Rolex, titolo del loro ultimo album, hanno sfruttato la tv berlusconiana per insultare chi si oppone alle adozioni gay, riconducendoli genericamente ai partecipanti al Family Day. Il tutto recitando un copione scritto dalle Iene, bisognose di una marchetta all’associazionismo Lgbt dopo aver realizzato, poche settimane fa, un’inchiesta sull’Unar e sui vizietti dei circoli omosessuali, pagati tramite soldi pubblici.

Dopo le numerose proteste e una petizione con richiesta di scuse firmata da quasi 50mila persone in pochi giorni, J-Ax si è risentito e ha pubblicato un video in cui ha ribadito il dito medio a chiunque aderisce alla Costituzione italiana, la quale sancisce -come dichiarato dalla Corte Costituzionale- la famiglia come l’unione tra uomo e donna. Scontata ignoranza a parte, stupisce che il rapper Aleotti sia dovuto ricorre nuovamente all’imparare a memoria un copione con frasi ad effetto, protetto dai taglia e cuci del suo regista. Per lo meno, vista la banalità del testo, gli va dato atto che questa volta era certamente farina del suo sacco. Il bella zio e il non ci sto più dentro del cinquantenne Aleotti è forse ancora più rivelatore del tatuaggio vivente e bucato di piercing del suo giovane compagno Federico Lucia, che già da solo urla una infinita e irrisolta crisi adolescenziale.

La contraddizione più enorme, però, è che Fedez e J-Ax hanno voluto sostenere l’utero in affitto, l’adozione e le pretese del mondo arcobaleno mostrando il dito medio a chi difende il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà. Un gesto che, oltre ad essere un discutibile modo di comunicare le proprie idee, è ritenuto offensivo dagli stessi omosessuali: il suo significato, infatti, è quello di invitare qualcuno che si disprezza a venire sottomesso tramite sesso anale. Una pratica ritenuta dai due rapper, perciò, umiliante e delegittimante dell’umanità altrui.

Forse bisognerebbe pensarci due volte prima di eleggere tali artisti come nuovi paladini delle Famiglie Arcobaleno. A guardare le loro ultime performance verrebbe da dire che a volte è meglio continuare ad occuparsi delle proprie canzoncine e sembrare immaturi piuttosto che togliere ogni dubbio dedicandosi a questioni ben al fuori dalla propria portata.

La redazione

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