“Vietato giudicare!”. Ma Gesù non l’ha mai detto…

“Giudicare le persone è sempre sbagliato”. Oltre al fatto che è una frase auto-confutante, essendo essa stessa un giudizio morale, chi la pronuncia ha la pretesa di riportare un pronunciamento evangelico. Ma è falso infatti, ha ricordato don Francesco Carensi, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica dell’Italia centrale, il Vangelo insegna piuttosto la «correzione fraterna, che è al cuore della vita ecclesiale», assieme all'”ammonire i peccatori”, come ha affermato Papa Francesco.

E allora, come spiegare quel famoso discorso della montagna? In esso Gesù di Nazareth insegna: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello» (Matteo 7,1-5).

La stessa domanda è stata rivolta al filosofo William Lane Craig, il quale ha giustamente risposto di leggere la frase evangelica con attenzione: «È evidente che Gesù sta semplicemente insegnando ai suoi discepoli a non essere ipocriti» e non a “non giudicare”. Ovvero: verifica di non stare commettendo tu stesso l’errore che recrimini all’altro, solo allora -dice Gesù- «ci vedrai bene per» correggere il fratello. Lo stesso Gesù, infatti, «espresse durissime condanne verso i farisei, dimostrando che era disposto ad esprimere giudizi morali su altre persone». Infatti, si potrebbe dire che Gesù stesso ha anche “precisato”: «Non giudicate secondo le apparenze, ma giudicate con giusto giudizio» (Gv 7,24).

La capacità di giudizio, infatti, come abbiamo già spiegato, è espressione della moralità, cioè è fondamentale per discernere il bene dal male, per correggere se stessi -innanzitutto- e gli altri. Che non significa condannarci o condannarli senza appello, questo è l’errore. Condanna e giudizio non sono sinonimi. Anche San Paolo, infatti, invita a «correggervi l’un l’altro» (Rm 15,14) perché, ha concluso don Carensi, «la correzione fraterna è una declinazione della misericordia».

La redazione

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A 11 anni è laureato in Fisica: «Dio esiste, serve più fede per dire l’opposto»

Bambino prodigio. William Maillis è un rarissimo genio e ha già le idee chiare sul mondo che lo circonda. Ecco la sua storia.

 

Poco più di due anni fa, William Maillis salì in piedi su una sedia dietro ad un leggio, modificò l’angolazione del microfono e recitò un passo greco della Bibbia prima di decostruire una citazione del filosofo francese René Descartes. Aveva 9 anni. Così iniziava il suo percorso alla Penn-Trafford High School in Pennsylvania.

Oggi ha 11 anni e quest’estate si è laureato mentre i suoi coetanei stanno terminando la quinta elementare. Venne ritenuto un bambino prodigio fin da quando aveva 5 anni, anche se si ebbero i primi sospetti quando iniziò a parlare con frasi strutturate all’età di 7 mesi, a far di conto all’età di 2 anni, a parlare tre lingue all’età di 3 anni e ad imparare l’algebra all’età di 4 anni (c’è un video su Youtube in cui risolve in diretta le equazioni). La psicologa Joanne Ruthsatz ha studiato il suo caso e ha concluso dicendo che i bambini come lui sono circa 1 su 10 milioni.

Non tutto è facile, William soffre di solitudine e isolamento in quanto fatica a sentirsi accettato dai suoi coetanei e dai ragazzi più grandi, suoi compagni di studi. Un altro grande ostacolo è che la formazione scolastica non è sufficientemente stimolante per la sua mente così attiva. Il padre è il reverendo Peter Maillis, pastore della Chiesa ortodossa, che ha raccontato anche la passione per la storia del figlio William. Il professore di storia ha spiegato come a volte lasci la parola al giovane talento su temi storici che lo appassionano molto: la Grande Depressione, l’ascesa del razzismo in Europa, la Seconda Guerra Mondiale, la Guerra Fredda ecc. Per lui la storia è un hobby: «Mi piace teorizzare», ha spiegato William. «Ad esempio immagino cosa sarebbe accaduto se la Francia avesse vinto la Guerra dei sette anni, o se la Germania vincesse la prima guerra mondiale».

Ad agosto 2018 l’undicenne ha proseguito i suoi studi in Fisica presso la University of South Florida, con un particolare indirizzo verso l’astrofisica. «Il mio obiettivo è di prendere il dottorato quando avrò 18 anni», ha raccontato in uno dei tanti video che parlano di lui. «Ognuno di noi possiede dei doni da Dio, io sono stato dotato del dono della conoscenza. Voglio dimostrare che Dio esiste e voglio farlo attraverso la scienza. Vorrei che il mondo lo sapesse». Per lui, infatti, è nettamente più probabile che all’origine della realtà vi sia un potere intelligente piuttosto che un evento (o, meglio, una miriade di eventi) fortuito. «Scienza e religione non sono diverse, la scienza è uno strumento per spiegare il mondo e, nel farlo, non smentisce Dio». Il sito web di Repubblica ha ripreso uno dei filmati, evitando le parole del giovane genio in cui parla di Dio.

Nel video qui sotto William confuta la tesi pseudo-scientifica dell’astrofisico Stephen Hawking sull'”Universo creato dal nulla”, ovvero una riabilitazione della vecchia teoria della generazione spontanea in cui la legge di gravità diventa magicamente il “creatore”. «Serve molta più fede per credere che non c’è Dio piuttosto che dire il contrario», ha concluso il bambino.

 

 

Molti lo vedono come il nuovo Albert Einstein. L’augurio è che viva felice la sua adolescenza immerso nello studio, ma anche nel gioco e nell’amicizia. Il dono ricevuto è un talento che va speso e non nascosto, secondo la parabola evangelica, e William desidera investirlo nel più grande mistero, che riempie di significato tutto il resto: l’esistenza di Dio. Presto scoprirà che non esisterà mai una prova scientifica, pena la riduzione di Dio ad un oggetto del creato e che la scienza può solo essere un’alleata al percorso, come lo è l’arte, la poesia, la filosofia. E dopo la convinzione morale della Sua esistenza, inoltre, c’è un passo ancora più importante: dargli del Tu, conoscerLo e scoprirLo in azione nella propria vita. Non ci sono libri per imparare questo, solamente vivere con semplicità la comunità cristiana. Per questo William, con tutta la sua intelligenza, come tutti avrà sempre bisogno di maestri che lo sostengano, perché «se non ritornerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18, 1-5).

La redazione

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Braccato dalla polizia l’uomo che ha colpito una mamma pro-life

Violenza abortista. Il violento attacco del militante pro-choice ad una donna è stato visto da 4 milioni di persone, Jordan Hunt è stato licenziato ed arrestato e sarà sorvegliato dalla polizia durante il processo.

 

La polizia di Toronto ha confermato che l’uomo che ha preso a calci una donna pro-life, due domeniche fa, si chiama Jordan Hunt. Il video è diventato virale (più sotto), l’uomo è stato incarcerato e rilasciato dalla custodia cautelare su una cauzione di $500.

Hunt ha 26 anni ed è accusato di ben otto capi d’accusa dato che ricerche approfondite su di lui hanno riscontrato altri reati oltre all’aggressione fisica. La polizia gli sta addosso e  gli ha vietato di trovarsi a meno di 500 metri da qualsiasi “manifestazione pro-life organizzata” e di restare entro i 200 metri da qualunque persona che formava il gruppo di attivisti per la vita vittime della sua violenza.

Tra loro anche la giovane mamma, regista della campagna Life Coalition, Marie-Claire Bissonnette, che ha ricevuto il violentissimo calcio mentre filmava l’intervento aggressivo dell’uomo. Il video dura solo 46 secondi ma è stato visto da quasi 4 milioni di persone, ripreso anche in Italia dal sito web de Il Corriere della Sera. Nonostante la notizia sia ormai un caso internazionale, il primo ministro canadese Justin Trudeau, che si definisce “femminista”, si è rifiutato di condannare l’atto del pro-choice Jordan Hunt, limitandosi ad una dichiarazione generica: «Condanniamo tutte le forme di violenza».

 

 

L’attivista pro-aborto, catturato nel video, indossava un ciondolo a forma di pentagramma invertito, un simbolo comunemente associato alla magia nera e al Bafometto, una divinità pagana legata a Satana. Hunt è un parrucchiere, probabilmente omosessuale, appena il video è stato pubblicato è stato immediatamente licenziato dal Noble Studio 101, il negozio nel quale lavorava.

Soltanto poche settimane fa Denise McAllister, giornalista di Fox News e attivista pro-life, ha dovuto essere protetta da una scorta armata della polizia dopo aver ricevuto una moltitudine di minacce di morte da parte degli abortisti.

La prima apparizione in tribunale per Hunt è prevista per il 14 novembre presso il tribunale dell’Old City Hall di Toronto. Marie-Claire ha chiesto di pregare per lui, ma non sarebbe male augurargli anche la pena massima.

La redazione

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Abusi nella Chiesa: l’80% dei cattolici praticanti ammira l’azione del Papa

Popolarità Papa Francesco. I dati del Gallup (USA) e di Swg (Italia) certificano che tra i cattolici praticanti permane un’immagine molto positiva del Pontefice e della sua azione contro la pedofilia del clero.

 

Secondo il vaticanista de Il Foglio, Matteo Matzuzzi, «l’obiettivo reale del dossier dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò non era quello di ottenere le dimissioni del Papa, bensì di scalfirne l’immagine, andando a insinuare che Francesco avesse coperto preti abusatori o, nel migliore dei casi, non avesse mosso un dito. Assestare un colpo sul terreno dove più l’opinione pubblica è sensibile, almeno negli Stati Uniti: quello della pedofilia».

Il vaticanista conclude che «la missione del dossier, in questo senso, è compiuta: il gradimento di Francesco in America è precipitato» (da I danni del dossier Viganò si fanno sentire a Sinodo aperto, Il Foglio, 05/10/18). Condividiamo il giudizio di Matzuzzi sugli obiettivi di Viganò riguardo alla distruzione mediatica del Successore di Pietro. Ma è presto per dire che l’ex nunzio abbia davvero raggiunto il suo scopo.

Iniziamo dai cattolici statunitensi. E’ vero, il Pew Research Center ha certificato il crollo di gradimento, passato dall’84% di gennaio 2018 al 72% di settembre 2018. Ma non è l’unico ente di ricerca attendibile ad aver realizzato un sondaggio relativo a quel periodo. I dati del Gallup Poll Social Series sono infatti differenti e ben riassunti dalla rivista America.

Nonostante gli sconvolgimenti provocati dalle rivelazioni di abusi sessuali da parte di preti in Pennsylvania e dalle accuse di mons. Viganò riguardo una presunta copertura del card. McCarrick, il 79% dei cattolici statunitensi mantiene un’opinione favorevole di Papa Francesco, addirittura in crescita rispetto al dato di agosto 2018 (ma in calo di circa 8 punti rispetto a quando il Pontefice visitò gli Stati Uniti tre anni fa). Solo il 12% dei cattolici ha mostrato di avere una visione sfavorevole di Papa Bergoglio. Dal grafico qui sotto si evince anche che la popolarità attuale del Papa coincide con quella del settembre 2013 ed è più alta di quanto si registrò nel settembre 2015 e della media (76%).

Per quanto riguarda invece la popolazione generale statunitense, le cose rilevate dal Gallup coincidono con quanto descritto dal Pew Research Center. L’estate degli scandali sembra aver colpito il Papa: solo poco più della metà di tutti gli adulti statunitensi, il 53%, ha una visione favorevole di Francesco. Un dato in calo di 13 punti percentuali rispetto ad agosto ed in calo di 23 punti rispetto al picco massimo registrato a febbraio 2014.

Come scrivono i ricercatori americani, «simili variazioni di gradazione sul Pontefice si sono verificate anche per quanto riguarda i suoi predecessori». Ad esempio, Papa Giovanni Paolo II registrò un altrettanto calo di popolarità dopo lo scandalo di abusi sessuali emerso nei primi anni 2000. «La percentuale di americani con una visione favorevole di Giovanni Paolo II», si legge, «è precipitata dall’86% nel 1998 al 61% nel 2002». Secondo i dati, comunque, Francesco rimane più popolare tra la popolazione generale degli Stati Uniti rispetto a Papa Benedetto XVI. L’ultimo sondaggio di Gallup sul Papa emerito, risalente al 2010, rilevava infatti che il 40% degli americani aveva una visione favorevole di lui contro il 35% che aveva un’opinione sfavorevole. Così, conclude il Gallup: «Le opinioni degli americani su Papa Francesco sono state influenzate dalle polemiche che affliggono sia la Chiesa che Francesco stesso, proprio come accadde a Giovanni Paolo II nel 2002. Il declino dell’immagine positiva del papa è concentrata tra i non cattolici americani, mentre tra i cattolici l’opinione di Francesco è invariata. Essi ritengono che Francesco non sia responsabile per le attuali controversie o possono essere d’accordo con la risposta che il Papa ha dato loro finora».

 

Passiamo invece ai cattolici praticanti italiani, le cose sono più simili alla realtà registrata dal Gallup rispetto al Pew Research Center. Secondo il sondaggio effettuato su un campione di 1.000 italiani maggiorenni da Swg, il 70% dei cattolici praticanti ritiene che il Papa si stia comportando molto o abbastanza bene rispetto al tema degli abusi sui minori che coinvolgono il clero. Sempre restando tra i cattolici praticanti, il 53% dice che Francesco suscita speranza. Il dato più interessante che riguarda la popolazione generale è il 43% di coloro che si dicono d’accordo con l’affermazione: “Papa Francesco mi sta portando più vicino alla Chiesa cattolica” (dato che sale al 68% tra i cattolici praticanti).

Italia e Stati Uniti, dunque, due Paesi potenzialmente più colpiti dal dossier sul cardinale statunitense McCarrick redatto dall’italiano Carlo Maria Viganò. Un’accusa, quella dell’ex nunzio, che voleva incidere sopratutto tra i cattolici praticanti (e lo si evince dal linguaggio esasperatamente e retoricamente apocalittico usato dall’ex nunzio). Eppure sia il Gallup che Swg rilevano che l’operazione finora non è andata a buon segno. Negli USA il 79% dei cattolici e in Italia il 70% dei cattolici praticanti mantiene un’immagine positiva del Papa e, in particolare in Italia, gli italiani lo sono proprio specificamente sul suo operato nei casi di pedofilia.

Siamo consapevoli che il consenso popolare sul Papa, anche tra i cattolici praticanti, lascia il tempo che trova: la popolarità non è un indice affidabile della verità, anche considerando i non esaltanti consensi che i sondaggisti hanno rilevato riguardo i predecessori di Francesco, due giganti nella fede. Tuttavia occorre citare i dati in modo completo e, sopratutto, essi diventano rilevanti sopratutto quando c’è qualcuno -come sottolineato dallo stesso Matteo Matzuzzi- che si è giocato tutto per macchiare l’immagine del Pontefice.

La redazione

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George Soros finanzia il femminismo pro-choice, ora c’è la prova

Chi è George Soros? Un mecenate e speculatore ungherese protagonista di ogni complottismo. Tuttavia la sua rete di potere è stata confermata da testimoni al di là di ogni sospetto, da Mario Monti all’editorialista femminista del Wall Street Journal.

 

In certi ambienti il nome dell’imprenditore ungherese George Soros è talmente inflazionato che chi ne parla viene, giustamente, sospettato immediatamente di complottismo internazionale. Essendo di origini ebree, miliardario, filantropo e di stampo progressista, Soros scatena la fantasia perversa di molti.

I sospetti nei suoi confronti e sulla sua rete di potere, comandata dalla sua società Open society, tuttavia, sono stati in questi giorni in parte confermati anche da testimoni al di là di ogni sospetto.

Il primo è l’ex presidente del Consiglio italiano, Mario Monti. In diretta televisiva ha svelato che nel 2011, quando l’economista era da poco tempo in carica, ricevette una telefonata proprio dal magnate ungherese il quale, «molto preoccupato», gli suggerì di chiedere aiuto all’Unione Europea e al Fondo Monetario Internazionale. Praticamente l’arrivo della troika a Roma, come poi drammaticamente sarebbe accaduto ad Atene.

Il secondo testimone è Asra Quratulain Nomani, giornalista indiana naturalizzata statunitense, musulmana, femminista. Sul Wall Street Journal, qualche giorno fa, la donna anti-trumpiana ha fatto una rivelazione importante: George Soros ha finanziato le manifestazioni dei democratici, femministe e pro-abortiste, che si sono svolte fuori dal Campidoglio americano durante le votazioni in Senato che hanno portato Brett Kavanaugh, cattolico e pro-life, a diventare giudice della Corte Suprema.

Ecco le parole della femminista, editorialista del WSJ:

«I detrattori di Trump lo hanno accusato di proporre teorie cospirative e persino di antisemitismo contro Soros, un benefattore miliardario per le cause liberali. Eppure lui aveva ragione. Molti americani si oppongono sinceramente al signor Trump e al giudice Kavanaugh. Sono una femminista liberale le cui opinioni sull’aborto e sul matrimonio tra persone dello stesso sesso sono in linea con quelle del Partito democratico. Eppure, mentre la maggior parte dei dimostranti non è pagata per i suoi sforzi, le proteste al Campidoglio di sabato […] sono state organizzate da gruppi di cui il signor Soros è un importante mecenate […]. Almeno 50 delle più grandi organizzazioni che hanno partecipato come “partner” alla Marcia delle donne del 21 gennaio 2017 avevano ricevuto sovvenzioni da Open society foundations di Soros. Allo stesso modo almeno 20 dei più grandi gruppi che hanno guidato le proteste anti Kavanaugh del sabato sono stati beneficiari della Open society».

Una denuncia che ha fatto chiaramente scalpore. Anche perché, secondo il racconto di Nomani, dagli striscioni alle magliette, dagli slogan agli hastag di Twitter contro Kavanaugh, tutto è stato deciso a tavolino e trasmesso ai manifestanti. «Le proteste di sabato e le interruzioni illegali» della seduta al Senato, «facevano parte di una rete ben orchestrata e ben finanziata che ha prenotato autobus, camere d’ albergo e chiese per tale agitazione».

Ad inizio agosto è stato invece il giornalista Enrico Mentana, che condivide con Soros le battaglie liberal a favore dell’aborto, a scrivere su Facebook: «almeno nel nostro paese Soros può purtroppo essere citato come speculatore senza bisogno di virgolette, per l’attacco alla lira del settembre 1992 che ci costrinse alla più dura manovra economica della nostra storia e fruttò allo stesso Soros un guadagno astronomico per aver scommesso contro l’Italia».

Anche dietro alle Femen c’è Soros? Il sospetto a questo punto è lecito, considerando l’ideologia laicista e abortista del violento gruppo femminista radicale. Quando si svelò che le militanti per la liberazione della donna erano sottomesse al padre-padrone Viktor Svyatskiy, alcuni giornalisti seguirono la traccia di denaro che Viktor utilizza per finanziare le campagne delle Femen, arrivando proprio alla Open society del finanziare Soros, già noto per le sue donazioni a gruppi Lgbt.

La redazione

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Le streghe più numerose dei presbiteriani, effetto secolarizzazione

Wicca e streghe. Il paganesimo cresce al crescere della secolarizzazione, un fenomeno noto che si sta sviluppando anche negli Stati Uniti.

 

Sei mesi fa uno degli ateisti più famosi degli Stati Uniti, Michael Shermer, celebrava su Scientific American la crescita del numero di “non religiosi” anche in terra americana. Certo, si lamentava del 40% dei atei e agnostici che rispondevano positivamente ad una domanda sull’esistenza di vita dopo la morte o alla resurrezione fisica cristiana, ma in ogni caso per lui la notizia era assolutamente positiva.

Ma, come già accaduto in Europa, al crescere della secolarizzazione si sta verificando un fenomeno inaspettato anche negli USA. Aumenta l’irrazionalità, la superstizione, l’astrologia, la credenza nella magia e nello spiritismo. E’ addirittura emerso che -pare incredibile-, è significativamente cresciuta nell’ultimo decennio la pratica della stregoneria.

Dal 1990 al 2008, infatti, il Trinity College nel Connecticut ha condotto tre sondaggi dettagliati sulle religioni, che hanno dimostrato come il “wiccanesimo” sia cresciuto enormemente: da circa 8.000 wiccan nel 1990 ai 340mila praticanti nel 2008. La Wicca è una religione di ispirazione teosofica, una sorta di paganesimo.

«Effettivamente la stregoneria e l’occulto aumentano quando la società diventa sempre più postmoderna, il dato è coerente», ha spiegato la scrittrice Julie Roys. «Il rifiuto del cristianesimo ha lasciato un vuoto che le persone, in quanto esseri intrinsecamente spirituali, cercano di riempire». E’ chiaro che si tratta di un paganesimo moderno, dove non si praticano riti satanici ma una forma di panteismo rituale.

Colpisce che i numeri delle streghe moderne sono più numerose di certe denominazioni protestanti. Ci sono infatti più americani che si identificano come “streghe praticanti” (1,5 milioni) rispetto ai membri del presbiterianesimo (1,4 milioni). Molti americani ricordano che nell’ottobre 2017 il Los Angeles Times la scrittrice-strega Diana Wagman ha rivelato di aver eseguito un incantesimo su Donald Trump e ha invitato a praticare la magia e la stregoneria per resistere alla sua amministrazione e alle sue politiche.

Tutto questo dimostra che le generazioni moderne sono più, e non meno, affamate di spiritualità e cercano, come possono, di dare una risposta al bisogno di significato, condizionate però da un pregiudizio verso il cristianesimo.

Nel settembre 2008 venne pubblicata una delle indagini più vaste mai condotte sugli atteggiamenti degli americani verso la religione, la quale rilevò che la religione cristiana diminuisce notevolmente la credulità, misurata in termini di convinzioni in sogni, Bigfoot, UFO, case infestate, comunicazione con i morti e l’astrologia. Il Wall Street Journal riprese l’indagine sociologica pubblicando un articolo con il titolo: “Guarda chi è irrazionale ora”.

La redazione

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Ateismo VS Islam, il governo cinese apre campi di rieducazione per musulmani

La Cina e i musulmani. Aperti dei campi di rieducazione per proteggersi dal terrorismo islamico ma in realtà vi finisce chi si oppone alla secolarizzazione.

 

Due notizie preoccupanti arrivano dalla Cina. La prima è che la Repubblica Popolare cinese sta obbligando gli studenti, sopratutto cristiani, a compilare moduli forzandoli a barrare la casella in cui si afferma di “non avere alcuna religione”. Il World Watch Monitor ha spiegato che le scuole cinesi sono controllate e finanziate dal governo, il quale soltanto un anno fa ha introdotto una nuova legislazione proibendo agli studenti di frequentare campi cristiani durante le vacanze estive.

L’ateismo di Stato in Cina è stato introdotto nel 1912 e non è certo una formalità, pochi anni fa un alto funzionario del Partito Comunista Cinese, Zhu Weiqun, Vice ministro esecutivo del Dipartimento del Fronte Unito di lavoro, ha ribadito che ai membri è vietato credere in Dio. I cittadini, invece, sono fortemente limitati nella loro manifestazione di religiosità.

La seconda notizia è che lo Xinjiang, la regione più estesa della Cina dove vi abitano 11 milioni di uiguri musulmani, ha emesso una legge nel 2014 che prevede di «educare e trasformare» i soggetti influenzati dall’estremismo religioso, riabilitarli in «centri di addestramento professionale». In più sono previsti corsi di «educazione ideologica per eliminare l’estremismo e aiutare i soggetti a trasformare i loro pensieri e rientrare nella società e nelle loro famiglie».

I funzionari cinesi si sono giustificati spiegando che si tratta di misure preventive al terrorismo islamico che ha colpito in varie città, l’episodio più grave si è verificato alla stazione ferroviaria di Kunming nello Yunnan, dove nel 2014 una decina di terroristi armati di coltelli ha inseguito e massacrato 29 passeggeri e passanti, ferendone altri 140. Così, da allora, sono vietate le «barbe anomale» ai maschi musulmani dello Xinjiang, e -secondo la fonte de  Il Corriere della Sera– c’è una campagna contro il cibo e i prodotti halal, visti come rituali islamici che minano la secolarizzazione della regione. Human Rights Watch denuncia arresti arbitrari anche a chi terrorista non è, soltanto per aver portato una barba lunga o aver parlato la propria lingua per strada, denunciando la presenza di circa un milione di persone musulmane nei campi di rieducazione.

Alla violenza religiosa di  molti si risponde con la violenza generalizzata, approfittando per rieducare tutti coloro che si oppongono alla laicità. Islam Vs ateismo, uno scontro che non promette nulla di buono.

La redazione

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I cristiani e la distruzione della Biblioteca d’Alessandria: storia di un falso mito

La Biblioteca d’Alessandria e il Serapeo distrutti dai cristiani? La leggenda nera è avvallata dal libro “Nel nome della croce” di Catherine Nixey, ma è un falso storico creato da Edward Gibbon nel ‘700.

 

Nel giugno scorso abbiamo raccolto numerosi commenti critici di affermati storici al nuovo libello anticristiano che ha scatenato le polemiche negli Stati Uniti. L’autrice è una critica d’arte, priva di titoli storici, di nome Catherine Nixey e il suo libro è arrivato velocemente anche in Italia: Nel nome della croce. La distruzione del mondo classico (Bollati Boringhieri 2018).

La Nixey non fa altro che riprendere il lavoro del polemista Edward Gibbon (1737-1794), tentando di incolpare i cristiani di aver ucciso la civiltà classica. Il suo libro è stato recensito per La Stampa da un altro non-storico, Giorgio Ieranò, che insegna Letteratura greca all’Università di Trento e si occupa solitamente di mitologia e di teatro antico. E Ieranò è cascato in pieno nella mitologia anticristiana raccontata dalla Nixey, seppur ritenendola esagerata e negando il «genocidio culturale» che l’autrice vorrebbe addossare ai cristiani.

 

DISTRUZIONE DELLA BIBLIOTECA D’ALESSANDRIA.
Una parte consistente del volume si concentra sulla distruzione della Biblioteca d’Alessandria d’Egitto. Ecco come la riporta Ieranò nella sua recensione: «Nel 392 una folla di cristiani inferociti assale il Serapeo di Alessandria d’Egitto, uno dei templi più splendidi di tutto il mondo antico, riducendolo ad un cumulo di macerie e devastandone la gloriosa libreria». Come si evince, la Nixey -al contrario del suo mentore Gibbon-, non parla della grande Biblioteca d’Alessandria ma del Serapeo d’Alessandria (o Tempio di Serapide), due cose diverse come vedremo.

Questo perché è stato ormai dimostrato che la Biblioteca d’Alessandria, annessa al grande Museo d’Alessandria (mouseion in greco), non venne distrutta da un evento specifico ma cadde rovinosamente in declino in un periodo piuttosto lungo. Non è questo il momento di parlarne ma, per chi fosse interessato, esistono studi autorevoli che smentiscono si trattasse della “più grande biblioteca del mondo antico” come viene spesso ripetuto o che contenesse libri di inestimabile valore scientifico, come l’esauriente ricerca del prof. Roger S. Bagnall, direttore dell’Institute for the Study of the Ancient World presso la New York University. La verità è che già nel 30 a.C., diciotto anni dopo la sua nascita, aveva perso il suo iniziale prestigio.

Occupiamoci però della sua distruzione. Il già citato storico Roger S. Bagnall, scrive:

«È difficile rinunciarvi per qualcuno, ma sembra che dobbiamo smettere di cercare qualcuno o un piccolo gruppo su cui riversare la colpa. La scomparsa della Biblioteca è il risultato inevitabile della fine di impeto e di interesse che l’aveva portata alla luce e della mancanza di sostentamento e manutenzione. È inutile, data questa realtà, concedersi alle riflessioni di Edward Gibbon […]. Inoltre tutto ciò che era stato raccolto dai tolemaici era probabilmente già inutilizzabile. Anche senza azioni ostili, quindi, la Biblioteca (o le Biblioteche), di Alessandria non sarebbe sopravvissuta all’antichità, a meno che i suoi libri non venissero costantemente sostituiti da nuove copie, con i rotoli soppiantati dai codici» (p. 359).

Vi furono tuttavia specifici atti d’aggressione alla Biblioteca. E ancora lo statunitense Bagnall scrive: «Il candidato più papabile per la distruzione della Biblioteca è stato Giulio Cesare, ma ce ne sono altri: Caracalla, Aureliano e Diocleziano» (p. 359). In effetti, il primo attacco subìto avvenne durante la guerra civile nel 48 a.C. da parte di Giulio Cesare.

Sarà Plutarco il primo a scriverne:

«In questa guerra […] quando il nemico cercò di tagliare la sua flotta, Cesare fu costretto a respingere il pericolo usando il fuoco, e questo si diffuse nei cantieri navali e distrusse la Grande Biblioteca, e in terzo luogo, quando una battaglia sorse a Pharos, trovò una piccola barca e tentò di andare in aiuto dei suoi uomini nella loro lotta, ma gli Egiziani salparono contro di lui da ogni lato, così che si gettò in mare e con grande difficoltà riuscì a fuggire nuotando» (Plutarco, Vita di Cesare, 49).

Anche lo storico romano Cassio Dione conferma:

«Dopo questo si verificarono molte battaglie tra le due forze, sia di giorno che di notte, e molti luoghi furono incendiati, con il risultato che le banchine e i depositi di grano, tra gli altri edifici, furono bruciati, e anche la biblioteca, i cui volumi, è detto, erano del più grande numero ed eccellenza» (Cassio Dione, Storia romana, XLII.36).

Terza testimonianza storica è quella di Aulo Gellio, che cita la Biblioteca formata da «quasi settecentomila volumi», aggiungendo: «ma questi furono tutti bruciati durante il sacco della città nella nostra prima guerra con Alessandria», riferendosi all’assedio di Cesare (Gellio, Le Notti Attiche, VII.17).

Almeno tre storici romani individuano dunque il colpevole della distruzione della Grande Biblioteca in Giulio Cesare, nel 48 a.C. Tuttavia, oggi sappiamo che fu solo una perdita parziale della collezione di libri e non tutto l’intero Mouseion greco venne distrutto, almeno fino alla punizione che l’imperatore Caracalla inflisse ad Alessandria nel 215 d.C., massacrando i suoi giovani e saccheggiando parti della città e, sopratutto, nel 272 d.C. quando Aureliano prese d’assalto il quartiere Bruchion, sede della Biblioteca. Lo storico romano Ammiano Marcellino annotò: «le mura di Alessandria furono distrutte e lei perse la maggior parte del distretto chiamato Bruchion» (Ammiano, Storie, XII.15). Il terzo saccheggio fu invece perpetrato da Diocleziano nel 295 d.C., seguito dal devastante terremoto del 365 d.C. In ogni caso, Roger S. Bagnall, direttore dell’Institute for the Study of the Ancient World presso la New York University, ha commentato: «La scomparsa della Biblioteca non ha portato un’epoca buia, la sua sopravvivenza non avrebbe migliorato quei tempi. Piuttosto, la vicenda mostra che le autorità sia ad Est che ad Ovest mancavano della volontà e dei mezzi per mantenere una grande biblioteca. Un edificio incolto, pieno di libri in rovina non avrebbe fatto una particella di differenza» (R.S. Bagnall, Alexandria: Library of Dreams, Proceedings of the American Philosophical Society, Vol. 146, No. 4, Dec. 2002, p.359).

Abbiamo quindi due certezze storiche: il Mouseion e la sua prestigiosa Biblioteca furono distrutti in più eventi dagli imperatori romani e nessuna fonte storica accusa un piromane o una folla cristiana.

 

DISTRUZIONE DEL TEMPIO DI SERAPIDE (O SERAPEO).
Il Tempio di Serapide (o Serapeo) era un tempio pagano che fu probabilmente utilizzato come “biblioteca secondaria”, oltre alla Biblioteca d’Alessandria, per contenere parte dei libri. L’autrice del libro in questione, Catherine Nixey, accusa i cristiani di aver messo fine proprio a questo tempio-biblioteca. Come avviene per ogni mito, c’è un seme di verità: nel 391 d.C. il Tempio di Serapide fu effettivamente abbattuto dai soldati romani e da una piccola folla di cristiani. Questo episodio ha generato la leggenda nera dei “cristiani che distrussero la Biblioteca d’Alessandria d’Egitto” per odio religioso o perché odiavano la cultura. Ognuno la racconta come vuole.

I problemi di questa tesi sono due. Il primo è che l’ordine di distruzione del Tempio venne dall’imperatore Teodosio, impegnato a proibire i cruenti sacrifici pagani che si svolgevano nei templi e, secondo, che il Serapeo non conteneva alcuna biblioteca al momento della sua distruzione.

La prima fonte storica è quella di Sozomeno, storico cristiano, che racconta la decisione imperiale di convertire un tempio pagano al culto cristiano e i successivi attacchi da parte dei pagani contro i cristiani:

«Uccisero molti dei cristiani, ferirono altri e presero il Serapeo, un tempio che era cospicuo per la bellezza e la vastità. Fu convertito in una cittadella temporanea; e qui hanno trasportato molti dei cristiani, li hanno sottoposti alla tortura e li hanno costretti a offrire sacrifici. Coloro che hanno rifiutato il rispetto sono stati crocifissi, rompendo loro le gambe e mettendoli a morte in modo crudele. Allora i governanti arrivarono e sollecitarono la gente a ricordare le leggi, a deporre le armi e a rinunciare al Serapeon» (Sozomeno, Storia della Chiesa, VII.15).

Sozomeno scrive nel secolo successivo ed è cristiano, quindi ritenuto da alcuni “di parte” (ma lo erano anche gli storici romani o pagani), così come lo è Socrate Scolastico che, scrivendo più vicino agli eventi, conferma che molti cristiani furono uccisi nei disordini. Il tutto viene confermato da una terza fonte, Tirannio Rufino, che trascorse molti anni della sua vita ad Alessandria, in Storia ecclesiastica (libro X).

Dopo questi disordini seguì una situazione di stallo, con le truppe romane che circondarono il tempio e negoziarono con i pagani all’interno. Alla fine, la situazione venne risolta nel 391 d.C. dall’imperatore romano Teodosio che escogitò un compromesso: i pagani dovevano essere perdonati per i loro omicidi e fu loro permesso di andarsene, ma decise di demolire il Tempio di Serapide. I soldati iniziarono così ad eseguire l’ordine dell’imperatore, aiutati da molti cristiani alessandrini, probabilmente parenti o familiari delle vittime uccise dai pagani. Il blogger ateo Tim O’Neill ha commentato: «La Nixey, quando si occupa della distruzione del tempio, inizia come se tutto fosse stato spontaneo: “Un giorno, all’inizio del 392, una grande folla di cristiani iniziò a distruggere il tempio … “(p. 86). Secondo la Nixey, questa “folla di cristiani” si riuniva senza motivo, senza menzionare la banda di terroristi pagani che erano rintanati all’interno del tempio, torturando e crocifiggendo la gente».

Sempre la Nixey lamenta che «decine di migliaia di libri, i resti della più grande biblioteca del mondo, erano tutti persi, per non riapparire mai più. Forse furono bruciati. Più di mille anni dopo, Edward Gibbon si infuriò contro lo spreco: “L’apparizione degli scaffali vuoti suscita il rimpianto e l’indignazione di ogni spettatore, la cui mente non è completamente oscurata da pregiudizi religiosi”» (p. 88).  Peccato che né la critica d’arte né Edward Gibbon abbiano mai verificato le fonti storiche, che negano l’esistenza di libri all’interno del Serapeo.

La distruzione del Tempio di Serapide è un evento tra i più documentati di quel periodo in quanto presente in ben cinque resoconti, quello di: Tirannio Rufino (cristiano), Socrate Scolastico (cristiano), Sozomeno (cristiano), Teodoreto di Cirro (cristiano) e Eunapio di Antiochia (pagano). Eppure, ha ben osservato lo storico James Hannam, «nessuno dei loro racconti contiene il minimo indizio di una biblioteca o di qualche libro all’interno del Tempio». Persino lo studioso pagano Eunapio, noto come veemente anti-cristiano, avrebbe certamente condannato qualsiasi distruzione della biblioteca se fosse stato vero. Ciò perché nel 391 d.C. non esisteva più alcuna biblioteca, i templi erano privi di fondi anche a causa della lenta conversione al cristianesimo di molti ricchi mecenati e benefattori.

Lo storico romano Ammiano Marcellino ha fornito una descrizione dettagliata del Serapeo nel 378 d.C. (13 anni prima la sua distruzione) menzionando la sua biblioteca e utilizzando il verbo al passato: «Qui vi sono state preziose biblioteche e la testimonianza unanime di antichi documenti dichiara che settecentomila libri, riuniti dall’energia incessante dei Tolomei, furono bruciati nella guerra alessandrina quando la città fu saccheggiata sotto il dittatore Cesare» (Ammiano, Storia romana XXII, 16-17). Lo storico sta chiaramente confondendo il Serapeo con la libreria principale di Mouseion, quella sì con 700mila libri bruciati da Cesare, ma il resto della sua descrizione è corretto. Altri riferimenti nel suo lavoro indicano che egli stesso aveva visitato l’Egitto, probabilmente intorno al 363 d.C., essendo quindi un possibile testimone oculare. Ancor più significativo, dunque, l’uso del passato a riguardo della biblioteca presente nel tempio pagano.

 

La Grande Biblioteca d’Alessandria non fu distrutta da un evento specifico ma crollò sotto l’assedio e i saccheggi degli imperatori romani, a partire da Giulio Cesare. Il Tempio di Serapide, inizialmente usato come “biblioteca secondaria”, fu invece distrutto dai soldati su ordine dell’imperatore Teodosio, aiutati da un gruppo di cristiani alessandrini arrabbiati per il massacro dei cristiani prigionieri che i pagani effettuarono al suo interno. Le fonti storiche smentiscono che al momento della distruzione (391 d.C.) il tempio contenesse una biblioteca. «Si può tranquillamente affermare che la storia dei cristiani che distrussero la biblioteca del Serapeum fu creata da Edward Gibbon alla fine del XVIII secolo», ha concluso lo storico James Hannam. «Da allora la storia è stata ripetuta da Jean-Yves, da Carl Sagan e da William Dalyrymple, mentre persino studiosi come Luciano Canfora e Alfred Butler hanno cercato invano di interpretare le prove a sostegno di Gibbon».

Il mito dell’incendio della Grande Biblioteca d’Alessandria è una enorme caricatura dei fatti, che gioca sulla confusione tra due eventi separati (la distruzione della Biblioteca e quella del Tempio di Serapide). La sua costante ripetizione e la resistenza a qualsiasi correzione da parte degli storici è la perfetta testimonianza di analfabetismo storico, la cui ultima rappresentate è l’autrice del libro appena pubblicato in Italia, Catherine Nixey.

 

AGGIORNAMENTO ore 10
Dopo aver visionato la pagina Wikipedia in lingua inglese dedicata alla distruzione della Biblioteca e del Serapeo d’Alessandria ne confermiamo, stranamente, l’attendibilità, in quanto coincide in gran parte con le fonti storiche da noi utilizzate. Al contrario, la voce italiana è terribile e avvalla il resoconto del matematico anticristiano Morris Kline, che incolpa i cristiani della distruzione del tempio Serapide e sostiene, non si sa in base a quale fonti, che contenesse «ancora l’unica grande raccolta esistente di opere greche. Si ritiene che siano stati distrutti 300.000 manoscritti».

La redazione

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Il Papa condanna l’aborto, i pochi medici “sicari”: «andremo all’inferno»

Francesco contro l’aborto. Sorprendenti ed interessanti le reazioni dei ginecologi abortisti e quelle “progressiste” dei principali quotidiani italiani.

 

Come già tutti sanno,  è stata dura la condanna all’interruzione di gravidanza di Papa Francesco. Non solo per le parole usate ma perché ha messo in discussione la supposta “civiltà” della legge sull’aborto. In poche ore la sua riflessione ha fatto il giro del mondo e tutti i quotidiani italiani ne hanno parlato questa mattina.

Durante l’Udienza generale di ieri, infatti, il Pontefice ha dichiarato:

«Un approccio contraddittorio consente anche la soppressione della vita umana nel grembo materno in nome della salvaguardia di altri diritti. Ma come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare? Io vi domando: è giusto “fare fuori” una vita umana per risolvere un problema? E’ giusto affittare un sicario per risolvere un problema? Non si può, non è giusto “fare fuori” un essere umano, benché piccolo, per risolvere un problema. E’ come affittare un sicario per risolvere un problema».

Non è certo la prima volta che ne parla, nel nostro dossier abbiamo raccolto tutti i suoi interventi sul tema, anche più duri (anche dei suoi predecessori), in particolare quando ha paragonato l’aborto ad un atto di soppressione nazista. Più interessante osservare le reazioni imbarazzate del “progressismo”, come ha ben sottolineato Stefano Zurlo su Il Giornale. L’editorialista de Il Corriere della Sera, Antonio Polito, ha commentato: «Per il Papa l’aborto terapeutico “è come affittare un sicario”. Vediamo se ora il Pd crocifigge Francesco come ha fatto con la sua capogruppo di Padova». Si riferisce al tentativo dei responsabili del Partito Democratico, da Maurizio Martina a Monica Cirinnà, di mettere al rogo la capogruppo del PD a Verona, Carla Padovani, rea di aver votato una mozione a favore dell’offerta di alternative all’interruzione di gravidanza. L’editorialista de La Stampa, il laico Gian Enrico Rusconi, dopo aver ricordato che il Papa è legittimato a esprimere il suo pensiero ma l’aborto è previsto dalla legge, ha concluso accennando alle difficoltà nella Chiesa che turbano lo stesso Pontefice, con questa frase incredibile: «Questo turbamento si esprime anche nel suo schietto linguaggio tradizionale che mette continuamente in guardia qui e ora contro la presenza e l’opera del demonio. In fondo è lui il sicario dell’aborto». Che Rusconi indichi Satana come il vero sicario dell’aborto è scioccante.

Ancor più significative sono le reazioni dei “sicari”, cioè i pochissimi ginecologi abortisti rimasti in Italia mentre tutti gli altri hanno scelto di smettere di uccidere nonostante siano autorizzati a farlo da una legge. Il Fatto Quotidiano ci informa che sono 8 su 10 i medici obiettori in Italia, nel Lazio nessuno pratica l’aborto a parte Roma, nel solo Molise ne è rimasto solo uno: Michele Mariano. In una incredibile intervista da noi raccolta (e diffusa anche in lingua inglese), il ginecologo  si disse consapevole che «sopprimo una vita». Ma si sente obbligato a continuare, da solo, per obbedire alla legge, pur lamentandosi: «Ma questo mestiere io l’avevo scelto per far venire al mondo i figli, non per eliminarli».

Lo stesso Mariano ha reagito ieri alle parole di Francesco: «Nessuna donna chiede aiuto con piacere». E le parole del Papa? «Vorrà dire che andrò all’inferno e i miei colleghi, obiettori di coscienza, in paradiso. Ma tutti siamo a favore della vita. Qui si tratta solo di applicare una legge e fare in modo che una cosa dolorosissima sia possibile come libera scelta, mettendo da parte le ideologie». In un’altra intervista, su Repubblica, ha dichiarato: «Io un sicario? E’ un’offesa. Qui il 94% dei medici, degli anestesisti e delle infermiere è obiettore. Il mio reparto è la mia trincea. Faccio da solo 400 aborti all’anno. Ogni giorno, senza tregua, senza ferie. Il mio impegno l’ho pagato con l’espulsione dalla Ginecologia, di cui dovevo diventare primario. Perché questo mestiere, sapete, l’avevo scelto anche per far nascere i bambini. Sono stanchissimo ma non mollo. I giovani sono tutti obiettori». Evitiamo di commentare, Mariano è sempre schietto nei suoi interventi e le sue parole si giudicano da sole. Gli auguriamo solo di riposarsi, di tornare a far nascere i bambini e di essere coerente con la sua coscienza.

A proposito di giovani, su Il Messaggero viene giustamente ripresa un’indagine del Washington Post in cui si rilevava che il movimento pro-life fa più breccia nei giovani, «perché più concreti e meno ideologici e perché più attenti a quello che la scienza è capace di mostrare: già nelle primissime settimane di vita dell’embrione, che è un essere umano. Il vecchio conflitto abortista, dunque, potrebbe arrivare a superare la tradizionale politica tra destra e sinistra, trasformandosi in uno scontro tra generazioni, dove da una parte finiscono per collocarsi le persone più anziane che sostengono a priori la validità dell’aborto, senza accettare confronti, e dall’altra parte i più giovani, meno propensi a visioni ideologiche».

La redazione

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Blaise Matuidi sorprende i giovani cattolici: «mostriamo la gioia dell’essere cristiani!»

Calciatori cattolici. Il centrocampista della Juventus, Blaise Matuidi, ha registrato a sorpresa un video per un centinaio di giovani radunati nella chiesa di Saint-Pierre de Neuilly-sur-Seine, esortandoli a lodare Dio e a vivere la gioia del cristianesimo.

 

Il calciatore francese Blaise Matuidi sta vivendo un ottimo momento a livello calcistico, insostituibile nel centrocampo della Juventus e da poco campione del mondo con la nazionale francese.

Ma, oltre al calcio, Blaise ha una vita privata lontana dai riflettori e dal discutibile modello di molti suoi colleghi. Di origini angolane, è sposato con Isabelle, la sua fidanzata dall’età di 16 anni, con cui ha avuto tre figli. Il noto calciatore è anche un cattolico praticante e condivide la fede con la sua famiglia.

Il 22 settembre scorso, in occasione di un concerto del gruppo musicale cattolico Glorious -fondato da tre fratelli dopo la Giornata Mondiale della Gioventù del 2000-, nella chiesa di Saint-Pierre de Neuilly-sur-Seine, il calciatore ha sorpreso i giovani presenti. Essendo la parrocchia in cui Matuidi e Isabelle si sono sposati ed essendo un fan del gruppo musicale, ha registrato un video con un messaggio: «Cari giovani, vorrei augurarvi un ottimo concerto con i Glorious, per cantare, lodare e pregare Dio in questa bellissima chiesa, dove Dio ha benedetto il mio matrimonio. Ogni giorno apprezzo questo regalo». Ha quindi aggiunto: «Vorrei cogliere l’occasione per incoraggiarvi a vivere la vostra fede, a mostrare la gioia dell’essere cristiani, a seguire i vostri sogni e a rendere il mondo un posto migliore».

 

Matuidi è l’unico tra i suoi cinque fratelli ad essere nato in Europa, dopo che i suoi genitori nel 1983 fuggirono dalla guerra civile che devastò l’Angola e cercarono rifugio in Europa. Prima in Belgio, poi si trasferirono nella parte meridionale della Francia, a Tolosa. In un’intervista al quotidiano L’Equipe, Faria Rivelino Matuidi, padre del calciatore, ha confessato che sopraffatti dalle difficoltà economiche, poco prima della nascita di Blaise prese contatto con un medico abortista. E’ stata la moglie, la mamma del calciatore, a rinunciare ad interrompere la gravidanza: «Mia moglie è una persona molto religiosa. Mi disse: “ciò che ci è stato dato da Dio, lo terremo”».

Una parola, infine, sul gruppo musicale Glorious. Come già detto è formato da tre fratelli e ha registrato molti album, vantando una buona diffusione in Francia. Ha partecipato anche alla Giornata mondiale della Gioventù di Madrid e a diversi eventi in Vaticano. Oltre a fare tournée in tutto il paese, assieme all’arcivescovo di Lione hanno avviato il progetto Lyon Centre, dove accompagnano musicalmente le veglie dei giovani e alcune celebrazioni. Ogni settimana circa 1.000 ragazzi partecipano a queste serate, formate da musica, preghiera e catechesi.

 

Qui sotto uno dei video dei Glorious

 

La redazione

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