L’azienda Faac, un’eccellenza italiana gestita dai vescovi: utili, welfare e carità

Faac, cancelli e diocesi di Bologna. L’azienda è di proprietà della Curia bolognese, che l’ha trasformata in un modello virtuoso a cui la giornalista Milena Gabanelli ha dedicato il suo ultimo servizio.

 

L’azienda non ha un debito, cresce, fa profitti, è attenta al benessere dei dipendenti, destina utili ai bisognosi. Si parla della Faac, la famosa azienda italiana di cancelli automatici, di proprietà della Curia di Bologna dal 2015. E’ la prima grande realtà industriale gestita dalla Chiesa in oltre 2000 anni di storia.

Milena Gabanelli ha pubblicato un’inchiesta davvero interessante, che inizia dal 2012 quando Michelangelo, unico figlio del fondatore della Faac, Giuseppe Manini, muore all’età di 50 anni senza eredi, regalando il 66% dell’azienda di famiglia all’Arcidiocesi, insieme alle proprietà immobiliari e 140 milioni di liquidità in banca. Il restante 34% è della società francese Somfy, che vorrebbe rilevare tutto e offre un miliardo di euro, trovando però il rifiuto dell’arcidiocesi, allora guidata dal card. Carlo Caffarra. La Curia liquida i parenti, con 60 milioni di euro, ed il socio di minoranza, Somfy, tramite uno scambio di azioni. A quel punto, la Faac diventa al 100% dell’Arcidiocesi bolognese.

 

Qui sotto l’inchiesta di Milena Gabanelli (pubblicata anche sul nostro canale Youtube)

 

La gestione dell’azienda è affidata a tre professionisti, nel 2015 subentra l’attuale card. Matteo Zuppi che apporta dei miglioramenti: attenzione al welfare dei dipendenti, innanzitutto. Ogni lavoratore del gruppo Faac gode di una polizza sanitaria aggiuntiva, mentre i figli dei dipendenti assunti in Italia possono usufruire di tre settimane di campo estivo gratuito. Gli utili devono restare in azienda per fare sviluppo. Una gestione lungimirante che permette una crescita del fatturato da 284 milioni di euro (realizzato in Italia grazie ad un migliaio di dipendenti) ai 427 milioni di euro in soli tre anni, 2.500 dipendenti, 45 brevetti innovativi ed il controllo di 42 società nel mondo. Sempre dal 2015, una buona parte degli utili viene destinata ai meno fortunati e la rendicontazione è controllata fino all’ultimo centesimo.

La conclusione di Milena Gabanelli è la proposta, ironica, di regalare alla Curia di Bologna anche Alitalia, sperando in un secondo miracolo. Ma non è merito di santi, sono i frutti di una sana etica imprenditoriale che ha saputo far sua l’eredità presente nel dna della Chiesa, a partire dai monaci medioevali che ricostruirono l’Europa, fondando  e gestendo ospedali, università e centri lavorativi. Fino ai cancelli automatici.

La redazione

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace

13 commenti a L’azienda Faac, un’eccellenza italiana gestita dai vescovi: utili, welfare e carità

« nascondi i commenti

  1. Andrea2 ha detto

    Tutto quello che oggi chiamiamo “welfare” è nato nel Medioevo dalle inziative della Chiesa ed ha sempre fatto gola a molti per cui tutte quelle che vengono chiamate “guerre di religione” avevano invece motivi economici.
    Si dice che Enrico VIII abbia fatto lo scisma che ha dato inizio alla Chiesa anglicana perché il Papa gli negava il divorzio ma il motivo vero era mettere le mani sulle proprietà della Chiesa che servivano allora ad aiutare i più deboli. Anche Martin Lutero non avrebbero avuto alcun seguito se non l’avessero appoggiato i principi tedeschi sempre allo scopo di impadronirsi dei beni della Chiesa.
    Abbiamo poi Napoleone che venuto in Italia a “liberare” gli italiani si è invece impadronito dei loro beni e di quelli di tutti gli enti assistenziali religiosi.
    Tutto questo, però, nei libri di storia della nostra scuola pubblica, laica e democratica, non c’è scritto.

    • giuliano ha detto in risposta a Andrea2

      Proprio le “predazioni” Napoleoniche… I Francesi non hanno aspettato molto a far capire chi “comandava” a quei tempi… alla faccia dei bei principi della rivoluzione (principi del resto già esistenti, già culturalmente confezionati e maturi per essere “messi a sistema” in chiave politica e sociologica ben prima dell’arrivo di illuministi, giacobini, forcaioli, guerrafondai e ghigliottinai).
      Non sapevo della FAAC… bella storia.

  2. Gianluca C. ha detto

    Chapeau alla Faac, sia per i risultati di fatturato sia per come vengono impiegati gli utili.
    Una curiosità: il più grande gestore finlandese di giochi d’azzardo è un ente senza fini di lucro e destina tutti gli utili in beneficenza.

    • Panthom ha detto in risposta a Gianluca C.

      Peccato che il gioco d’azzardo crea dipendenza e rovina le famiglie, la vendita di cancelli automatici no.
      Ognuno ha i suoi riferimenti morali, tu hai i tuoi.

      • Gianluca C. ha detto in risposta a Panthom

        E quando il prete organizza la tombola di beneficenza parrocchiale, che fai?
        Se PAF smettesse di operare, non è che diminuisce il gioco d’azzardo. Chi giocava lì giocherà su un altro sito internet. Dando soldi non in beneficenza ma ad organizzazioni spesso poco raccomandabili

        • Sebastiano ha detto in risposta a Gianluca C.

          Ma non risulta mica che la tombola parrocchiale crei dipendenza o rovini le famiglie…

          • Gianluca C. ha detto in risposta a Sebastiano

            La tombola parrocchiale no, il bingo (che poi è la tombola) sì. C’è una misura in tutto. Se mi voglio giocare qualche euro sapendo che se perdo i miei soldi andranno in beneficenza che male c’è?
            Comunque non sono un azionista di PAF né ci lavoro, la Finlandia un altro po’ non so manco dove sta. Mi sembrava solo una notizia curiosa, quasi un ossimoro, che esistesse una casa da gioco che destina tutti i suoi utili in beneficenza.

            • Tiziana ha detto in risposta a Gianluca C.

              Gianluca una curiosità: per imparare a polemizzare su cristianesimo e derivati bisogna frequentare una qualsiasi università statale o ci sono corsi CEPU?

              • Roberto Di Marco ha detto in risposta a Tiziana

                Eh, ma devi sapere che il ragazzo è molto annoiato e ha bisogno di darsi uno scopo collettivo, peccato che è mal riposto…

                • Gianluca C. ha detto in risposta a Roberto Di Marco

                  Ma tu hai fatto lo scopo della tua vita rompermi i coglioni? E’ troppo se ti chiedo: sparisci?

                  • Roberto Di Marco ha detto in risposta a Gianluca C.

                    Tu sei un disturbatore, offendi, scrivi cattiverie e pregiudizi insieme al tuo compagno da bar Shiva101 e poi ti lamenti se ti “rompo i coglioni”? Potrei dire io lo stesso di te, sai? Porti le discussioni sempre ad un livello basso perché devi sempre tirare frecciatine, esprimere la tua diffidenza verso i cristiani ma la esprimi con una saccenteria, un livore e un’ insensibilità insopportabili. Che cavolo vuoi? Che ti dia un bacino? O magari che ti lasci scrivere tutto il tuo marciume? Se fossi tuo padre ti sequestrerei il computer che stai usando in un pessimo modo, e migliorerei pure le tue giornate così.

  3. Sophie ha detto

    Propongo di non rispondere più alle provocazioni di Gianluca, sta rovinando l’ ambiente. Propongo di ignorarlo.

« nascondi i commenti