L’evoluzione amica del teismo: il caso delle imperfezioni in natura

evoluzione e dioUno degli argomenti più insidiosi per il movimento dell’Intelligent Design (o Disegno intelligente, con la maiuscola) è quello delle imperfezioni in natura, chiamato anche “disteleologia” o, meglio, “argomento del progetto imperfetto”.

Il Disegno Intelligente è sostenuto anche da scienziati di un certo peso, pretende tuttavia di inserire nel dibattito scientifico l’identificazione del Creatore, rintracciato nelle pieghe della biologia. Riteniamo sia un approccio sbagliato, condividendo il giudizio del prof. Fiorenzo Facchini: «quello di disegno è un concetto filosofico, su cui la scienza non può dire nulla. Argomentare dalla sintonia delle forze e del sistema della natura per un disegno superiore è plausibile, ma siamo in un campo filosofico. Introdurre la causalità divina nel corso della evoluzione per realizzare direttamente strutture complesse (come si afferma nell’Intelligent design) non è corretto».

Il paradosso che vorremmo sottolineare è che soltanto l’adesione alla spiegazione evolutiva è in grado di offrire una risposta adeguata a chi utilizza l’argomento del “disegno imperfetto” contro l’esistenza di Dio. Questa tesi, affermata dal neo-darwinismo filosofico, sostiene infatti l’incompatibilità tra una natura creata e ordinata e le tante “imperfezioni” (o “errori”) presenti in essa, ma si tratta di una obiezione filosoficamente debole. Innanzitutto è controverso il significato da attribuire al concetto di “perfezione” e “imperfezione”, già Baruch Spinoza diceva infatti: «Gli uomini sono abituati a chiamare le cose naturali perfette o imperfette più a causa del pregiudizio che secondo una vera conoscenza di esse» (B. Spiniza, Etica, Boolati Boringhieri 1971, p. 212). E’ una mera valutazione personale, oltretutto potenzialmente pericolosa se si pensa all’aberrante concezione della “perfezione della razza”.

Inoltre, quel che è considerato imperfetto o inutile oggi potrà trovare un senso domani, grazie allo sviluppo della conoscenza scientifica. Un esempio recentissimo è quello dell’appendice, fino a ieri ritenuto un organo inutile e un lascito dell’evoluzione dell’uomo. E’ stato invece scoperto che il suo compito è aiutare il sistema immunitario raccogliendo i batteri buoni. Si può rimuovere, certo, indebolendo però le difese immunitarie.

Il secondo errore del neo-darwinismo (ma anche del creazionismo) è non considerare la «possibilità di un progetto modulare o a rete, nel quale è contemplato un ruolo anche per il caso, quindi, è ammessa anche la presenza di imperfezioni», come ha spiegato il filosofo genovese Roberto Timossi. «E’ assolutamente accettabile, infatti, l’esistenza di un disegno preordinato rispetto a un fine nel quale alcune opzioni sono inserite in uno schema aperto e non chiuso o rigidamente predeterminato» (R. Timossi, L’illusione dell’ateismo, San Paolo 2009, p. 362).

Questa è la risposta forte da offrire all’obiezione debole del “disegno imperfetto”. Ma riconoscere il ruolo della casualità nell’evoluzione è troppo faticoso per il creazionista o il sostenitore dell’Intelligent Design. Eppure la natura ha necessariamente una sua storia evolutiva, ha un grado di libertà e indeterminatezza. Per questo l’evoluzione biologica (non l’evoluzionismo che è un’ideologia filosofica sull’evoluzione) può essere considerata un’alleata del teismo, motivo per cui il teologo cattolico John Haught ha parlato di «dono di Darwin alla teologia», mentre Arthur Peacocke, celebre teologo e biochimico anglicano, si è riferito a Darwin come «amico sotto mentite spoglie».

I motivi sono stati sintetizzati dall’evoluzionista cattolico Francisco J. Ayala, docente all’Università della California: «Haught e Peacocke riconoscono l’ironia del fatto che la teoria dell’evoluzione, che dapprima sembrava aver rimosso il bisogno di Dio nel mondo, in realtà ha rimosso in modo convincente la necessità di spiegare le imperfezioni della natura come fallimenti del disegno divino». E ancora: «Un grosso fardello è stato rimosso dalle spalle dei credenti nel momento in cui sono state avanzate prove convincenti del fatto che la struttura degli organismi non deve essere attribuita all’azione diretta del Creatore, ma va piuttosto vista come il prodotto di processi casuali». Attribuire le conformazioni inadeguate (pensiamo alla mascella o allo stretto canale pelvico materno) all’azione diretta del Creatore, «rasenta la bestemmia» (F.J. Ayala, L’evoluzione, Jaca Book 2009, p. 191).

Ovviamente riconoscere questo non significa “allearsi” filosoficamente con il neo-darwinismo. Infatti, se si può concordare con esso su alcuni dettagli, certamente la visione d’insieme del fenomeno evolutivo ci porta su strade completamente differenti. «Pur rispettando quei meccanismi anche in parte casuali decritti sulla base della selezione naturale», ha infatti spiegato il compianto zoologo cattolico Ludovico Galleni, professore presso l’Università di Pisa (deceduto pochi mesi fa), «emergono comunque anche precise linee di sviluppo che mostrano, con gli strumenti di analisi della paleontologia sperimentale, che esiste un meccanismo generale descrivibile come un “muoversi verso”, superando il gioco sconnesso mutazione-selezione» (in Complessità, evoluzione, uomo, Jaca Book 2011, p. 155). Si può argomentare che la direzionalità evolutiva è una firma divina, ma da un punto di vista filosofico. Usando l’analogia del celebre filosofo britannico Richard Swinburne: «L’orologio potrebbe essere stato costruito con l’aiuto di qualche cacciavite cieco (o anche di una macchina cieca per la fabbricazione degli orologi), ma era certamente guidato da un orologiaio che ci vedeva molto bene» (R. Swinburne, Esiste un Dio?, Lateran University Press 2013, p. 72).

La redazione

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47 commenti a L’evoluzione amica del teismo: il caso delle imperfezioni in natura

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  1. Max ha detto

    “Introdurre la causalità divina nel corso della evoluzione per realizzare direttamente strutture complesse (come si afferma nell’Intelligent design) non è corretto” – F. Facchini.

    Sante parole.

  2. beppino ha detto

    Non esiste il “caso” in natura, e le “imperfezioni” devono esistere in natura.
    Non avrebbe senso infatti la creazione di un mondo perfetto
    che contiene soggetti “finiti”, “pensanti” e “coscienti” quali siamo noi uomini.

  3. Luca ha detto

    Theilard de Chardin, ne Il significato e il valore della sofferenza scriveva: “Tra le virgolette stava la citazione: In un mazzo ci si stupirebbe di scorgere fiori imperfetti, “a disagio”, dal momento che i singoli elementi sono stati raccolti a uno a uno e artificialmente messi insieme. Al contrario, su di un albero che ha dovuto lottare contro gli incidenti connessi al suo sviluppo e quelli esteriori delle intemperie, i rami spezzati, le foglie lacerate, i fiori secchi, fragili o avvizziti si trovano “al loro posto”, esprimendo le condizioni più o meno difficili di crescita del tronco che li sostiene. Allo stesso modo, in un Universo dove ogni creatura formasse un piccolo universo tutto chiuso, voluto per se stesso e teoricamente trasponibile a volontà, avremmo qualche difficoltà a giustificare, nel nostro modo di vedere, la presenza di individui dolorosamente bloccati nelle loro possibilità e nel loro sviluppo. Perché questa gratuita ineguaglianza e queste gratuite restrizioni? In compenso, se il Mondo rappresenta veramente un’opera di conquista attualmente in corso; se, veramente, con la nascita veniamo lanciati nel pieno della battaglia, non possiamo fare a meno di intravedere che, per il successo dello sforzo universale di cui siamo insieme i collaboratori e la posta, sia inevitabile la sofferenza. Il Mondo, visto sperimentalmente al nostro livello, è un immenso brancolare, un’immensa ricerca, un immenso attacco: i suoi progressi sono possibili solo a costo di molti insuccessi e di molte ferite. I sofferenti, a qualunque specie appartengano, sono l’espressione di questa condizione, austera ma nobile. Non rappresentano elementi inutili o sminuiti, ma si limitano a pagare per la marcia in avanti e il trionfo di tutti. Fanno parte dei caduti sul campo”. Aggiungerei: se esiste un Disegno come ogni buon credente sa, noi non siamo dei e la natura non é il paradiso terrestre. Esiste anche un’imperfezione congenita che riconduciamo al peccato originale ed é quello che nel suo linguaggio poetico Theilard esprimeva.

  4. Daniele ha detto

    Salve, seguo da molto tempo questo sito, che ho sempre apprezzato molto, in quanto mi ha permesso più volte di avere dei mattoni con cui costruire una base razionale per la fede. Leggendo questo articolo, tuttavia, sono rimasto un po’ perplesso in merito al fatto che nell’evoluzione, teoria che pure apprezzo e che ho interiorizzato nella sua forma teistica, sia contemplato anche un ruolo per il caso. Ora, si dice spesso “Non cade foglia che Dio non voglia”, ed è proprio in questo senso che sono rimasto perplesso: come si può conciliare il caso con la Provvidenza? Infatti credo (correggetemi se sbaglio) che ammettere l’esistenza del caso comporti come conseguenza il ritenere che ci siano diversi momenti in cui, anche nella vita odierna, Dio non sia provvidente con noi, dove appunto siamo soggetti al puro caso. Grazie in anticipo per le eventuali risposte!

    • Roberto Abate ha detto in risposta a Daniele

      Caro Daniele.
      Mi verrebbe da risponderti con Isaia 55, 6-11:
      “Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata.”
      Anche lo stesso Gesù in Matteo 19, 3-9 ammette che fu dato un “permesso a Mosè” “per la durezza del vostro cuore” “ma all’inizio (della creazione: n.d.r.) non era così”.
      San Paolo in Romani 8, 20-22 afferma che anche la “creazione” “soffre” “la caducità” e “sarà liberata dalla schiavitù della corruzione”.
      L’originale creazione di Dio era perfetta come l’Eden ma la corruzione è venuta nel mondo quindi Dio, nella suo disegno superiore, come dice Isaia, ha accettato l’imperfezione ed anzi la tramuta in mezzo di provvidenza per donarci la salvezza.
      Se ci si pensa bene anche e sopratutto la croce è simbolo imperfetto a mezzo del quale Gesù, obbedendo alla imperfezione estrema, salva il mondo. In questo ci illuminano, e consolano le parole di Paolo che nella I Corinzi 1, 19-25 fa una sintesi di tutto questo e chiama la croce “scandalo” e “stoltezza”. Il mezzo più sorprendente proprio nella sua estrema imperfezione, voluto da Dio per sorprendere tutti “Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l’intelligenza degli intelligenti.”
      Se ci si pensa bene la croce è un mezzo incomprensibile agli uomini ma Dio l’ha usata per esprimere in modo assolutamente fuori dalla testa di qualsiasi uomo e sapiente.
      Saluti.
      RA

      • Daniele ha detto in risposta a Roberto Abate

        Grazie per la risposta, Roberto! Avevo solo questa perplessità, legata al fatto che, come dicevo, in apparenza Provvidenza e caso sono inconciliabili… Ma, appunto, i Suoi pensieri non sono i nostri pensieri…

    • Taigura Araphael ha detto in risposta a Daniele

      “che ammettere l’esistenza del caso comporti come conseguenza il ritenere che ci siano diversi momenti in cui, anche nella vita odierna, Dio non sia provvidente con noi, dove appunto siamo soggetti al puro caso”

      No, perchè la nozione di caso a cui fa riferimento il neodarwinismo, riguarda la contingenza, contingenza che riguarda sia il rapporto mutazione-ecosistema, sia la concatenazione a-finalistica di eventi che hanno condizionato gli sviluppi della vita sul nostro pianeta. Qui il disegno divino non viene toccato in nessun modo possibile, a meno che non si sostenga l’ ID o qualche forma strampalata di teleologia.
      Già lo dissi, ma voglio ribadirlo.
      Non esiste un evoluzionismo, o un neodarwinismo filosofico. Non esiste un evoluzionismo o un neodarwinismo ateo o teista, almeno non più di quanto possa essere ad esempio un piatto di pasta asciutta rispettivamente ateo o teista.
      Chi accosta il neodarwinismo all’ateismo, non parla più di evoluzione, ma cerca solo(in maniera fasulla) di legittimare il suo ateismo.

      • Max ha detto in risposta a Taigura Araphael

        “Non esiste un evoluzionismo, o un neodarwinismo filosofico. Non esiste un evoluzionismo o un neodarwinismo ateo o teista, almeno non più di quanto possa essere ad esempio un piatto di pasta asciutta rispettivamente ateo o teista.
        Chi accosta il neodarwinismo all’ateismo, non parla più di evoluzione, ma cerca solo(in maniera fasulla) di legittimare il suo ateismo.”

        Concordo con te, caro Taigura. Ma prova a dirlo qui sotto…

        • Taigura Araphael ha detto in risposta a Max

          credo che il problema nasca a causa della molteplicità di significati che possono assumere termini come casualità, contingenza, selezione naturale e disegno e i molteplici contesti in cui questi possono essere inseriti. Quindi confusione su confusione. Ti faccio un esempio che riguarda la teleologia, ponendo come prima cosa una domanda.
          La contingenza( o per capirci meglio il famoso “caso”) su di cui si basa il neodarwinismo invalida il teleos(finanlità)?
          Si, ma anche no. Dipende da che tipo di teleologia prendiamo in considerazione, perchè a seconda del tipo, la risposta potrebbe essere affermativa o negativa.
          Se ci riferiamo ad un tipo di teleologia come quella dell’AT, il neodarwinismo non invalida niente e mai per natura di campi disciplinari differenti, potrà farlo. Se invece intendiamo la teleologia, intesa come fine e quindi come disegno desumibile dalla natura stessa, nella accezione di Theilard de Chardin, o di un Vito Mancuso (neocreazionismo) allora si, in questo caso il neodarwinismo è agli antipodi.

      • Domenico M. ha detto in risposta a Taigura Araphael

        Mah. A me francamente quest’argomento delle imperfezioni mi sembra debolissimo. È vero, si potrebbe dire che l’appendice è progettata per avere un ruolo immunitario, ma si potrebbe anche dire che il virus della rabbia o dell’HIV è progettato alla perfezione per ammazzarmi in modo orrendo, o che le Ichneumonidae sono progettate per torturare gli insetti che cannibalizzano lentamente e qui è difficile inventarsi una ragione benefica. Allora Dio è un sadico? Secondo me deriva principalmente da un’idea melensa e impropria dell’Amore divino, secondo cui esso non può contemplare altro che una sorta di “volemose bene” cosmico.
        A me viene sempre in mente la famosa coppia di poesie di William Blake, “The Lamb” e “The Tyger”, in cui contrasta un agnellino (con una lirica dolce e infantile) e una tigre (con un tono drammatico e terribile).

        Cito una parte della seconda:
        “Tyger Tyger, burning bright,
        In the forests of the night;
        What immortal hand or eye,
        Could frame thy fearful symmetry?

        In what distant deeps or skies.
        Burnt the fire of thine eyes?
        On what wings dare he aspire?
        What the hand, dare seize the fire?

        And what shoulder, and what art,
        Could twist the sinews of thy heart?
        And when thy heart began to beat,
        What dread hand? And what dread feet?

        What the hammer? what the chain,
        In what furnace was thy brain?
        What the anvil? what dread grasp,
        Dare its deadly terrors clasp!

        When the stars threw down their spears
        And water’d heaven with their tears:
        Did he smile His work to see?
        Did he who made the Lamb make thee?”

        Lo stesso Darwin si interrogava su come un Dio “benevolo” potesse permettere che un gatto torturasse un topo prima di ucciderlo. In effetti dipende tutto dalla definizione di “benevolo”: se accettiamo la visione smielata della natura in armonia è una contraddizione, se come Blake invece accettiamo che la nostra idea dell’Amore creatore divino debba includere anche il lato potente e terribile di “The Tyger” oltre a quello di “The Lamb” la contraddizione si risolve. In fin dei conti noi applichiamo un concetto antropomorfo di Male a situazioni non umane; gli animali (Homo sapiens incluso) non hanno concezione del Male che è un nostro approdo culturale: il dolore, la predazione, il parassitismo, le malattie, l’invecchiamento che a noi sembrano il Male in realtà lo sono solo per noi (anche giustamente direi) mentre sono semplicemente lo stato delle cose in natura e la necessaria altra faccia della natura paradisiaca e armoniosa che tendiamo a preferire: senza l’una non ci sarebbe l’altra. Anche nella nostra natura umana alla fine dobbiamo ammettere che è così: i momenti piacevoli e i valori positivi sono tali perché contrastati a quelli negativi; la vita è bella perché dobbiamo morire, amiamo ora i nostri cari perché sappiamo che un giorno non ci saranno più, ci godiamo la salute perché sappiamo che un giorno non l’avremo più.
        La filosofia orientale esprime questo concetto con Yin e Yang, ma anche quel meraviglioso libro della Bibbia che è Qohelet rappresenta molto bene questa concezione che forse abbiamo rimosso nel nostro edonismo occidentale e nella nostra ossessione nel nascondere o minimizzare ciò che non ci piace.

        Il succo è che forse è un po’ frettoloso incazzarsi con Dio o peggio ancora dedurre che non esista solo perché la realtà delle cose non corrisponde alle nostre dicotomie bene/male che ci siamo costruiti sulla base fondamentalmente di una visione del mondo illusoria, diabetica e falsamente consolatoria e che peraltro era già stata superata soddisfacentemente da culture molto più antiche della nostra (e forse molto più sincere).
        Tutto questo per affermare ancora una volta che l’Intelligent Design è una montagna di scemenze, scemenze sono le obiezioni che gli si pongono e scemenze sono le contro-obiezioni che vengono sollevate dai suoi poveri sostenitori. Dio non è un artigiano part-time incompetente e pure evidentemente un po’ cattivo, non è uno che per hobby costruisce universi.

        • Taigura Araphael ha detto in risposta a Domenico M.

          non sono credente, ma di sicuro non posso negare che moltissimi equivoci in materia di teodicea ci sono. da ateo condivido ugualmente la tua profonda riflessione, che è estesa al di la del credo professato. come quando dici: Anche nella nostra natura umana alla fine dobbiamo ammettere che è così: i momenti piacevoli e i valori positivi sono tali perché contrastati a quelli negativi; la vita è bella perché dobbiamo morire, amiamo ora i nostri cari perché sappiamo che un giorno non ci saranno più, ci godiamo la salute perché sappiamo che un giorno non l’avremo più.”

          questo non è affatto scontato come alcuni crederebbero.

          piccola parentesi sugli animali…..è molto probabile che gli animali dotati di autoconsapevolezza abbiano una sorta di idea del male. ovviamente si tratta di un idea intesa in maniera molto diversa da noi sapiens autocoscienti.

          • Domenico M. ha detto in risposta a Taigura Araphael

            Sì, credo che qualsiasi animale consapevole di esistere (il che restringe di parecchio il campo) si renda conto che qualcosa sia negativo o spiacevole, però non stiamo chiaramente parlando del Male in senso cristiano che è un concetto relativamente recente.

            Comunque ti dirò, secondo me l’intera discussione che vedi qui sotto e qui attorno non ha assolutamente motivo di essere… non è su questo che bisogna discutere dell’esistenza o meno di Dio.

        • Max ha detto in risposta a Domenico M.

          Parole interessanti, caro Domenico.

          Mi fa molto piacere che citi il Qohlet. Aggiungerei il libro di Giobbe, in cui Dio mostra a Giobbe l’enormita’ e la complessita’ della realta’ in tutte le sue forme e gli chiede di tenerne conto prima di lamentarsi. E dobbiamo tenerne conto anche noi, prima di lamentarci dei nostri problemi e del nostro dolore.

          Gianfranco Ravasi, parlando del Qohlet, ricordava che la Bibbia non e’ un libro per consolarsi. E si vede.

  5. Licurgo ha detto

    Io penso che quello che noi chiamiamo caso sia l’ignoranza (contingente o strutturale) delle cause di un fenomeno o l’incrociarsi di due fenomeni che hanno cause differenti: insomma, non esiste una situazione in cui non agiscono le leggi di Natura, che, in quanto leggi, riportano al concetto di ordine.
    Ma, al di là di questa mia opinione che lascia il tempo che trova, c’è sempre anche l’errore di un approccio efficientista: solo un ente limitato deve produrre qualcosa con la massima efficienza; la creazione divina, essendo Dio assoluto e fuori dallo spaziotempo, non può rispondere a criteri di efficienza, e dunque ci stanno benissimo dentro le mutazioni genetiche che si sono estinte presto per mancanza di ambiente favorevole, o organi che persistono senza avere una funzione specifica come residuo evolutivo e tutto quello che esce dall’efficienza operativa…insomma, Dio creatore non ha tempo o enti superiori a cui rendere conto della sua opera!
    Per finire: dal punto di vista filosofico, una creazione non può mai essere perfetta proprio in quanto creazione. In teologia perfetto vuol dire che esiste da sè, in sè e per sè, quindi non ha bisogno di passaggi per arrivare alla piena attualizzazione di sè. Dunque solo Dio è perfetto, la creazione, in quanto non esiste da sè, è intrinsecamente imperfetta anche se il Creatore è perfetto.

    • alessandro pendesini ha detto in risposta a Licurgo

      ….Dunque solo Dio è perfetto, la creazione, in quanto non esiste da sè, è intrinsecamente imperfetta anche se il Creatore è perfetto…..
      Licurgo
      Non condivido minimamente questa sua frase che considero una figura retorica tinta da un banale ossimoro !
      Inoltre, ammesso ma non concesso che Dio abbia castigato l’uomo per la sua tragressione, creando la sofferenza sia morale che fisica. Ma che colpa possono avere gli animali, altre sue creature, del Peccato Originale ? Avrebbero peccato anche loro ? Il che sarebbe assurdo ! Quindi, a questo punto come la mettiamo ?

      • Licurgo ha detto in risposta a alessandro pendesini

        L’ossimoro è l’apposizione di due aggettivi di siginificato contrario ad un medesimo sostantivo, per cui non vedo dove ciò si dia, qua semplicemente se perficio significa atto puro, tutto ciò che non è atto puro non è perfetto.
        Sul peccato originale di cui mi chiede, essenso teista solo filosoficamente e dunque non credendoci, non posso risponderle.

        • alessandro pendesini ha detto in risposta a Licurgo

          ……Sul peccato originale di cui mi chiede, essenso teista solo filosoficamente e dunque non credendoci, non posso risponderle…..
          Vincent Vega :
          “non posso rispondere” o NON voglio rispondere ??? Anche perché, non lo sapesse, la risposta pertinente esiste !

          • Licurgo ha detto in risposta a alessandro pendesini

            @ Pendesini
            Si legga (che magari leggere meglio gli interventi altrui sentenziando un po’ meno non le farebbe male) qualche post più sotto la mia discussione su Fabio e lì si parla di peccato originale: pure lì vedrà che ad un cattolico dico che non credo al peccato originale.
            Non posso rispondere difendendo qualcosa in cui non credo, non è questione di volerlo.

      • Vincent Vega ha detto in risposta a alessandro pendesini

        Due domande:

        1) può, cioè che è mutevole, essere incausato?

        2) può; la mutevolezza, precedere l’esistenza?

        Direi che può bastare.

        • alessandro pendesini ha detto in risposta a Vincent Vega

          Vincent Vega
          Spiacente doverle dire che la sua -strana- risposta non mi ha minimamente convinto !
          Se vuol cercare di annegare i pesci, ha fatto cilecca……Désolé

          • Licurgo ha detto in risposta a alessandro pendesini

            @Pendesini
            Insomma, quando non si sa rispondere si svicola tutto a dritta!
            Certo, è più facile sentenziare che rispondere sui punti…

          • Vincent Vega ha detto in risposta a alessandro pendesini

            Io le ho fatto due domande, non c’è stata alcuna risposta da parte mia.

            Attendo le sue, di risposte, alle mie domande.

            • alessandro pendesini ha detto in risposta a Vincent Vega

              Vincent Vega :
              -Niente sarebbe più stupido di un “creatore” che punirebbe l’istinto che egli stesso ha voluto nelle sue creature !
              E’ la mia risposta, che le piaccia o no

      • Klaud ha detto in risposta a alessandro pendesini

        È che quando fu immaginata questa sceneggiatura della creazione, non erano abbastanza smaliziati per le obiezioni future.

        • Licurgo ha detto in risposta a Klaud

          Klaud, non sto minimamente parlando di Bibbia, essendo teista solo filosoficamente.
          Per cui non vedo cosa c’entrino immaginazione e malizia.

  6. Fabio ha detto

    Nel giardino dell’Eden ci saranno state certamente margherite più alte e più basse, trifogli e quadrifogli, qua e là, frutti di pezzatura più grande e meno grande, animali con vezzi e particolarità più originali ed affascinanti.
    L’Eden deve essere stato tale e quale a quello che possiamo osservare nella forme più sui generis del creato che ci circonda. Tuttavia, l’Eden, nella sua “imperfezione”, non era contaminato da quegli elementi patologici, invalidanti e teratologici, che invece interagiscono con la nostra vita e con la natura animale e vegetale circostante.
    Ecco, io credo che la sola e unica differenza tra il passato remoto e il presente, sia l’effetto esiziale di cui il creato si è contaminato post peccato originale, riversandolo, a sua volta, sulle leggi genetico-biologiche, umani compresi.

    • Licurgo ha detto in risposta a Fabio

      Comprendo, anche se essendo teista solo filosoficamente non lo condivido senza che qua ci dilunghiamo, il discorso del Peccato Originale: tuttavia, appunto, anche ammettendo per postulato il Peccato Originale, il fatto che fosse stato privo di situazioni patologiche e teratologiche (cosa che rimane un po’ difficile da pensare se si pensa a come funziona la materia con le sue leggi, ma appunto non è qua il punto)non toglie che fosse una realtà creata, passibile di sviluppo di potenze in atti, compresa quella dell’ingresso del male, potenza che, purtroppo per noi, è divenuta atto, sempre tenendo fermo il Peccato Originale come postulato.

  7. lorenzo ha detto

    Fino ad ora, quando si parlava di teismo, creazionismo, disegno intelligente ecc., li consideravo più o meno sinonimi.
    Ora, grazie ad UCCR, ho appreso che vi sono persone che, con quelle parole, intendono una ben precisa, se così si può definire, corrente scientifica.
    Ho sempre considerato la scienza in grado di indagare sulle leggi che regolano l’universo ed ho sempre ritenuto che l’interrogarsi sul perché il mondo è fatto così e non in altro modo, porti a presupporre l’esistenza di Dio, ma rimango alquanto perplesso quando qualcuno collega in qualche modo la dimostrazione dell’esistenza di Dio alla scienza: se Dio fosse infatti scientificamente descrivibile, non sarebbe più Dio.

    • Klaud ha detto in risposta a lorenzo

      Praticamente è come se tu avessi affermato che se dio ti apparisse e ti dimostrasse che esiste, tu non potresti crederci. Che senso ha?

      • lorenzo ha detto in risposta a Klaud

        Ho detto semplicemente che chi cerca con la scienza di dimostrare l’esistenza di Dio è speculare a chi legge la Bibbia come un libro scientifico: se Dio mi apparisse, il dono della fede sarebbe superato.

  8. CORRADO LUCIANI ha detto

    Non dovremmo far confusione tra selezione naturale, dovuta al caso, ed evoluzione, che si compone di una fase attiva di adattamento all’ambiente. La vita è evoluzione perché non dipende passivamente dall’ambiente, ma ha la capacità attiva di:
    1. Acquisire e conservare informazioni (DNA);
    2. Riattivare informazioni in presenza di talune condizioni ambientali (riutilizzo di determinati geni del DNA);
    3. Utilizzare le proprietà della fisica quantistica per attuare modifiche del DNA in maniera più efficiente tale da meglio adattarsi all’ambiente (Jim Al Khalili, Johnjoe McFadden e altri studiosi della biologia quantistica).
    Sono anche convinto che la fisica quantistica sia creata ad hoc per l’intelligenza ed abbia un ruolo attivo nella nostra capacità di decidere. Posso anche condividere l’argomentazione che le manifestazioni del cervello siano troppo lente rispetto al brevissimo periodo di sovrapposizioni di stati tra particelle ma questo non rappresenta un ostacolo. In realtà la decisione non avviene con il pensiero, che rappresenta semmai una mera analisi di dati, ma è dato da qualcosa di sottostante. In sostanza è la consapevolezza che fa la decisione e vi può essere consapevolezza anche senza pensiero (che forse rappresenta il massimo grado di consapevolezza), così come vi può essere pensiero senza consapevolezza. Capita spesso di sentirci in balia dei nostri pensieri, ma la consapevolezza c’è quando invece riusciamo a osservarli in maniera più distaccata, ovvero “cavalchiamo” i pensieri, anziché esserne travolti. I nostri potenti strumenti possono misurare il pensiero, non certo il grado di consapevolezza. Quest’ultimo agisce in maniera più rapida e, attraverso una proprietà che ha acquisito attraverso miliardi di anni di evoluzione, riesce a fare una sorta di mappatura tra le migliaia di particelle in sovrapposizione all’interno del sistema nervoso, decidendo quale far collassare in un dato istante per attuare una determinata decisione. In sostanza il nostro cervello è spesso una sorta di pilota automatico, ma ogni tanto ne prendiamo il controllo. All’inizio magari facciamo solo piccole deviazioni dal pilota automatico ma se poi lo facciamo sempre più spesso abbiamo una sempre più maggiore consapevolezza e conseguentemente sempre più libero arbitrio. Tradotto possiamo anche fare virate a 180 gradi rispetto al pilota automatico. Sono convinto di questo e non ho bisogno di consultare testi di neurologia, perché posso osservarlo direttamente. Per questo se qualcuno mi dice che l’elettromiografo (EMG) ha registrato un segnale prima dell’elettroencefalogramma (EEG) non dico che non abbiamo alcun potere, nemmeno di muovere un braccio, il cui movimento dipenderà dal caso. Dico piuttosto che ho avuto la conferma di quel che pensavo, ovvero che la consapevolezza non è misurabile né dall’EMG, né dall’EEG, poiché agisce in maniera troppo rapida per essere rilevata. Aldilà del fatto che sono convinto che si possano fare esperimenti ad hoc senza alcuna attrezzatura tecnologica che ci consentano di dimostrare che abbiamo il potere di decidere quale movimento fare, non ne ho comunque bisogno perché basta la mia esperienza diretta. Ovviamente mi piace anche informarmi, ma non negherò mai l’evidenza di quanto osservo, semmai lo integro con quanto la scienza mi suggerisce. Ecco perché per me un segnale rilevato prima nell’EMG piuttosto che nell’EEG è la prova che ho il libero arbitrio e che questo si avvale della fisica quantistica, piuttosto che negarlo e dire che è tutto un’illusione.
    Sempre più convinto quindi dell’esistenza di una entità intelligente, così come di un disegno intelligente, confesso però umilmente la mia ignoranza su come questa entità voglia agire. Credo che sia onnisciente e ci dia libero arbitrio e ciò non necessariamente è in contraddizione. Il libero arbitrio ci consente di prendere infinite decisioni, l’onniscienza consente a tale entità di conoscere tutti gli esiti per ogni possibile decisione presa, ma nulla è rigidamente stabilito dall’inizio. L’importante è che si seguano determinate leggi, fisiche e spirituali. Forse non si vedrebbero tante ingiustizie se si vedesse il tutto con gli occhi di una entità che è al di fuori dello spazio tempo. Cento anni di sofferenza possono sembrare tanti ma sono infinitamente piccoli di fronte ad una successiva beatitudine eterna (o magari tante altre vite vissute felicemente). In sostanza credo in Dio e il cercare di capire meglio la natura rafforza questa mia opinione, ma dal punto di vista filosofico e teologico non ho le idee molto chiare. Comunque, come già è stato detto, dire che questa entità non è efficiente è un ragionamento banale e troppo umano. Umilmente dovremmo ammettere che siamo troppo limitati per capire la mente di Dio.

    • Licurgo ha detto in risposta a CORRADO LUCIANI

      Non risponde al criterio dell’efficienza nel senso che Dio non ha necessità di operare una creazione immediatamente statica, senza spazio ad organi non necessari e argomenti simili, in quanto, essendo perfetto/trascendente/assoluto (corollari che traiamo dalla dimostrazione tramite la potenza e l’atto e dunque l’atto puro con cui se ne argomenta l’esistenza).
      Non intendevo dire che non agisca: essendo il primo motore immobile della creazione, ed essendo fuori dallo spaziotempo, ovviamente è agente.
      Non possiamo capire la mente di Dio ad intra, non potendo noi enti finiti e causati comprendere intimamente un ente infinito e incausato (già non ci comprendiamo intimamente fra noi finiti e creati, figuriamoci…) ma secondo me per quel che riguarda l’operare di Dio ad extra, cioè non intimamente ma sulla creazione, possiamo dedurre alcuni concetti dai corollari che escono dall’agomentazione della sua esistenza, come quelli della precedente parentesi.

    • alessandro pendesini ha detto in risposta a CORRADO LUCIANI

      …..Sono anche convinto che la fisica quantistica sia creata ad hoc per l’intelligenza ed abbia un ruolo attivo nella nostra capacità di decidere….. Sono convinto di questo e non ho bisogno di consultare testi di neurologia, perché posso osservarlo direttamente……
      Corrado Luciani :
      Spiacente doverle ripetere che LA FISICA QUANTISTICA NON HA NIENTE A CHE VEDERE COL FUNZIONAMENTO DEL NOSTRO CERVELLO ! Dal punto di vista neurologico o fisico sarebbe assurdo solo pensarlo !
      La sua convinzione è, fino prova contraria, puramente illusoria. Questo mi fa dire che lei ha necessariamente bisogno di consultare testi di neurofenomenologia esenti da considerazioni prettamente metafisiche o ideologiche. La scienza, perché possa essere considerata tale, deve essere studiata razionalmente, non di certo sacralizzata !

      PS Lei afferma « Umilmente dovremmo ammettere che siamo troppo limitati per capire la mente di Dio »
      Avrei buone ragioni ma anche esempi lampanti per confermare che : umilmente dovremmo ammettere che siamo troppo limitati TOUT COURT. La nostra capacità cognitiva e razionalità non è ottima come certi filosofi o teologi pretendono….Se ha bisogno di qualche esempio me lo faccia sapere.

      • Gianfranco ha detto in risposta a alessandro pendesini

        Sono scettico anch’io del fatto che la fisica quantistica abbia a che fare con il funzionamento del cervello. Stiamo parlando di ordini di grandezza notevolmente diversi. Vista la complessità del cervello mi aiuterei per la sua descrizione con la fisica statistica.

  9. Valeria ha detto

    E… a cosa servirebbero le imperfezioni??

    Se ne ha avuto bisogno significa che dio non è cosi onnipotente da poterne fare a meno!

    Dare vita a delle creature per costringerle a uccidersi a vicenda per sopravvivere
    è un’altra palese dimostrazione che il dio cattolico non esiste.

    L’evoluzione è la dimostrazione piu evidente che il dio cattolico non esiste perchè contraddice la realta del peccato originale, e quindi tutta la teologia cristiana.

    Introdurre la causalità divina nel corso della evoluzione per realizzare direttamente strutture complesse (come si afferma nell’Intelligent design) non è corretto

    Invece è proprio questa una delle tanti evidenti dimostrazioni che dio, quello cattolico, non esiste , perche un’entità che procede a tentativi significa che è ignorante e fallibile.

    Gli uomini sono abituati a chiamare le cose naturali perfette o imperfette più a causa del pregiudizio che secondo una vera conoscenza di esse

    No, in base all’evidenza del funzionamento…!!

    L’unica cosa di personale è la vostra ostinazione a trasformare soggettivamente qualunque cosa nel tentativo di credere per forza.

    Inoltre, quel che è considerato imperfetto o inutile oggi potrà trovare un senso domani, grazie allo sviluppo della conoscenza scientifica.

    E infatti la conoscenza scientifica dimostra ogni giorno di piu come molti altri animali hanno caratterisitche psicologiche, emotive e cognitive simili a quelle dell’uomo.

    Il caso è qualcosa di non ordinato che sfugge al controllo divino, pertanto è una palese contraddizione di dio: cio che è prodotto dal caso non è VOLUTO.

    E questo caso.. produce delle imperfezioni che colpiscono TUTTI indiscriminatamente.

    motivo per cui il teologo cattolico John Haught ha parlato di «dono di Darwin alla teologia»,

    !! Adesso è diventato un dono…
    l’avete condannato in ogni modo e negato su ogni fronte, perfino oggi su RadioMaria l’evoluzione viene costantemente negata e ora è diventato un dono che stranamente NON è stato suggerito al papa dallo spirito santo
    come le scoperte Galileiane e come ogni altro elemento della natura e della realtà..
    però gli sbagli gli ha sempre suggeriti molto bene …

    molto presto UCCR scriverà che i matrimoni gay sono un dono per l’umanità perchè ampliano le famiglie e fortificano la società…!!

    Ormai tutti conoscono il modo cattolico di giocare con le parole.

    Siete su un binario morto.

    • Steve ha detto in risposta a Valeria

      Meno male che ci sei te allora…

      • Steve ha detto in risposta a Steve

        Però devo anche aggiungere una cosa. Lungi da me avere la spocchia ridicola di Valeria, che sentenzia con infallibilità credo dalla sua buia cameretta, l’articolo non mi è piaciuto. E condivido in parte alcune obiezioni.

        • Max ha detto in risposta a Steve

          Hmm… quali esattamente?

          Io ho apprezzato l’articolo perche’ condanna l’Intelligent Design, che non e’ scienza ed e’ invece cattiva filosofia.

    • Anto1992 ha detto in risposta a Valeria

      Il caso è un qualcosa di non ordinato che sfugge al controllo divino? Ma sei seria? Quando parliamo di Dio, parliamo di un’entità che è al di fuori dello spazio-tempo. C’è qualcosa che può sfuggire al suo controllo sul serio secondo te? Quello che l’articolo brillantemente sostiene è piuttosto semplice e immediato: Dio non lancia asteroidi, Dio non crea le micromutazioni genetiche che osserviamo, Dio non direzione i fulmini e la pioggia, nè tantomeno fa in modo che a Tizio capiti un incidente stradale e a Caio sia concesso di vivere fino a 100 anni. Dio crea l’Essere e le leggi che lo regoleranno. Sa dall’inizio dei tempi, grazie alla sua infinita onniscienza, che queste leggi porteranno alla creazione della vita e alla comparsa, tramite evoluzione, di ALMENO un essere pensante capace di comprenderlo (seppur in minima parte) e di dialogare con lui. Sei tu a Valeria a non poter controllare il caso e l’imprevedibile. Se tu potessi essere al di fuori del tempo, sapessi e conosceresti le conseguenze di quella vicenda che a te pare casuale. La tua critica è banale. Il teismo è la posizione filosifca che maggiormente regge alla luce delle conoscenze scientifiche a nostra disposizione. Il cristianesimo è una fede invece, basata sulle parole di un uomo storicamente esistito. Ma sempre di fede si tratta.

    • Vincent Vega ha detto in risposta a Valeria

      “L’evoluzione è la dimostrazione piu evidente che il dio cattolico non esiste perchè contraddice la realta del peccato originale”

      Contraddice la realtà del peccato originale o solo la lettura letteralista del libro della Genesi?

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