«Due anni fa le nozze gay in Irlanda, ecco lo stupro culturale che abbiamo subito»

gay irlanda referendum 
 
di John Waters*
*giornalista ed ex editorialista dell’Irish Time

da Il Foglio, 06/03/17
 
 

Quando ho iniziato a fare giornalismo, 35 anni fa, lo scopo dei media era favorire il dialogo tra persone con punti di vista differenti. Una visione differente a quella odierna, dove si vuole portare tutti a dire le stesse cose. Il dibattito è stato la linfa vitale della comunità umana, non un ostacolo al progresso.

Tutto questo sta cambiando, certamente nel mio paese, l’Irlanda, ma anche negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in altri paesi. Esprimere una visione non ortodossa in certi ambiti significa rischiare la vita, la serenità e la reputazione. I media sono diventati una corte suprema della correttezza politica, in cui i trasgressori vengono processati pubblicamente per aver infranto il marxismo culturale che ci governa.

Ho subito il mio processo tre anni fa, quando, prima del referendum irlandese in materia di matrimonio gay, la drag queen “Panti Bliss” mi ha chiamato omofobo in TV, aggiungendo che avevo cercato di distruggere la sua felicità, senza offrire alcuna prova a sostegno della sua tesi. “Omofobia” è una parola truffaldina, non ha un significato obiettivo chiaro ed è stata inventata dagli attivisti LGBT come strumento demonizzazione degli avversari così da emarginarli e ridurli al silenzio. E’ uno strumento di censura, viene usato per imbrattare gli oppositori creando una macchia che non può essere pulita da alcuna risposta ragionata, significa considerare le sue argomentazioni come radicate esclusivamente nell’odio o nella paura, cosa che dispensa dal rispondere ragionevolmente a quel che dice.

Quando ho capito che si trattava di una calunnia calcolata, ho chiesto tramite il mio avvocato i ritirare le accuse e scusarsi. Si è scatenato l’inferno. Per diverse settimane sono stato sottoposto al linciaggio da parte di attivisti LGBT, pagati da un’organizzazione “filantropica” americana, misteriosamente interessata alle vicende del mio Paese. Insulti, minacce a auguri di morte. Lo tsunami sui social media è stata replicato sui media, con molti dei miei “colleghi” che hanno cercato di regolare vecchi conti. Mi sono dimesso dall’Irish Times, per il quale ho lavorato per 24 anni, dopo aver scoperto che un presunto amico e collega si era unito alla festa dell’odio twittando sotto pseudonimo. Quando ho avvisato il direttore del mio giornale di questa violazione dei principi fondativi della nostra azienda, mi ha ignorato. La cosa veramente strana è che fino ad allora non avevo detto quasi niente in pubblico sul matrimonio gay.

Per due anni, fino al referendum del maggio 2015, il mio Paese è stato vittima dello stupro culturale tramite propaganda, foraggiato da fondi esteri, con l’obiettivo di condurre un raid predatorio sulla nostra definizione costituzionale del matrimonio, della famiglia e del ruolo dei genitori. Siamo stati assaliti dal bullismo emotivo e dai ricatti morali, ridotti a capri espiatorio siamo stati in parte persuasi e in parte costretti a introdurre una forma di matrimonio gay che è la più estrema di tutto il mondo. Poiché era una nazione fortemente cattolica, l’Irlanda è stata presa di mira dalla lobby gay internazionale come Paese-trofeo la cui caduta potrà essere usata nel mondo come grimaldello e leva per scardinare le altre nazioni meno devote. Chi ostacolava tale progetto è stato preso di mira per garantire che il trofeo potesse essere catturato con il minimo sforzo. Il modello irlandese del matrimonio gay è ora il gold standard con cui tutti gli altri Paesi del mondo saranno misuratati in termini di “tolleranza” e “progressismo”. Abbiamo introdotto nella nostra Costituzione una disposizione che permette non soltanto alle persone gay di sposarsi, ma afferma implicitamente che non vi è alcuna differenza fra una coppia composta da due uomini o due donne e una coppia composto da un uomo e una donna.

La vicenda di “Panti Bliss” mi ha portato ad espormi. Dopo aver osservato il modus operandi del branco LGBT, sono diventato sempre più certo che avrei dovuto oppormi in qualunque modo al tentativo di costringere l’elettorato irlandese ad adeguarsi al loro pensiero. L’emendamento è stato venduto attraverso l’uso improprio di parole come “uguaglianza” ma la Costituzione irlandese già considerava tutti i cittadini uguali davanti alla legge, lasciando la possibilità di una differenza di capacità e funzioni. Anche “uguaglianza” è una parola ricattatoria, impiegata con estremo pregiudizio per costringere le persone ad adeguarsi a distorsioni dei diritti che generazioni di irlandesi non avrebbero mai accettato.

Il matrimonio gay è solo l’ultima portata del menù dei “diritti progressisti” che hanno cercato di ribaltare la realtà. C’è una lunga storia che risale alla diffusione del “marxismo culturale” in Germania e in America, otto decenni fa: queste idee sono entrate nella cultura occidentale grazie all’ideologia dei rivoluzionari sessantottini. Matrimonio gay, maternità surrogata, cambiamento dei valori della vita familiare, sono sindromi che generano attività che vanno monetizzate e producono distrazione e anestesia, a causa della ripetizione persistente ci siamo abituati all’idea che si tratta di sinonimi di libertà. In realtà non c’è alcuna preoccupazione per i diritti umani, la compassione o la tolleranza, ma il desiderio di allinearsi ad un’agenda sociale “cool”, che separa i virtuosi dagli arretrato e dai reazionari. La rivoluzione degli anni Sessanta ci ha convinto che è possibile sfidare la natura stessa dell’uomo.

All’inizio del referendum in Irlanda eravamo una manciata dalla parte del No contro l’intero sistema parlamentare e i media irlandesi. Siamo partiti con il consenso a cifra singola ma abbiamo terminato con il 42%, e avremmo molto probabilmente vinto se avessimo avuto un’altra settimana. Agli elettori è stato detto che avevano il dovere di battersi per l'”uguaglianza”, sono state loro ricordate le intolleranze del passato verso gli omosessuali e gli è stato chiesto come si sarebbero sentiti se i loro figli fossero gay. Non sono stati invitati a giudicare l’emendamento nel contesto dell’ambiente costituzionale o a sostenere una discussione sulla sua traduzione nella pratica. L’adozione gay è l’obiettivo finale della lobby LGBT, raggiunto tramite il “metodo di salame”: procedere una fetta alla volta per ottenere tutti i guadagni incrementali possibili nella prima ondata, per poi capitalizzare chiedendo come mai i gay hanno avuto accesso ad una versione limitata del matrimonio priva dei diritti di adozione. La lobby LGBT tornerà sempre alla carica, chiedendo qualcosa in più, fino alla vittoria definitiva.

Nel sito web del gruppo “Yes, Equality” che ha coordinato la campagna in favore dell’emendamento c’è un paper del 2009 scritto da un’accademica femminista e lesbica che va ben oltre tutti i nostri peggiori timori sulle vere intenzioni della lobby. Si legge: «Il matrimonio fra persone dello stesso sesso rovescia gli assunti biologici e culturali “naturali” riguardo alla riproduzione e alla famiglia. Ha il potere di sovvertire e rovesciarne il concetto storico e le implicazioni del matrimonio. Così facendo, avrà sradicato delle sue tradizioni l’ideologia e il mito romantico del matrimonio che è stato a lungo criticato dalle femministe». E’ la conferma delle intenzioni nascoste di chi ha preso dal nulla la questione del matrimonio gay e l’ha portata al centro del dibattito pubblico. Il matrimonio gay è un cavallo di Troia che porta nel cuore della civiltà moderna un nuovo concetto di vita familiare, finge una preoccupazione per l'”uguaglianza” per ripudiare e smantellare i concetti e le strutture che avevano permesso alle società umane di essere coese da sempre. L’obiettivo è la sovversione del modello normativo della riproduzione e della vita familiare, il rovesciamento dell’ordine naturale.

Nonostante abbia letto il brano appena citato nel corso di diversi dibattiti, non una parola è stata pronunciata o scritta su di esso. I giornalisti si sono semplicemente voltati dall’altra parte, ammettendo di essere tirapiedi ideologici al servizio di un programma radicale. Quello che abbiamo visto in Irlanda nel 2015 (e che sta avvenendo in altri paesi) è che le opinioni su questioni pubbliche si sono scollegate dalla convinzione o dall’analisi, diventando etichette identitarie, la gente le usa per completare i loro vestiti e le loro automobili: «Guardami! Sono un vegetariano pro-palestinese che legge il New York Time!». Ciò spiega il successo della rivoluzione Lgbt e perché questioni mai considerate come urgenti sono balzate in cima all’agenda politica, anche grazie all’impegno dei media. Quello che osserviamo, anestetizzati, non è solo una presa di potere da parte di un movimento non rappresentativo, ma la soppressione stessa della democrazia e dei suoi pilastri principali, inclusi i parlamenti, i media e i tribunali.

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23 commenti a «Due anni fa le nozze gay in Irlanda, ecco lo stupro culturale che abbiamo subito»

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  1. unochepassava ha detto

    Mi piace ricordare come il radicarsi di questo movimento “progressista” fosse stato lucidamente preconizzato molti molti annni orsono dal piu’ grande filosofo italiano del Novecento, ossia Del Noce, non a caso buttato nel dimenticatoio

  2. beppino ha detto

    La lobby LGBT tornerà sempre alla carica, chiedendo qualcosa in più, fino alla vittoria definitiva.

    Non sono sicuro che abbia senso parlare di “vittoria definitiva”.
    Non sarà finita quando i “non egodistonici” conseguiranno il completo allineamento delle possibilità (ad esempio con la legalizzazione della maternità surrogata)…
    Ma non si potrà parlare di “vittoria definitiva” neanche quando altri possibili pseudo “diritti” ulteriori usciranno, pur se con meno frequenza, dal cilindro delle “invenzioni” LGBT.
    Il vero problema é che ci saranno sempre omosessuali egodistonici (volgarmente chiamati “repressi” dagli stessi gay) e il controllo dell’egoismo in genere ricorrente negli omosessuali non egodistonici (con la conseguente e continua invenzione di sempre nuovi “diritti” rispetto alla ortodossia ambientale…) probabilmente non é possibile.

    • Max ha detto in risposta a beppino

      “Non sarà finita quando i “non egodistonici” conseguiranno il completo allineamento delle possibilità (ad esempio con la legalizzazione della maternità surrogata)…”

      Esattamente. Se gli omosessuali e lesbiche vogliono il matrimonio, e’ pacifico che questo dovra’ includere la possibilita’ di “avere figli”, altrimenti non ci sarebbe parita’ con le coppie etero. E poiche’ la Natura non permette che due maschi o due donne procreino, occorrera’ ricorrere agli abomini chiamati maternita’ e paternita’ surrogata.

  3. Steve ha detto

    Io non ho nulla contro le nozze gay. Anzi.

    Probabilmente è l’unico punto su cui io e questo sito non andremo mai d’accordo.

    Troppo facile fare populismo e sbandierare la famiglia classica, si vede poi come se ne sfascia una ogni 10 minuti e come fioccano corna o anche peggio, non è certo l’amalgama uomo/donna a rendere di fatto una coppia coppia.

    Ma è un pensiero alimentato dal fatto che almeno 3 dei miei amici “stretti” sono gay o lesbiche, quindi non riesco comunque ad essere imparziale.

    • Norberto ha detto in risposta a Steve

      Guarda Steve, il fatto che diversi diplomati del conservatorio musicale non abbiano chissà quali qualità non significa affatto che le porte del conservatorio vadano aperte indiscriminatamente a chiunque voglia o se la senta. Per essere ammessi occorre avere delle capacità dimostrabili. E’ un’analogia che dovrebbe aiutarti a capire che la questione non è se le coppie etero sono “migliori” da quelle omo, ma che sono ontologicamente diverse, hanno “capacità” differenti ovvero la possibilità di generare naturalmente un nuovo cittadino e il matrimonio (“matris”) è stato istituito proprio per questo, non per altro.

      • Steve ha detto in risposta a Norberto

        Ho capito perfettamente il tuo discorso.

        Sarà anche perchè l’esempio calzava con me, essendo uno rifiutato dal conservatorio 😀 (anche se poi ho optato per chitarra moderna e andassero… tradizionalisti del menga)

        Comunque si, ho anche detto che appunto non potevo essere imparziale in quanto un pò troppo coinvolto personalmente, la mia migliore amica è lesbica e nessuna persona più di lei merita una famiglia. Ed è anche credente.

        • Emanuele ha detto in risposta a Steve

          Steve, ma il problema non è riconoscere il sentimento che lega due persone dello stesso sesso, ma pretendere che lo si chiami matrimonio con tutto quello che ne consegue.

          Si fa una grande confusione. Quello che distinguere una coppia gay da una coppia di amici sono i rapporti sessuali. Puoi ben immaginare che uno stato che mette bocca (leggi) in questa materia si pone su un terreno molto scivoloso. Le unioni omosessuali non sono fondate sull’amore, ma sul sesso. Infatti, due amici possono convivere per vari motivi ed amarsi in modo molto più sincero di tante coppie sposate, etero od omo, pur non facendo sesso.

          Può sembrare indelicato, ma gay e lesbiche si fregiano del titolo omo-sessuale, mettendo proprio l’accento sul sesso…

          Neppure il matrimonio etero si basa sull’amore (parola che non compare né in costituzione né nel diritto civile… credo di nessun paese…). Si basa sulla procreazione.

          Per questo il matrimonio ha valenza pubblica (se non resterebbe nella sfera dei contratti privati). In un certo senso la società dice: “io tutelo la vostra unione, ma voi fate figli e rallevateli”. Cosa riconosciuta anche dalla Saraceno che non è certo un’attivista cattolica.

          Tutto questo costrutto sociale non ha senso per le unioni sociali che non possono procreare. Per questo si arriva alle storture.

          La coppia gay per natura non può procreare al suo interno (non può procreare, non per accidente -malattia -, come avviene per gli sterili, ma per costituzione).

          Venuto meno il dovere di procreare, resta il diritto alla tutela… ma così si viola il patto sociale: tutele in cambio di figli. Per ottemperare a questo diritto si arriva alle storture: i figli non sono più un dovere, ma se non li posso avere diventano un diritto. Ecco che si arriva alle fecondazioni eterologhe e all’utero in affitto.

          La società, riconosciuto che le unioni gay sono matrimonio, non può che strappare i figli dalle legittime madri per darle ai richiedenti.

          Quindi, il matrimonio gay è lesivo soprattutto delle stesse coppie omosessuali, poiché non riconoscere la differenza ontologica tra coppia omo ed etero. Ha però valenza sociale, per questo tutti hanno diritto di prendere posizione… i figli non sono proprietà dei genitori. Uno stato che accetta che bambini possono essere comprati o regalati perde la sua ragion d’essere, per questo sempre lo combatterò.

          • Max ha detto in risposta a Emanuele

            Ti risponderebbero, come gia’ succede da un po’, che “il matrimonio, oggi, non e’ piu’ necessariamente finalizzato alla riproduzione ed alla crescita dei figli. Lo volete capire si’ o no’?”.

            Come dicevo a Michele piu’ sopra, i nostri avversari sono furbi.

    • Marco S. ha detto in risposta a Steve

      Che in passato gli omosessuali siano stati da troppi presi di mira e’ vero.
      Tutto sommato a casa sua Sherlock/Dr. Watson, da un punto di vista civile, vivono come credono (come amici e come qualcos’altro).

      Pero mi pare un grave errore portare a nozze le unioni omosessuali, perche’ questo istituto si fonda sull’unione fisica e psicologica di uomo/donna.
      Il fatto che talvolta l’unione uomo/donna risulti fallacia, non si puo’ per questo introdurre altre unioni che, comunque non hanno quelle caratteristiche.

      Secondo me le persone come Steve confondono il doveroso rispetto per tutte le persone (compresi quindi le persone omosessuali), con l’idea di omologarli per forza a “genitori”, anche se non sono produttivi e in grado di assicurare la diversita’ uomo/donna.

      Forse qui qualcuno sta facendo “una battaglia” per le “unioni egualitarie” e qualcun altro (me compreso) stava cercando di opporsi, ben sapendo che in Italia l’approvazione della legge Cirinna’ sarebbe stata necessaria e sufficente per dare spazio alla giurisprudenza, per il solo fatto di esistere.

      Ma sopra a queste varie forze e su piu’ lungo termine, al di la’ delle lotte per le femministe o per le LGBT, credo vi sia chi punta alla riproduzione umana nelle aziende biotec, sottraendole alle famiglie tradizionali.
      E credo saranno loro, alla fine, a vincere, a meno che la famiglia tradizionale possa ritrovare fiato ed uscire dall’angolo.

    • Taigura Araphael ha detto in risposta a Steve

      “Troppo facile fare populismo e sbandierare la famiglia classica, si vede poi come se ne sfascia una ogni 10 minuti e come fioccano corna o anche peggio, non è certo l’amalgama uomo/donna a rendere di fatto una coppia coppia.”
      Ed hai ragione. Come ben sai non sono credente e mi sento tagliato fuori dai dibattiti classici tra catto-omofobi e finocchi isterici, riguardo certi argomenti che sembrano ridursi ad una gara su chi c’è la più lungo. Ma da laico, sono contrario ai matrimoni omo, perchè ci sono di mezzo bambini e tutti dovrebbero avere il diritto di sentire il “profumo” della mamma, ed il “profumo” del “papà…….non credi?

      • Steve ha detto in risposta a Taigura Araphael

        Non lo metto in dubbio Taigura… il tuo discorso è sacrosanto ma appunto la mia opinione risente dell’esperienza personale.

        Poi ne ho fatto un discorso “generale” magari sbagliando, certo il discorso del bambino che ha bisogno dei “profumi” lo capisco ma è alquanto spinoso e fonte di ira incontrollabile per alcuni difensori lgbt oltranzisti

        • Vincent Vega ha detto in risposta a Steve

          Steve, però anche da un punto di vista prettamente laico secondo me è impossibile non dare ragione a Taigura. Tralasciando il fatto che sono cattolico, e quindi ho andhe un motivo addizionale, non puoi dirmi che togliere un bambino dai suoi genitori naturali per darlo ad una coppia di estranei con tendenze omosessuali sia una cosa moralmente giusta.

          Lo stesso vale anche quando dell’utero in affitto e robe simili ne beneficiano coppie eterosessuali, eh. È sempre un abominio.

    • giovanni ha detto in risposta a Steve

      Steve, portare a paradigma una situazione patologica non è razionalmente afficace all’interno di un discorso, perché il paragone bisogna farlo prendendo casi analoghi.

      Una famiglia può sfasciarsi o essere inadeguata all’accudimento della prole.
      Giusto.
      Lo stesso vale per una coppia di persone dello stesso sesso.
      Le famiglie che funzionano sono tante, tantissime, più di quelle che si sfasciano.
      Quindi sì. esiste la famiglia “classica”. Che poi non sia rose e fiori, quello è ovvio: la famiglia tutta sorrisi e allegria è mera finzione pubblicitaria, perché le ombre, il lutto e la sofferenza appartengono ad ogni essere umano.

      Il paragone devi quindi farlo con una famiglia sana e funzionante: a parità di condizioni una coppia same sex è la stessa cosa di una coppia di sesso diverso?

      Sotto il profilo della dignità umana delle persone che le compongono, ovviamente no.
      Sotto il profilo della rilevanza per la società, ovviamente sì, solo solo per il fatto che la coppia dello stesso sesso sarà sempre, inevitabilmente, naturalmente sterile.

  4. Max ha detto

    Intanto noi facciamo sempre piu’ passi… indietro:

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/adozione-riconosciuta-coppia-padri-gay-prima-volta-italia-4fffc2b2-b8dc-40a6-b451-71e5f6f4d8b6.html

    “un rapporto di filiazione in pena regola che come tale va pienamente tutelato”

    headbang!

    Si sa almeno se questi due hanno avuto i bambini per maternita’ surrogata oppure erano bambini da precedenti relazioni, o sono adottati… ?

    • Michele ha detto in risposta a Max

      Da notare: “un rapporto di filiazione in piena regola”. Me coj..i!, direbbero a Roma.
      Eppure basterebbe riflettere sul senso e sul fondamento dell’istituto dell’adozione per capire come si tratti di un’istituzione suppletiva di una mancanza che il minore subisce, ovvero la mancata assunzione degli obblighi genitoriali da parte di coloro che l’hanno generato. Generazione che non è un mero fatto biologico, come piace pensare agli omofili, ma, come ogni atto umano, implica libertà e responsabilità, ovvero rientra nella sfera morale e giuridica. Proprio questo carattere di supplenza, fa sì che l’adozione sia ovviamente modellata sul paradigma dell’unione uomo-donna. Se poi si vuole credere che “basta l’ammmmore” allora perché non allargarla a più di due persone o relazione parentali oppure a persone anziane? Mah!

      • Max ha detto in risposta a Michele

        Attento Michele, perche’ i nostri avversari sono furbi.

        Se dici “la generazione non e’ un mero fatto biologico”, apri la porta a quelli che affermano che non c’e’ bisogno che un bambino sia generato da padre e madre.

        • Michele ha detto in risposta a Max

          Forse avrei dovuto scrivere che la generazione non è solo un fatto biologico.
          Ad ogni modo quel che intendevo dire è che la generazione non è un fatto biologico come lo è il battito cardiaco oppure la necessità di dormire o cibarsi. La procreazione coinvolge senz’altro la biologia, che ne è condizione necessaria, ma è anche un’azione dove entrano in gioco intenzioni e desideri, libertà e responsabilità verso il frutto della procreazione. Per questo l’etica ed il diritto se ne occupano, da questo suo aspetto extra-biologico traggono origine le obbligazioni dei genitori verso i figli; non perché è SOLO un fatto biologico, infatti il dormire o il cibarsi non vengono regolamentati.

          Chiarito questo punto, a mio avviso proprio l’inscindibile relazione tra biologia e aspetto morale della procreazione ci offre un’arma contro le rivendicazioni LGBT. Se ci pensi, e la recente sentenza di Trento che ha sdoganato l’utero in affitto lo conferma, loro giocano proprio sulla separazione tra i due ambiti sopra citati per legittimare le proprie pretese. Per loro la generazione va fatta coincidere con un progetto di genitorialità (mossa ovvia se vuoi giustificare l’utero in affitto), proprio perché già prima hanno ridotto l’atto della procreazione a mero fatto, come accade tra gli animali, assimilabile alla necessità di dormire o cibarsi. Ovviamente da un mero fatto non si può dedurre un valore etico e giuridico, com’è ovvio; quindi, se il valore della procreazione non può stare in quello che non è altro che un accoppiamento dettato dall’impulso, allora va cercato altrove, ovvero nel “progetto di genitorialità”; ed il gioco, con questa doppia operazione, è fatto.

          Perciò ritengo fondamentale dire che la generazione non è un mero fatto fisico, ma è ben di più, pur avendo come base necessaria e indispensabile la biologia; lo faccio proprio per non aprire loro la porta.

  5. Germano ha detto

    Taigura dice bene. Nella famiglia ci sono i figli. I figli hanno il diritto ad una madre e ad un padre. Il nocciolo della questione è qui. È qui!
    Non c’entra l’uguaglianza, non c’entra la discriminazione, c’entra solo il diritto del minore.

    • Vincent Vega ha detto in risposta a Germano

      Esatto.

      Un conto è la regolamentazione di una semplice unione civile, un conto è regolamentare un “diritto” (che non esiste per nessuno) ad avere figli strappandoli ai genitori naturali.

  6. giovanni ha detto

    Torno ancora su questi lidi per dire la mia dal punto di vista giuridico e logico, quindi senza mettere in mezzo religione o convincimenti irrazionali.
    Nel codice civile non esiste una norma che indichi nell’orientamento sessuale un impedimento al matrimonio.
    Quindi una donna con tendenze omosessuali può benissimo sposarsi con un uomo con tendenze omosessuali.
    Di conseguenza, è falso che il matrimonio non sia accessibile alle persone con tendenze omosessuali.
    Allo stesso modo un uomo con tendenze eterosessuali non può contrarre matrimonio con un altro uomo con uguali tendenze.
    Nessuna ingiusta discriminazione, quindi. Un uomo non può sposare un altro uomo (né una donna un’altra donna) a prescindere dall’orientamento sessuale di uno o di entrambi.
    Allo stesso modo, l’amore non c’entra un tubo col matrimonio (civile, ovviamente): per lo Stato, un uomo e una donna possono sposarsi per millemila ragioni che l’Ufficiale dello Stato Civile che ne raccoglie il consenso non potrà mai sindacare.
    Non si è mai visto che il sindaco (o il suo delegato) domandi ai nubendi se e quanto si amino.
    Di conseguenza, ciò che accade sotto le lenzuola o le motivazioni di chi si sposa sono assolutamente irrilevanti per il diritto, in quanto emozioni, sentimenti e quant’altro appartenga al foro interno delle persone fa a cazzotti con la certezza della legge nello specifico ambito familiare.
    L’unica cosa che conta per lo Stato e la società affinché ci sia una famiglia è la naturale complementarietà dei sessi, unico presupposto che garantisca (nella fisiologia delle cose) a dare la vita ad un altro essere umano. A tale presupposto si aggiunge quello della stabilità del rapporto e della esclusività dello stesso, perché oltre a dare la vita ad una nuova creatura umana, è necessario accompagnarla e stutturarla finché non sarà in grado di essere autonoma.
    La capacità affettiva in capo ai coniugi, se da un lato è importante, non è di per sé sufficiente: un figlio ha bisogno di imparare dalla complementare interazione dei propri genitori (maschio e femmina) tra di essi e col mondo il modo di affrontare la vita.
    Ecco perché il matrimonio non è un “diritto”.
    Non è il “sigillo di garanzia” impresso dallo Stato e la società ad un rapporto affettivo.
    L’istituto matrimoniale investe una realtà che preesiste al diritto: dove non c’è famiglia, non c’è società, e dove non c’è società non c’è diritto, per cui il diritto è logicamente successivo alla famiglia e non si può, a meno di forzare la realtà con abili maquillage retorici ed artifici logici, invertirne il procedere: il diritto non può stabilire cosa è famiglia e cosa non lo è, perché logicamente e socialmente viene dopo di essa e da essa trae origine.
    Adesso si prega di contestare quanto ho affermato usando argomenti di segno opposto e non fallacie logiche che parlano alla pancia.

    • Max ha detto in risposta a giovanni

      Caro Giovanni, bentornato da queste parti, ci e’ mancato.

      Quel famoso utente, il “Vincent Vega” al contrario, che impazzava nei forums e nei commenti del sito internet del Corriere della Sera, liquidava ripetutamente tutte le opposizioni al “matrimonio” gay con la seguente affermzione: “il matrimonio, oggi, non e’ piu’ necessariamente finalizzato alla riproduzione ed alla crescita dei figli”. Quindi, secondo lei, anche le persone dello stesso sesso avrebbero diritto a sposarsi con altri dello stesso sesso, senza sindacare le ragioni. Come avrebbe risposto?

  7. franco bacci ha detto

    Dai giornali e Tg di ieri si e’ saputo della notizia che due coppie di gay maschi,che hanno ottenuto la possibilita’ all’estero di adottare bambini,sono state riconosciute anche in Italia,(tribunale di Firenze).
    Al solito Tg 1- pro adozioni gay,ho ascoltato dei diritti dei gay ad avere dei bambini.
    Quindi la societa’ attuale,occidentale,considera avere un bambino come un diritto,non si tratta piu’ di vedere riconosciuti i propri comportamenti od orientamenti,si pretende anche l’accesso alle adozioni,si va oltre si invade i diritti altrui,quello dei piu’ deboli,dei piu’ indifesi di chi non puo’ reclamare un suo personale diritto ad avere,invece,una mamma e un papa’ come e’ nella natura,non si illudano i signori gay ,i bambini nasceranno sempre da una componente maschile e femminile,strappare un bambino a questo suo sacrosanto diritto e’ un puro atto di violenza,punto e basta.
    Sempre al “Tg 1 pro adozioni gay”,si e’ fatto riferimento ad altri Paesi,cosiddetti civili,nei quali da tempo si e’ concesso a coppie dell stesso sesso di procacciarsi dei bambini.
    CHi sono questi Paesi “civili”? Alcuni giorni fa ho letto,su un quotidiano,che una associazione ,il cui sito e’ http://www.stopdiscriminatingdown.com,lotta per combattere la prassi medica ormai diffusa in questi paesi “civili”(sappiamo quali,Olanda,Svezia ecc..)di far “abortire il feto malato di trisomia 21 o di altre patologie genetiche inguaribili”.
    In pratica si viaggia verso l’eugenetica,verso una societa’ occidentale fredda,cinica e spietata che salta i 2ooo anni di cristianesimo per tornare ad una umanita’ materiale,gretta,volgare ,senza nessuna pieta’ cristiana.
    SEcondo alcune proiezioni,si legge,nel 2030 Svezia e Danimarca saranno libere dalla “peste” della sindrome di Down!
    Ma in che mondo viviamo?Curiosamente,suicidio assistito,aborto,omogenitorialita’,utero in affitto sono sostenuti dalla stessa parte politica sinistroide,ma non solo purtroppo,e tutte queste “rivendicazioni” viaggiano verso un solo obiettivo:sacrificare sull’altare dell’egoismo i piu’ deboli e i piu’ indifesi,i malati inguaribili e i disabili.
    Si puo’ fare un paragone con l’ideologia nazista? Penso proprio di si,con la differenza che i nazisti erano crudeli e repressivi nell’immediato,questi invece si mascherano da buonisti e da antirazzisti,pro- immigrati ,ecologisti ecc..ecc..ecc..

    • Sebastiano ha detto in risposta a franco bacci

      Hai fatto tante domande ma una buona parte di esse bisognerebbe rigirale ai vari Alfano, Lupi, Lorenzin e compagnia (ubriaca) cantante varia, la quale – al termine dell’approvazione della legge sulle unioni civili in italia – affermò gongolante: “abbiamo evitato l’adozione alle coppie omosessuali”.
      Poveri illusi, Cirinnà e soci sapevano da tempo che ci avrebbero pensato i giudici loro compagni di merenda a spianare la strada, giacché in questa italietta ormai le leggi le fa il CSM e non il parlamento. Ma la compagnia di cui sopra mica poteva rischiare il cadreghino…
      Intanto nemmeno si parla più di considerare l’utero in affitto come reato internazionale. La tattica è (sempre) la stessa: creare dei casi, prendere tempo e poi chiedere di legalizzarli, o in nome del “loveislove”, o del “chemaletifòate?” o – ragion suprema – del “celochiedeleuropa”.
      La compagnia – sempre quella di cui sopra – accetterà (come ha già fatto) in nome della “ragion di stato”.
      Mala tempora currunt.

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