Il dittatore Kim Jong-un vieta il Natale: «celebrerete mia nonna»

In Corea del Nord censurato il cristianesimoIl tiranno nordcoreano Kim Jong-un ha vietato il Natale, al posto della nascita di Gesù Cristo ha infatti imposto la celebrazione di sua nonna Kim Jong-suk.

Sul New York Post si legge infatti che la parente del leader supremo della Corea del Nord nacque nella vigilia di Natale del 1919, era una guerrigliera e un’attivista comunista, moglie del primo dittatore Kim Il Sung.

Nonostante il suo odio per tutto ciò che riguarda la religione, è possibile comunque trovare alcuni alberi di Natale a Pyongyang, ma privi di simboli cristiani. Un po’ come avviene in alcune scuole occidentali, in nome di un ambiguo “rispetto”. Sempre quotidiano americano riferisce che i gruppi per i diritti umani ritengono che 50.000-70.000 cristiani siano «rinchiusi in prigione e confinati nei campi di concentramento solo a causa della loro fede».

Attenzione: stiamo parlando di oggi, del mese scorso. Non del medioevo, del rinascimento, dei secoli pagani o delle dittature atee che nel ‘900 hanno distrutto interi popoli, perseguitato centinaia di credenti, distrutto le chiese, incarcerato i cristiani e decapitato i sacerdoti: da Tito a Stalin, da Hoxa a Ceaușescu, da Castro a Lenin, da Mao a Pol Pot. Parliamo di quanto accade in questi giorni, dall’altra parte del mondo.

Per l’organizzazione umanitaria americana Open Doors, la situazione in Corea del Nord può essere paragonata solo alla persecuzione cristiana promossa dai dittatori atei Enver Hoxha e il cambogiano Pol Pot. E’ chiaro che, come loro, anche Kim Jong-un sia inspirato dal socialismo di Karl Marx, per il quale -citando Robert Owen- «il comunismo comincia subito con l’ateismo» (K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Einaudi 1970, p. 112). Marx, a sua volta influenzato da Feuerbach in particolare, vedeva nell’ateismo una fonte di liberazione dalle catene religiose: «poiché il contenuto della religione è il contenuto di un difetto, la fonte di questo difetto si può cercare soltanto nella natura dello Stato» (K. Marx, La questione ebraica, in Opere, Newton Compton 2011, p. 34). Così, assieme a Friedrich Engels, riteneva che «l’eliminazione della religione come illusoria felicità del popolo è la condizione della sua felicità reale» (K. Marx, Per la critica della filosofia hegeliana del diritto», in Opere, Newton Compton 2011, p. 19).

I dittatori comunisti hanno semplicemente messo in pratica il materialismo dei teorici del marxismo, i quali si ispirarono a loro volta a Hegel. E non bisogna dimenticare, come ha giustamente ricordato il sociologo Zygmunt Baumann, che «il comunismo non è un’utopia romantica, ma è figlio del secolo dei Lumi, di Voltaire e Diderot. E ha qualcosa di messianico. Trotzky si considerava forse come un messia degli ebrei, forse come una specie di Cristo, forse pensava al secondo Avvento».

L’uomo che elimina Dio perché crede di esserlo lui stesso è la tentazione umana ben descritta nel peccato biblico di Adamo ed Eva. Così si è arrivati a censurare la celebrazione del Natale: oggi, pochi giorni fa. Non nel secolo scorso.

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