Così muore una suora cattolica, le foto diventano testimonianza al mondo

Le immagini di una giovane suora argentina, sorridente e serena anche se in lotta contro un devastante cancro ai polmoni, sono diventate virali sui social media pochi mesi fa, con migliaia di condivisioni e articoli di giornale.

Ne parliamo solo oggi, un po’ in ritardo, ma di storie del genere bisognerebbe parlarne sempre. Suor Cecilia, del Carmelo di Santa Fe, in Argentina, è morta il 23 giugno 2016, all’età di 42, ma ciò che ha colpito il mondo intero è stata la serenità con cui ha vissuto le ultime ore di vita, attendendo la morte in pace con se stessa e con il mondo, in attesa di abbracciare il Suo amato a cui ha dedicato l’intera vita.

Il Carmelo di Santa Fe ha comunicato così l’annuncio della morte: «la nostra amatissima sorella si è addormentata dolcemente nel Signore dopo una malattia dolorosissima sopportata sempre con gioia e dedizione al suo Sposo Divino. Vi inviamo tutto il nostro affetto per il sostegno e la preghiera con cui ci avete accompagnate durante questo periodo così doloroso ma allo stesso tempo tanto meraviglioso».

Dopo la laurea come infermiera a 26 anni di età, suor Cecilia Maria ha fatto la sua prima professione come carmelitana scalza, mentre la professione finale è avvenuta nel 2003. All’inizio del 2016 le è stato diagnosticato il tumore e ha vissuto l’inizio della malattia nel monastero di Santa Fe, venendo poi ricoverata in ospedale dove non ha mai smesso di pregare e offrire le sue sofferenze per il bene del mondo, nella certezza dell’approssimarsi del suo incontro con Dio. «Sono molto contenta», ha scritto a maggio, «e stupita per l’opera di Dio anche attraverso la sofferenza, nonché dal fatto che tante persone stanno pregando per me».

«Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?», domandava San Paolo (1Cor 15,55). Parole che sembrano riflesse nel volto di suor Cecilia e che dicono molto sul potere della fede e sulla libertà che essa dona agli uomini che si affidano al Signore. «Perché la morte», per i cristiani, «non è nient’altro che un culmine di prova, il cui scopo non può essere che la testimonianza di accettazione del Mistero di Dio» (L. Giussani, Si può vivere così?, Rizzoli 2007, p. 209).

La redazione

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16 commenti a Così muore una suora cattolica, le foto diventano testimonianza al mondo

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  1. Vincent Vega ha detto

    Il volto di quella Suora testimonia che ha visto lo Sposo e gli sta andando incontro.

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  2. lucia ha detto

    Quel sorriso è l’epilogo di una esistenza vissuta alla luce dell’Amore accettato e Donato…Grazie a tutte quelle persone che ci aiutano a vivere la Vita e la Morte come due estremi facenti parte della stessa esistenza…

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  3. Umberto P. ha detto

    La fede sincera da ad alcune persone una forza e serenità enormi, che invidio da sempre.

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  4. Sophie ha detto

    Che sorriso meraviglioso…

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  5. sara ha detto

    Magari e’ solo una contrazione muscolare…

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  6. beppino ha detto

    Ho avuto esperienza diretta e personale anni fa del decorso fino alla morte per cancro di una suora italiana originaria delle mie parti. Una situazione molto simile a quella di suor Cecilia. Di comune con suor Cecilia c’é sicuramente il sorriso. Ampio, sincero, infinito, continuo. Non so se il sorriso derivi da una fede genuina e salda o abbia altre motivazioni (anche idiote come qualche utente in modo probabilmente scherzoso ma comunque inappropriato vorrebbe far ventilare): so solo che mi rimane il ricordo e tante volte questo ricordo mi ha giovato a valutare e affrontare in modo diverso momenti negativi della vita. Grazie per la testimonianza di suor Cecilia e grazie infinite alla “mia” suora.

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  7. Max ha detto

    Dicevano gli scolastici, questo mondo e’ al “bottom of the pit” e secondo me avevano ragione. Mi verrebbe da pensare che lasciarlo per andare un altro posto, molto migliore, in fondo non deve essere cosi’ triste, anzi…

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  8. Corrado Luciani ha detto

    Se esiste una qualche forma di coscienza dopo la morte (cosa a cui io credo e mi ritengo più razionale di quelli che considerano la coscienza e la capacità di fare delle scelte solo illusioni perché altrimenti sarebbero proprietà emergenti difficili da spiegare in una visione materialista di tutto ciò che esiste) il come affrontare gli ultimi instanti di vita diventa molto importante. Però non dipende solo da noi ma anche da come veniamo curati. L’accanimento terapeutico oltre ad avere i suoi costi ha anche degli effetti collaterali che a mio parere possono nuocere al nostro stato emotivo. Si dovrebbe investire di più in personale (più infermieri e meglio preparati da un punto di vista psicologico per affrontare gli ammalati gravi) e ambiente (più letti e più confortevoli, musiche soffuse e rilassanti, presenza di verde e/o viste panoramiche su parchi) e meno in farmaci. Una buona musica può fare anche meglio di un anestetico, costa meno e non ha effetti collaterali.

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    • Corrado Luciani ha detto in risposta a Corrado Luciani

      P.S. Intendevo dire antidolorifico anziché anestetico.

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    • sara ha detto in risposta a Corrado Luciani

      Corrado, guarda in faccia la realtà…sei mai stato ricoverato?

      Hai idea di cosa son diventati gli ospedali?…

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      • Corrado Luciani ha detto in risposta a sara

        Si sono l’opposto di quanto ho descritto. Ma a mio parere si possono cambiare senza sostanziali maggiorazioni di costi. La maggior componente di costo ritengo sia quella per i farmaci e probabilmente il rapporto costi benefici non è ben valutato, così come ritengo siano sottovalutate le possibilità di guarigione dovute all’aspetto mentale/emotivo.

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        • sara ha detto in risposta a Corrado Luciani

          …la prossima volta mi faro’ suonare la La Messa di Requiem in Re minore di Mozart mentre staro’ per partorire…

          Anche se solo per un piccolo anestetico( epidurale) m’hanno fatto tante di quelle storie…

          Ma un piccolo Requiem in Re minore che vuoi che sia…basta attrezzarsi 😉

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  9. Vincent Vega ha detto

    Rispondo qui a Lorenzo http://www.uccronline.it/2017/01/04/benedetto-xvi-mai-subito-alcuna-pressione-francesco-nuova-freschezza/#comment-181865

    ““… che alcuni si salvino è dono di chi li salva, che alcuni periscono è merito di chi perisce… ”
    Queste sono le parole con le quali il concilio di Quiercy condanna la predestinazione per taluni e la riprovazione per talaltri.”

    No Lorenzo, è esattamente come dico io e il Concilio lo conferma. Infatti la riprovazione si ha quando Dio permette la dannazione (Giuda), la predestinazione alla gloria si ha quando Dio salva, pre-muovendo il libero arbitrio con la Grazia efficace attuando la sua vera libertà (San Paolo).

    La riprovazione significa proprio questo, ovvero che queste persone rigettano la Grazia sufficiente che Dio dona a tutti, perdendosi per propria colpa.

    La predestinazione alla gloria si ha quando, invece, tramite la Grazia efficace (che è un dono esclusivo di Dio, che Dio non è obbligato a concedere a tutti essendo un dono di Misericordia), l’uomo accetta la Grazia volgendosi liberamente e infallibilmente al Bene.

    Altrochè condannare, il Concilio di Quercy dice esattamente ciò che dico io.

    Chi si salva si salva per Grazia, poiché senza la Grazia efficace, sono libero e gratuito di Dio, si sarebbe dannato, chi si danna si danna per propria colpa, perché ha rifiutato la Grazia sufficiente che Dio offre a tutti per Giustizia.

    Non solo questo non è mai stato condannato, ma è il pensiero tomista sulla Grazia, pensiero tomista da cui San Pio X, durante la crisi modernista, si raccomandava che non ci si allontanasse.

    Ti chiedo di trovare un pronunciamento del Magistero che abbia condannato la predestinazione e la riprovazione, perché se davvero è come dici tu anche Padre Bellon andrebbe condannato come eretico, visto che afferma la predestinazione per coloro che si salvano http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1092 e che è impossibile accettare la Grazia sufficiente, facendola passare dalla potenza all’atto, senza un ulteriore impulso salvifico della Grazia di Dio http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=3014

    Bellon espone esattamente ciò che dico io, ovvero che chi si salva si salva per Grazia di Dio, perché Dio, con la Sua Graxia efficace, ha fatto si che la volontà dell’uomo scegliesse liberamente e infallibilmente il proprio Bene,, e chi si danna si danna per propria colpa, perché ha rifiutato la Grazia sufficiente che Dio offre a tutt secondo Giustizia, Grazia sufficiente che, però, essendo l’uomo, dopo il peccato originale, inclinato al male, non è salvifica per sec

    Tuttavia,, come detto, Dio non “deve” la Grazia efficace a nessuno. La Grazia efficace è Misericordia e la Misericordia non è un dono che si “deve”, a differenza di ciò che è dovuto secondo Giustizia. Dio dà la Grazia sufficiente a tutti essendo giusto, e da la Grazia efficace ad alcuni -io spero la grande maggioranza dell’umanità- per mostrare la Sua Misericordia.

    Padre Bellon parla chiaramente del fatto che eisste la predestinazione alla salvezza, a te dimostrare che è eretico.

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  10. Vincent Vega ha detto

    E, già che ci sei, dimmi dove il Magistero avrebbe condannato questo pronunciamento di San Tommaso

    “Dio riprova alcuni. Infatti abbiamo già detto che la predestinazione è una parte della provvidenza. Si è anche dimostrato che la provvidenza può ragionevolmente permettere qualche deficienza nelle cose ad essa sottoposte. Dunque, siccome gli uomini vengono indirizzati alla vita eterna dalla provvidenza divina, appartiene ad essa il permettere che alcuni manchino di raggiungere questo fine (ut permittat aliquos ab isto fine deficere). E ciò si dice riprovare.
    Quindi come la predestinazione è parte della provvidenza relativamente a coloro che da Dio vengono ordinati alta salvezza eterna; così la riprovazione è parte della divina provvidenza rispetto a coloro che non raggiungono tale fine.
    Quindi la riprovazione non dice soltanto prescienza: ma vi aggiunge concettualmente qualche cosa. Difatti, come la predestinazione include la volontà di conferire la grazia e la gloria, così la riprovazione include la volontà di permettere che qualcuno cada nella colpa, e che cada nella pena della dannazione per il peccato” (Somma teologica, I, 23, 3).

    E occhio, la riprovazione è strettamente collegata alla predestinazione alla salvezza. Se, infatti, è vero che Dio non ha predestinato Giuda alla dannazione, è altrettanto vero che Dio ha permesso la dannazione di Giuda.

    Permettere non significa causare.

    Infatti resistere alla grazia sufficiente è un difetto che viene solo da noi, dal nostro libero arbitrio inclinato al male dopo il peccato originale e non dalla deficienza della grazia divina, che sarebbe realmente sufficiente per un uomo non decaduto, mentre non resisterle è un bene, che, ultimamente, viene come causa prima da Dio autore di ogni bene e da noi solo come cause seconde pre-mosse, spinte o “primo-mosse” da Dio.

    L’uomo non può fare positivamente il bene se non è spinto o ‘pre-mosso’ da Dio (da lì la necessità della Grazia efficace per salvarsi) , mentre può fare il male o “deficere” da sé, poiché il male è “privazione di bene” e la privazione o deficienza non hanno bisogno di un impulso divino. Un mancamento o privazione non richiede se non una causa deficiente. Il Creatore di ogni cosa e quindi anche della libertà umana può infallibilmente muoverla a determinarsi liberamente a fare un atto buono. Non la violenta, togliendole la libertà, ma la pre-muove a determinarsi liberamente. Infallibilità, efficacia, pre-mozione a determinarsi non significano violenza o necessità.

    Pertanto se Dio pre-muove la volontà dei predestinati alla Gloria a far si che, infallibilmente e liberamente producano atti buoni e comunque muoiano in stato di Grazia, quando questa pre-mozione non avviene, come nel caso dei reprobi, ci si danna per propria colpa

    Ora, come detto, non vi è ingiustizia da parte di Dio. Vi sarebbe se lui non desse a tutti la Grazia sufficiente, ma Lui la da a tutti, questa, secondo giustizia. Gli uomini, però, essendo inclinati al male dopo il peccato originale, rigettano liberamente la Grazia sufficiente che Dio dà a tutti secondo Giustizia, finendo quindi col dannarsi per propria colpa.

    Ecco perché è necessario un dono di Misericordia, ovvero la Grazia efficace, che nella sua sovrabbondanza attua la libertà dell’uomo che, infallibilmente e liberamente, accetta il Bene, seguendo i comandamenti, pentendosi quando pecca mortalmente (sottolineo mortalmente, perché come spiegato nel tpic sui risposati non ogni trasgressione in materia grave è peccato mortale) e soprattutto morendo in Grazia (la perseveranza finale è un dono di Dio).

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