Se “l’amore è un diritto”, perché negare le nozze alle gemelle Decinque?

decinqueAnna e Lucia Decinque, 31 anni, sono due gemelle che condividono tutto nella vita, compreso il loro fidanzato di 32 anni, Ben Byrne. Una storia che è diventata pubblica e sta facendo crollare il castello delle già deboli argomentazioni a sostegno del matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Il trio, infatti, ha vissuto finora a Perth, in Australia, in casa della madre delle ragazze. Le due sorelle vivono costantemente assieme, hanno perfino speso 240.000$ in cosmetici e chirurgia plastica per assomigliarsi ancora di più. Poche settimana fa hanno annunciato la volontà di sposarsi e di avere una gravidanza in contemporanea attraverso la fecondazione in vitro.

I rapporti con fidanzati separati, hanno detto, avevano sempre fallito, «perché stiamo assieme 24 ore su 24, ogni singolo giorno, ogni minuto della nostra vita». Così il fidanzato Ben le tratta allo stesso modo e formano un trio felice. La domanda è: se la legge australiana sul matrimonio venisse modificata per consentire agli omosessuali di sposarsi, perché si dovrebbe vietare di riconoscere anche il matrimonio ad Anna, Lucy e Ben? Anche il loro è un amore sincero, desiderano impegnarsi gli uni per gli altri, risulterebbe discriminante e scandalosamente ingiusto non accogliere il loro “diritto d’amore”, secondo le parole che utilizza costantemente la propaganda Lgbt.

Si ripropone quindi la domanda che mette in crisi l’Arcigay: se “love is love”, perché l’amore di tre persone sarebbe meno dignitoso di quello di due persone dello stesso sesso, tanto da non dover essere riconosciuto dallo Stato? Se il matrimonio non si basa sulla complementarietà sessuale di un uomo e una donna, che si uniscono per creare un ambiente stabile e sicuro in vista dei figli, ma, come ci insegnano i teorici arcobaleno, solamente sull’amore e sul consenso di due adulti consapevoli, perché vietare l’istituzione dell’incesto tra due parenti, adulti e uniti anche dall’amore? E perché mettere limitazioni sul numero di coniugi? Se è possibile dare in adozione bambini ad una coppia di omosessuali, perché quel che conta “è l’amore e l’affetto che ricevono”, perché allora non darli in adozione a tre, quattro o dodici genitori, etero o omo che siano? A livello di quantità, garantirebbero molto più amore e affetto ai bambini, rispetto ad una coppia.

Tornando al caso delle gemelle Decinque e continuando ad utilizzare la retorica Lgbt, risulta fortemente ingiusto mantenere il vuoto legislativo sui diritti delle coppie poligamiche in tema di successione in un contratto d’affitto, di risarcimento del danno conseguente alla morte dei conviventi, di nomina dell’amministratore di sostegno ecc. L’uguaglianza significa dare anche a questo singolare ménage à trois la possibilità di sposarsi. Non è forse giunto il momento di abbattere qualunque limite -bigotto e conservatore-, sul matrimonio ed accettare le diverse strutture familiari? L’esperienza vissuta di Anna, Lucy e Ben suggerisce che la società ha bisogno di andare oltre l’antiquata egemonia diadica che stanno promuovendo gli attivisti gay nella loro campagna per il matrimonio tra due persone dello stesso sesso. Chi combatte per i diritti gay, perché non combatte anche per i diritti dei poligamici?

Questa è chiaramente una riflessione grottesca e volutamente satirica. Ma è l’inesorabile logica della spinta per il matrimonio omosessuale. O si abbatte qualunque limite oppure si mantengono i limiti attuali e si torna a riconoscere il matrimonio nel suo significato e scopo originale. Vie di mezzo non ce ne sono.

La redazione
(articolo inserito nell’archivio dedicato alla tematica sulle unioni omosessuali)

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