Nuovo studio: il 55% di chi accede all’eutanasia legale soffre di curabile depressione

DepressioneIl tema dell’eutanasia, e in più in generale del “fine vita”, è molto delicato e dibattuto per le sofferenze personali che sono in gioco e per le possibili ideologie retrostanti.

La morale cattolica è sobria e chiara e in linea col comune buon senso: come l’uccisione di qualunque persona innocente, “il mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte” (cioè l’eutanasia o suicidio assistito) è una cosa “moralmente inaccettabile” (CCC 2276 ). D’altro canto, quando un malato in stato di sofferenza cronica è sottoposto a procedure mediche che sono “onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi” (CCC 2278, il cosiddetto “accanimento terapeutico”), può essere legittima l’interruzione delle cure, accompagnando la morte naturale con sedazione terminale.

Negli ultimi anni in alcune nazioni sono state promulgate leggi che permettono l’eutanasia, all’interno del più ampio quadro della cosiddetta “cultura dello scarto”, più volte denunciata dai papi recenti (942 ricorrenze sul sito del Vaticano). Una nazione che rappresenta un vero e proprio modello a riguardo è l’Olanda, della quale ci siamo già occupati (Ultimissima 21/03/11 e Ultimissima 31/10/11). A partire dalla legalizzazione, quello che è via via emerso in particolare in questo paese è interessante e inquietante: in larga parte dei casi la soppressione dei pazienti è avvenuta senza un loro consenso; in singole cliniche i medici hanno optato per non rianimare pazienti sopra i 70 anni; tra i criteri ammissibili per l’eutanasia sono incluse anche malattie non terminali, disturbi psichiatrici (come ansia e depressione) e fattori sociali (come mancanza di legami sociali e risorse finanziarie).

Uno studio recente permette di cogliere meglio la situazione. Pubblicato su JAMA Psychiatry (febbraio 2016 ), i ricercatori hanno esaminato 66 casi di suicidio assistito avvenuti in Olanda tra il 2011 e 2014. In 36 casi, cioè il 55%, la principale “malattia” che ha portato alla richiesta dell’eutanasia era la depressione. Cosa che, rilevano gli autori, suscita il disappunto di medici non psichiatri, i quali considerano l’eutanasia eventualmente lecita solo nel caso di malattie mediche terminali.

A questo problema si ricollega il paper pubblicato sulla rivista ammiraglia JAMA (una delle più autorevoli al mondo in campo medico) nel gennaio 2016, studio dal significativo titolo: “Perché i medici si possono opporre al suicidio assistito”, iniziando con la lapidaria frase: “Il suicidio medico assistito è sempre giustificabile? No”. Il paper cita uno studio compiuto in Oregon tra coloro che richiedono l’eutanasia e, anche in questo caso, le cause citate sono prettamente di stampo psicologico-sociale: perdita di autonomia (92% dei casi), incapacità di compiere attività (cioè sentirsi inutili, 89%), perdita di dignità (80%), mancato controllo dei proprio corpo (50%), essere un peso per i propri cari (40%). Solo nel 25% dei casi, rileva l’articolo, la causa della richiesta di morire è relativa al dolore fisico provato.

Qualche decennio fa, quando Soylent Green (1973, ambientato nel 2022) era solo un distopico film di fantascienza, nessuno avrebbe effettivamente creduto che negli anni attuali alla frase: “Mi sento depresso o solo, voglio morire”, lo sventurato si sarebbe visto proporre il modulo da firmare. Ma è una logica naturale e inumana conseguenza della strategia del piano inclinato. In pochi anni si è passati dalla comprensibile e lecita richiesta di sedazione palliativa nel caso di una dolorosa malattia terminale, alla soppressione attiva con consenso del paziente, alla soppressione a discrezione dei medici e, quindi, alla soppressione per altre malattie organiche non terminali, come la depressione, disturbo assolutamente curabile.

È significativo che da una rivista del calibro di JAMA comincino ad emergere dubbi su queste conclusioni, almeno per l’ultimo passaggio. Quale potrebbe essere una risposta complessiva alla logica della “cultura dello scarto” nel tema del fine vita? Di fronte alla prospettiva della morte, quello che spesso manca è una ricerca di senso ai dolorosi eventi che si stanno vivendo, con la conseguente depressione e richiesta di farla finita. E può mancare anche un solido sostegno familiare, amicale e sociale, che rende soli e impotenti i malati di fronte all’inevitabile futuro. È su questi due ambiti che sarebbe giusto e doveroso cercare di intervenire, cercando di attenuare il senso di vuoto e di solitudine.

Roberto Reggi

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27 commenti a Nuovo studio: il 55% di chi accede all’eutanasia legale soffre di curabile depressione

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  1. Vincent Vega ha detto

    Grazie per l’articolo, davvero terrificante. Fate benissimo a diffondere queste notizie, sono molto importanti. L’Olanda e quei paesi li si sono allontanati dal Cristo e queste barbarie ne sono una dimostrazione.

    • sara ha detto in risposta a Vincent Vega

      E Vincent vero…speriamo di non arrivarci anche noi..che piano piano si sta legalizzando tutto..tanto l’ agenda e’ sempre la stessa e parte dall’America per arrivare all’Europa. Il fine e’ il controllo assoluto sulla popolazione mondiale. Ma ci stiamo incivilizzando senza rendercene conto…e’ un treno in discesa..si andrà sempre peggio..nemmeno nel Medioevo che tanto si dice epoca Oscurantista della ragione si pensava minimamente a tanto..il bello e’ che di spaccia per progressismo..e ce la fanno bere…in parlamento vogliono discutere leggi come: Divorzio lampo con eliminazione dell’obbligo di fedelta’ e accordi prematrimoniali.
      Adozione estesa a tutti, Gay e single.
      Eutanasia o suicidio assistito(e’ gia’ pronta la legge)
      E aborto senza obiezione di coscienza. A proposito dell’aborto e’ stata legalizzata in sti giorni la pillola del giorno dopo senza obbligo di ricetta medica…ed e’ stata tolta dal Bugiardino la dicitura: Puo causare aborto. Cosicché non si sappia piu’ nemmeno la verita’.ovviamente questo e’ solo il primo gradino per la pillola abortiva fai da te a casa.
      E in fine in ultimo la Bonino vorrebbe legalizzare le droghe leggere a fini “terapeutici” . Ogni iniziativa di questo genere a livello parlamentare si commenta da sé. E intanto l’Italia va’ a rotoli…

  2. hicetnunc ha detto

    sottopongo ai lettori il problema dell’eutanasia a scopo di espianto organi, cioè chiedo: è utanasia o non lo è? Se sì, perché; se no, perché…

    • Klaud. ha detto in risposta a hicetnunc

      Detta così è criptica. Se lo scopo è unicamente l’espianto è macelleria. Se si approfitta di uno stato altrimenti irrisolvibile è unire l’utile all’inevitabile.

    • gabriele ha detto in risposta a hicetnunc

      se si è certi che la persona non torni indietro, è etico; se non si è certi dell’irreversibilità, è eutanasia e macelleria

    • hicetnunc ha detto in risposta a hicetnunc

      http://www.corrispondenzaromana.it/usa-salvato-in-extremis-dallespianto-dorgani/
      il “caso Eluana” è paragonabile a quello di Jahi Mcmath o a quello di George Pickering? la Chiesa si oppone sempre al concetto di morte cerebrale? quand’è che l’una morte è irreversibile o irrisolvibile e destinata a scivolare inesorabilmente nell’altra? “cerebralmente morto” e “ancora vivo”, dove è la differenza?
      solo domande…

      • lorenzo ha detto in risposta a hicetnunc

        Quando smette di “funzionare” il sistema reticolare attivante che, situato nel mesencefalo, raggiunge i nuclei reticolari e intralaminari del talamo allo scopo di trasmette alla corteccia impulsi nervosi attivanti, si ha la morte cerebrale: la morte cerebrale, miracoli a parte, è irreversibile.

        • hicetnunc ha detto in risposta a lorenzo

          molto preciso ma la bibbia afferma che la vita è nel sangue (che primitivi!) e questo sarebbe un cadavere con le mestruazioni

          http://www.tempi.it/viva-o-morta-il-caso-jahi-mcmath#.VvF4T0LLe00

          mi chiedo perché la chiesa non estenda a tutti coloro a cui batte il cuore lo status di “vivi” ma ammette che si anticipi la morte clinica in modo artificiale, e secondo me cruento in caso di espianto, non solo con la sospensione dei sostegni vitali…

          • hicetnunc ha detto in risposta a hicetnunc

            a proposito: non si volevano leggi per i casi particolari!

          • lorenzo ha detto in risposta a hicetnunc

            Senza voler entrare in analisi socioculturali di popolazioni vissute qualche millennio fa e dedite alla pastorizia, non vorrai forse sostenere che se perdi tutto il sangue rimani vivo?

            Una volta sopraggiunta la morte cerebrale cessano gli stimoli respiratori e cardiocircolatori e, dopo qualche ora, è già evidenziabile la fase colorativa della putrefazione causata dai batteri saprofiti: in questo brevissimo lasso di tempo è possibile intervenire per “mantenere in vita” determinati organi prima che li raggiuga la necrosi.

            Se infine fosse il cuore di una persona a stabilire che quella persona è viva, in un trapiantato il vivo è chi ha ricevuto il cuore o chi l’ha donato il cuore?

            • hicetnunc ha detto in risposta a lorenzo

              che primitivi! era ironia, ma a parte le incomprensioni è sempre utile discutere con te

              “il vivo è chi ha ricevuto il cuore o chi l’ha donato il cuore?” vivo è chi ha un cuore anche di plastica ma sangue nelle vene che scorre, se non vi sono danni evidenti agli organi dovrebbe essere curato anche il vivo affetto da morte cerebrale o lasciato morire naturalmente non credi? mantenere in vita determinati organi è un eufemismo perché a vivere è sempre e solo l’individuo in cui c’è vita cioè sangue. Perché si passa dall’accanimento terapeutico da una parte del confine e all’espianto appena superato il confine? non è mai accettabile lasciare che la natura faccia il suo corso e lasciare in pace le persone che stanno morendo, io direi anche “con un po’ più di rispetto”?

              devi convenire che se Gesù fosse morto oggi gli avrebbero espiantato gli organi e nemmeno Lazzaro sarebbe stato resuscitato, tuttavia ogni cosa va considerata nella sua effettiva collocazione storica nella quale soltanto ogni cosa ha senso ed ha senso considerare valide e necessarie le sue condizioni di possibilità…

              • lorenzo ha detto in risposta a hicetnunc

                Partiamo dal fatto che una persona è viva fino a quando il sangue circola nelle sue vene.
                Il sangue deve però essere messo in circolo dal cuore ed ossigenato dai polmoni.
                Cuore polmoni poi “prendono ordini dal cervello”.
                Il cervello è pertanto l’organo del corpo umano cui tutti gli altri organi subordinatamente “ubbidiscono”.
                Morto il cervello, tutti gli altri organi muoiono in sequenza.
                Prima che la sequenza di morte raggiunga gli organi ancora vitali è però possibile il loro riutilizzo trapiantandoli in un’altra persona il cui cervello, ancora vitale, può dare loro “ordini”.

                Se Lazzaro è stato resuscitato quando la putrefazione era ormai percepibile olfattivamente, che problema ci saebbe stato farlo risorgere anche se gli avessero espiantato organi vitali? Gesù non è forse risorto dopo che gli vevano spaccato il cuore ed era pressoché dissanguato?

                • hicetnunc ha detto in risposta a lorenzo

                  perché anche se è diagnosticata la morte cerebrale il cuore continua a battere*?

                  se il cervello fosse l’organo da cui tutte le funzioni vitali del corpo dipendono dovrebbe essere l’ultimo a morire non il primo, e quando fosse il primo il resto del corpo non dovrebbe morire istantaneamente?

                  che il cuore abbia la funzione di pompa non ne sarei così sicuro, sicuramente serve da snodo per separare il sangue ossigenato da quello privo di ossigeno, ma in ogni caso è il sangue ciò che direttamente porta vita o morte alle cellule

                  considera poi la differenza tra necrosi cellulare di alcune aree di un organo e cessazione della sua funzione (esempio: dopo un infarto il cuore va parzialmente in necrosi come anche il polmone se l’infarto è polmonare) soprattutto per i casi le tecniche diagnostiche necessarie per stabilire lo stato di morte dei neuroni non siano utilizzate ai fini di una analisi completa della presenza delle funzioni vitali perché non richiesto dalla legge

                  *escludendo una attivita puramente meccanica

                  • lorenzo ha detto in risposta a hicetnunc

                    Non discuto sul fatto che il cuore non sia una semplice pompa o che una mancata irrorazione sanguinea al cervello anche per pochi secondi ne provochi la necrosi, ma il mio discorso è un altro.

                    Se una persona ha il cuore (o i polmoni o altro organo vitale) “avviato” ad una rapida morte, sostituito il cuore la persona continua a vivere.

                    Se invece una persona ha il cervello “avviato” ad una rapida morte (che è un qualcosa che va oltre il coma irreversibile) e fosse per assurdo possibile sostituire il cervello, quella persona non esisterebbe più ma, al massimo, si potrebbe dire che continua ad esistere il suo corpo.

                    Per questo motivo ritengo che la morte cerebrale sia la morte della persona e che i suoi organi, non essendole più di alcuna utilità per continuare questa vita terrena, possano essere donati ad altri.

        • hicetnunc ha detto in risposta a lorenzo

          miracoli a parte

          la Chiesa può mettere a parte i miracoli?

          • lorenzo ha detto in risposta a hicetnunc

            La Chiesa non rincorre i miracoli, prende solo atto che esistono.

            • hicetnunc ha detto in risposta a lorenzo

              non li deve rendere impossibili

              • lorenzo ha detto in risposta a hicetnunc

                Rendere impossibile un miracolo è cosa impossibile.

                • hicetnunc ha detto in risposta a lorenzo

                  rendi impossibile guarire un mal di testa con un miracolo se ricorri subito all’aspirina, oppure se il cadavere del tuo maialino da compagnia te lo mangi prima che per miracolo ritorni in vita, in vita ritornerebbe una copia non l’originale (anche se l’anima ammesso che ce l’abbia fosse la stessa). Non potresti, quanto meno, vedere il cadavere che riprende vita, dunque il segno visibile del miracolo

  3. Sebastiano ha detto

    Qualcuno anche in italia sta già pensando a una proposta di legge per scimmiottare olanda et similia.
    Pare che Lupi, Lorenzin, Cicchitto e compagnia cantante stiano già pensando di adottare la stessa strategia messa in opera per la stepchild.
    Informateli di come è andata a finire (specialmente nei tribunali), e – già che ci siete – informateli che i proponenti della “dolcemorte” in salsa nostrana sono gli stessi del “bambino a catalogo”.
    #ciricorderemo

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