Umberto Eco: «Gesù Cristo è un miracolo anche per i laici inquieti come me»

Umberto EcoE’ morto ieri a 84 anni Umberto Eco, famoso semiologo e scrittore. Come sempre, quando muore un personaggio famoso il web viene inondato di articoli, citazioni, hashtag. Poi, dal giorno dopo, si tornerà ad ignorarlo.

Lui stesso, in un suo celebre intervento, ricordò che internet ha «diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel».

Di certo, per quanto ci riguarda, non lo abbiamo mai ignorato e mai gli abbiamo risparmiato critiche, soprattutto quando fu autore di una infelice uscita contro la grandezza intellettuale Benedetto XVI. Si alzò un grosso polverone e diversi intellettuali presero le difese del Papa emerito, come il filosofo laico Costanzo Preveintervenne duramente contro Eco- e il filosofo Nikolaus Lobkowicz, rettore dell’Università Ludwig-Maximilian di Monaco, che rispose: «Ratzinger, come Hans Urs von Balthasar o Henri de Lubac mezzo secolo fa, è uno degli uomini più colti del nostro tempo e anche uno dei più colti della lunga storia dei vescovi di Roma»Siamo intervenuti anche per replicare alle sue avventate considerazioni sul monoteismo violento e politeismo pacifico, stupiti che un uomo di cultura come lui potesse aderire ad una leggenda del genere. Credeva ed elogiava i “valori marxisti”, dimenticando cosa terribilmente accadde nel ‘900 alle società (poi dittature) che li accolsero come guida morale.

Inutile negarlo, non abbiamo mai stimato Umberto Eco. E d’altra parte non è facile stimare una persona che non ha mai chiesto scusa per essere stato uno dei responsabili del violento appello contro Luigi Calabresi, il quale venne definito «commissario torturatore» e accusato, senza prove, della morte di Pinelli. Quella lettera scatenò una campagna diffamatoria che culminò con l’assassinio di Calabresi. Nessuna scusa da parte dei firmatari, tra i quali Eco, che sono poi tutti i moralisti laici di Repubblica: Furio Colombo, Roberto D’Agostino, Margherita Hack, Dario Fo, Dacia Maraini, Massimo Teodori, Eugenio Scalfari ecc.

Oggi però vorremmo ricordare quello che abbiamo apprezzato di lui, onorare la sua memoria cercando di trarre ciò che di positivo riteniamo ci abbia lasciato. Innanzitutto la sua realistica visione sul Medioevo, niente secoli bui ma un’«epoca gloriosa», ha scritto recentemente, il cui risultato è «quella che chiamiamo oggi Europa, con le sue nazioni, le lingue che ancora parliamo, e le istituzioni che, sia pure attraverso cambiamenti e rivoluzioni, sono ancora le nostre». Perché «che il Medioevo non è quello che il lettore comune pensa, che molti affrettati manuali scolastici gli hanno fatto credere, che cinema e televisione gli hanno presentato»

Il suo funerale si svolgerà, secondo le sue volontà, in forma laica al Castello Sforzesco di Milano, una scelta coerente perché Eco si convertì dal cattolicesimo all’illuminismo e al postmodernismo, optando per un approccio debole alla verità. Una apostasia meditata, che lo portò ad una “fede nel dubbio”. Scrisse: «La psicologia dell’ateo mi sfugge perché kantianamente non vedo come si possa non credere in Dio, e ritenere che non se ne possa provare l’esistenza, e poi credere fermamente all’inesistenza di Dio, ritenendo di poterla provare» (U. Eco, “In cosa crede chi non crede”, Liberal 1996, p.23). Raccontando la sua parabola esistenziale, disse: «La prospettiva laica non è stata per me una eredità assorbita passivamente ma il frutto, molto sofferto, di una lunga e lenta mutazione, e sono sempre incerto se certe mie convinzioni morali non dipendano ancora da una impronta religiosa che mi ha segnato alle origini. Tuttavia credo di poter dire su quali fondamenti si basa oggi la mia “religiosità” laica; perché fermamente ritengo che ci siano forme di religiosità, e dunque senso del sacro, del limite, dell’interrogazione e dell’attesa, della comunione con qualcosa che ci supera, anche in assenza della fede in una divinità personale e provvidente» (In cosa crede chi non crede,  Liberal Libri 1996, p. 22).

Un laico turbato, non certo un ateo, proclamava il diritto della Chiesa ad intervenire pubblicamente nella società: «Quando una qualsiasi autorità religiosa di qualsiasi confessione si pronuncia su problemi che concernono i princìpi dell’etica naturale, i laici debbono riconoscerle questo diritto: possono consentire o non consentire sulla sua posizione, ma non hanno nessuna ragione per contestarle il diritto di esprimerla, anche se si esprime come critica al modo di vivere del non credente. Non ritengo esista il diritto inverso. I laici non hanno diritto di criticare il modo di vivere di un credente. Non vedo perché debbano scandalizzarsi perché la Chiesa cattolica condanna il divorzio: se vuoi essere cattolico non divorzi, se vuoi divorziare fatti protestante. Io confesso che sono persino irritato di fronte agli omosessuali che vogliono essere riconosciuti dalla Chiesa, o ai preti che vogliono sposarsi.  Ci sono ricevimenti (laicissimi) in cui è richiesto lo smoking, e sta a me decidere se voglio piegarmi a un costume che mi irrita, perché ho una ragione impellente per partecipare a quell’evento, o se voglio affermare la mia libertà standomene a casa» (In cosa crede chi non crede,  Liberal Libri 1996, p. 13).

Nelle lettere che scrisse al card. Carlo Maria Martini, il celebre semiologo toccò una profondità che mai abbiamo più ritrovato nei suoi libri. Bellissime le sue parole, da non credente, verso la figura di Gesù Cristo: «se Cristo fosse pur solo il soggetto di un grande racconto, il fatto che questo racconto abbia potuto essere immaginato e voluto da bipedi implumi che sanno solo di non sapere, sarebbe altrettanto miracoloso (miracolosamente misterioso) del fatto che il figlio di un Dio reale si sia veramente incarnato. Questo mistero naturale e terreno non cesserebbe di turbare e ingentilire il cuore di chi non crede». Così, «io ritengo che un’etica naturale – rispettata nella profonda religiosità che la anima – possa incontrarsi coi princìpi di un’erica fondata sulla fede nella trascendenza, la quale non può non riconoscere che i princìpi naturali siano stati scolpiti nel nostro cuore in base a un programma di salvezza» (In cosa crede chi non crede,  Liberal Libri 1996, p. 25).

Oggi che Umberto è tornato alla casa del Padre possiamo solamente augurargli che quel “programma di salvezza” che riconobbe dentro di sé si sia realmente attuato, per lui. Un laico inquieto, dal cuore turbato e gentile.

La redazione

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41 commenti a Umberto Eco: «Gesù Cristo è un miracolo anche per i laici inquieti come me»

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  1. Pino ha detto

    De mortuis nihil nisi bonum, una saggia massima che sempre si applica per una morte.

    8+
  2. Andrea ha detto

    Siamo proprio sicuri che sia tornato alla casa del Padre, dopo un’apostasia ben meditata?

    4+
    • Dan ha detto in risposta a Andrea

      Più che altro faccio finta di non sapere cosa si intende per:nè caldo nè freddo.

      1+
    • Gennaro ha detto in risposta a Andrea

      L’augurio che possa essere lì è lecito.

      9+
    • Federico ha detto in risposta a Andrea

      Dal tono sembra quasi che ti auguri di no. Se così fosse, è l’atteggiamento classico che mi allontana sempre più dalla fede, quella sorta di di smania di voler all’inferno chiunque non sia cattolico.

      3+
      • Dan ha detto in risposta a Federico

        Non è l’augurio il fatto è che purtroppo,un uomo ha una vita ove puo scegliere fino al suo ultimo istante,Eco stesso è stato cattolico e un credente,ma purtroppo in effetti lui ha fatto delle sue scelte o dei ragionamenti per il quale si è allontanato,è stata una sua decisione,non stò qui a discuterle:ma lui che ignorante non era di certo,li ha fatti in piena coscienza.Pure gli uomini un tempo di fede possono crollare,mentre invece pure uomini che di fede non nè hanno avuto possono trovarla.Non è affatto semplice essere cristiani o cattolici,nè tutta la cultura del mondo deve illudermi:

        “Il Dio di Abramo,di Isacco di Giacobbe non dei filosofi e dei dotti”.

        Nella guerra anche contro una parte del proprio sè molti vincono altri perdono,ma da soli si perde di sicuro la propria cultura fa poco contro i propri desideri,purtroppo mi sono augurato per lui quando era vivo che veramente tornasse alla fede,ma finiti i giochi non si puo più tornare indietro,vale pure per il sottoscritto,o la scommessa l’hai giocata prima o a dadi tratti le scommesse non possono essere riaperte:ha scommesso sul nulla,adesso saprai se ha vinto o perso,perchè in questo gioco terribile non puoi andare in pari,perchè qui la legge e sul serio uguale per tutti e le sue regole,i nomi le autorictas non le cambiano:vale dal più piccolo dei fedeli al Papa,Dio di ciascuno saprà.Ma certo se io lo rinnegassi fino alla fine perchè dovrei salvarmi?Si potrebbe pensare a Pietro,ma Pietro pure se ne è ravveduto,Su questo punto, non ammetto l’incoerenza su me stesso,giusto non per dire qualcosa contro Eco,ma per non ingannare anche me stesso in merito.Se io stesso morissi rinnegando quale possibilità potrei avere?E perchè mi devo illudere,per quel sentimento e incoerenza che Eco stesso deprecava?Lui comunque ha fatto delle scelte coerenti fino alla fine,e la fine stessa è coerente con tali scelte,tutti possono cambiare scelta,lui ha deciso di no,il dopo è in coerenza con il no.
        Infondo Andrea,credo, quindi non lo dica per cattiveria,ma per coerenza con se stesso,che c’è da recriminare,e cosa dire allora di quelli a cui,pure oggi, viene spianato un fucile in faccia per essere cristiani solo perchè non rinnegano niente?

        3+
        • Dario* ha detto in risposta a Dan

          Dan, in linea di principio il tuo ragionamento fila ma, dato che a nessuno di noi è dato sapere quale sia stata la sua scelta nel suo ultimo istante, è quantomeno pretestuoso prendere posizione al riguardo. Certo si possono fare ipotesi più o meno verosimili, ma è sempre pericoloso indugiare troppo in questo genere di illazioni, la tentazione di giudicare il proprio fratello diventa via via sempre più irresistibile e, mentre ciò che pensiamo di lui non può né giovargli né lederlo, rischia però di essere nocivo nei nostri confronti

          0
          • Dario* ha detto in risposta a Dario*

            P.S. Ok, tu hai preso Pietro ad esempio ma nel Vangelo si parla anche di un buon ladrone, non dimenticarlo 🙂

            0
          • Dan ha detto in risposta a Dario*

            Bene allora provo un illazione su di me,abbandono la fede cristiana,tanto mi convertirò all’ultimo istante.

            0
            • Riccardo_CS ha detto in risposta a Dan

              Detta così, sembra che per te la fede sia un peso di cui faresti volentieri a meno.

              0
              • Dan ha detto in risposta a Riccardo_CS

                e nè devo fare a meno o no?

                0
                • Riccardo_CS ha detto in risposta a Dan

                  Non ho capito la domanda

                  0
                  • Dan ha detto in risposta a Riccardo_CS

                    Se supponiamo anche per me lo fosse, ne devo fare a meno o no?

                    0
                    • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Dan

                      La scommessa di Pascal!

                      1+
                    • Riccardo_CS ha detto in risposta a Dan

                      Se la tua vita di fede è per te un peso tale da farti invidiare la vita di chi la fede non ce l’ha, allora c’è qualcosa che non quadra e che forse meriterebbe di essere approfondito.

                      È un po’ come quelli che pensano che il matrimonio sia la gabbia dell’amore.

                      2+
                    • Dan ha detto in risposta a Dan

                      Interessante,e che fede sarebbe la mia senza nessun dubbio.Infatti c’è chi pensa il viceversa che il matrimonio sia la felicità perpetua,come un moto rettilineo uniforme ideale perfetto senza nessun attrito.Tuttavia prova a chiedere chi si sposa,non ha forse dubbi,non ha forse difficoltà,non ha mai avuto ripensamenti.E per questo dovrebbe a farne a meno?

                      Anche qui,non riesco a esserne persuaso,che tutto sia perennemente senza difficoltà.Ma la fede non deve aiutare a superare le difficoltà piuttosto che il contrario:quando c’è la difficoltà buttarla via?

                      Magari non è la gabbia dell’amore,ma da li a pensare al matrimonio senza che mai ci siano attriti,la vedo dura,anzi dal numero dei ripensamenti mi sembra chiaro che dopotutto non è cosi.Secondo me, proprio nelle difficoltà che serve la fede,non quando tutto va bene e perfetto e idealmente immutabilmente senza alcuna difficoltà che la si trova,ma quando sei davanti alla difficoltà.

                      1+
                    • Riccardo_CS ha detto in risposta a Dan

                      Non ho parlato di assenza di difficoltà, nè di assenza di dubbi, ma del fatto di invidiare una situazione diversa: per quanto mi riguarda le difficoltà del matrimonio non mi fanno invidiare la vita del dongiovanni e per ciò che riguarda i dubbi del credente non mi illudo che la vita del non credente ne sia esente.
                      Tutto comunque era partito dalla tua ipotesi “…abbandono la fede cristiana, tanto mi convertirò all’ultimo istante”: cosa intendi però, l’abbandono delle pratiche religiose, o proprio l’abbandono del nucleo della fede cristiana, cioè l’amore per il prossimo?

                      1+
                    • Dan ha detto in risposta a Dan

                      Bhè,nemmeno io ho parlato di matrimonio nè ho parlato di invidiare, significa “abbandono la fede,tanto la troverò all’ultimo istante.”

                      Intendo: non è necessario appunto perseverare pure nelle difficoltà, basta l’ultimo istante che i dubbi svaniranno?Ecco non nè sono cosi sicuro.

                      Ho chiesto in effetti: supponiamo che lo fosse che mi sembrerebbe cosi, ne devo fare a meno ed è cosi,tanto mi basterebbe un istante di vita per dissipare i dubbi di una vita?

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                    • Riccardo_CS ha detto in risposta a Dan

                      L’esempio del matrimonio l’ho proposto io, a titolo appunto di esempio, ma la questone dell’invidia (in senso molto ampio) è implicita nel tuo dilemma e cioè: nel momento in cui consideri l’ipotesi di abbandonare la fede (pur avendola), cos’è che ti alletta nella prospettiva di una vita senza fede?

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                • Dan ha detto in risposta a Dan

                  Appunto “il non credente assoluto”,non frequenta siti atei,non frequenta siti cattolici non frequenta afatto siti di agnostici.Il non credente assoluto in realtà è precisamente e perfettamente assolutamente indifferente a ogni posizione,non se ne occupa per niente e cosi vive,con tutte le posizioni contemporaneamente e contemporaneamente non avendone nessuna.

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            • Dario* ha detto in risposta a Dan

              e cosa ti da la certezza che all’ultimo istante ti convertirai? Più vivi lontano dalla fede e più alto è il rischio di rigettarla anche alla fine per inerzia. C’è una radicale differenza tra il dire che una cosa non è impossibile (ed in particolare nulla è impossibile a Dio) ed il ritenerla certa.
              Detto questo, credi che la tua vita sarebbe migliore senza fede? Credi che la vita di Eco sia stata chissà che felice? Io onestamente ho seri dubbi al riguardo

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              • Dan ha detto in risposta a Dario*

                Qual’è l’ultimo punto di un punto?E l’ultimo istante di un istante?

                No credo che la fede sia pure portare una croce,e che forse la cosa non è fatto leggera e semplice,è più semplice e più leggero non averne alcuna.E poi in confronto realisticamente,tali pesi a confronto sono inezie.

                Nulla è impossibile a Dio,certamente,ma che nulla è impossibile a Dio,non persuade affatto che pure non conoscendo l’ultimo istante di un istante,quel pensiero mi avrebbe salvato.

                E tu hai fatto a bene a dirmi che “più vivi lontano dalla fede e più alto è il rischio di rigettarla anche alla fine per inerzia.”Perchè devi dire le cose come stanno,non illudere di come le cose in effetti molto improbabilmente non stanno”. Agli altri la loro scelta.

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                • Dario* ha detto in risposta a Dan

                  Ma guarda che se rileggi il mio primo post ho esordito dicendo che il tuo ragionamento fila, ti ho solo scritto di non essere però troppo certo delle tue affermazioni riguardo le scelte intime dei tuoi fratelli visto che non puoi leggere loro nel cuore, non puoi sapere come fosse la loro vita interiore, ecc. Il mio voleva essere solo un avvertimento a non montare in superbia presumendo di sapere cose che non hai modo di sapere. Non te la prendere 🙂

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                  • Dan ha detto in risposta a Dario*

                    Certo che non si puo leggere nel pensiero ,ma se mi vedresti chiaramente non praticare e chiaramente rinnegare,addurresti che sono probabilmente un uomo di fede?Ma non lo dico contro Eco,ribadisco anzi che Eco era coerente.

                    Avvertimento accolto,ma in realtà,non è che la superbia c’entri molto,sto solo eseguendo un ragionamento per adduzione.Un po come dire nel ragionamento adduttivo ci sono delle probabilità ,ma se tu vedi non so una casa pur non avendo visto affatto chi l’ha costruita e neppure conoscendone il pensiero,addurresti che è probabile che il pensiero di quelli che l’hanno costruita,era quello di coltivare un giardino?

                    Tu dici non bisogna esserne certi perchè non si puo leggere nel pensiero,si ma allora,perchè c’è una casa e non un giardino,e se c’è una casa come non essere certi che tra i pensieri di quelli che l’hanno costruita non ci fosse proprio questo anche quello di costruire una casa.

                    E quindi vero è che non si puo leggere nel pensiero,ma vero è che si puo addurre un pensiero spesso dalle azioni.

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            • Dan ha detto in risposta a Dan

              Veramente il mio dilemma:abbandono la fede cristiana,tanto mi convertirò all’ultimo istante.

              In realtà personalmente la penso fatalisticamente:Io non so affatto quand’è il mio ultimo istante per avere questo “lusso”,e quindi come faccio a sapere io che mi convertirò nell’ultimo istante non sapendo qual’è il mio ultimo istante?

              Non è che una posizione di “invidia”.

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              • Riccardo_CS ha detto in risposta a Dan

                a che “lusso” ti riferisci?

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                • Dan ha detto in risposta a Riccardo_CS

                  lusso significa,il non piagare la macchina alla volontà.Il lusso di abbandonarmi all’illusione sereno e tranquillo che tanto,mi guadagnerò il regno dei cieli perchè magari qualcun’altro spererà al mio posto.

                  Per esempio delle più ampie concezioni edonistiche moderne,per esempio faccio solo le cose che mi vanno e che mi provocano piacere, tutto il resto passa in secondo piano.

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                  • Riccardo_CS ha detto in risposta a Dan

                    Non so che dire, il concetto di lusso è relativo: per me è un lusso il fatto di credere e in linea di massima faccio le cose che mi vanno.

                    Se fossi attratto dalle concezioni edonistiche di cui parli, l’ultima cosa che spererei sarebbe la prospettiva eterna del Regno dei Cieli, che riuscirei a concepire solo come eterna noia mortale.

                    In un certo senso ciò che dici nella prima frase è proprio la prospettiva del credente: posso vivere sereno e tranquillo perchè il regno dei cieli non me lo devo guadagnare con i miei sforzi, ma l’ha già guadagnato un altro per me. La “fregatura” è che questa prospettiva ha il potere di rendere desiderabili proprio le cosiddette esigenze evangeliche. Insomma, il vero edonista tutto sommato è il credente.

                    0
                    • Dan ha detto in risposta a Riccardo_CS

                      Bhè diciamo allora che al “piacere” tu intendi diverse categorie su come definirlo.Ma penso che il piacere sia per molti anche il peccare anche se la volontà,fra l’altro,bhè se non fosse un piacere e se fosse un dolore,nessuno peccherebbe saremmo in una terra di santi,e non sarebbe necessario nessun paradiso.Quindi dipende da come valutiamo il piacere,e questo dipende,dalle categorie di giudzio proprio,per me non implica nemmeno il relativismo,se in questo do ragione agli stoici,le persone non sono turbate dalle cose,ma dal loro stesso giudizio che hanno su di esse,se modifichi quel tuo giudizio su di esse anche le sensazioni e le emozioni a riguardo cambiano.Turba più come io faccio una certa idea,che la stessa idea.

                      Sulla seconda cerco solo di coniugare la necessità di Dio (in realtà mi sembra che sia impossibile con le forze umane,mantenere la fede)con dall’altra parte anche la libertà di una persona.Il che non nè viola l’onnipotenza,perchè un Dio puo essere onnipotente ma anche fare ciò che vuole.Onnipotenza è la possibilità di fare qualunque cosa,ma non per questo la necessità di farla.

                      Guadagnare allora lo intendo più nel senso di “collaborare”,però non riesco a stare nemmeno nella prima prospettiva fa tutto Dio,perchè il paradosso sarebbe la predestinazione:una sorta di Dio che predestina a priori,senza alcuna necessità della volontà umana,insomma una specie di “Dio burattinaio.” che muove i fili delle marionette solo perchè sarebbe onnipotente.O magari sono dell’idea più semplice:aiutati che Dio ti aiuta.Quindi con i miei sforzi e basta questo temo di no,ma anche senza nessun mio sforzo temo sia impossibile.

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        • adele pezza ha detto in risposta a Dan

          Ragionamento conseguenziale ,ma il mio cuore e la mia mente tace ddifronte al mistero della Misericordia di Dio……….e spero per tutti…………adele

          1+
    • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Andrea

      E tu, sei proprio sicuro di tornare un giorno alla casa del Padre?

      0
      • Andrea ha detto in risposta a Giulio Quaresima

        La mia era una semplice domanda, che non riguarda Eco in particolare, ma in generale ciò che succede in quasi tutti i funerali. Si da per scontato che uno sia già in Paradiso, ma esistono pure Purgatorio e, speriamo che nessuno ci vada, Inferno. Con il risultato che quasi più nessuno prega per le anime Sante del purgatorio.
        Volevo semplicemente richiamare ad un uso del linguaggio più appropriato, tipo “lo affidiamo alla Misericordia di Dio”.
        Per rispondere alla domanda se sono sicuro di tornare alla casa del Padre, non lo sono affatto, ma certamente pieno di speranza nell’intercessione di Maria Santissima. Sennò che senso avrebbe pregarla nell’Ave Maria: “prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte”. Amen

        2+
        • Andrea ha detto in risposta a Andrea

          Consiglio a tutti di usufruire della Grande Promessa che il Sacratissimo Cuore di Gesù ha fatto a Santa Margherita Maria Alacoque: “A tutti quelli che, per nove mesi consecutivi, si comunicheranno al primo venerdì d’ogni mese, io prometto la grazia della perseveranza finale: essi non morranno in mia disgrazia, ma riceveranno i Santi Sacramenti (se necessari) ed il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel momento estremo”.
          Eugenio Scalfari l’ha fatta da giovane…

          1+
          • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Andrea

            Quindi se uno per nove mesi consecutivi si comunica al primo venerdì d’ogni mese, poi può fare quello che gli pare per tutta la vita, tanto “non morirà in mia disgrazia”. Starei molto attento a certe “rivelazioni”.

            1+
            • Andrea ha detto in risposta a Giulio Quaresima

              Caro Giulio, ti consiglio molta prudenza prima di scherzare con il Sacro Cuore di Gesù. Tali rivelazioni private, caso unico nella storia, sono riconosciute ufficialmente dal Magistero della Chiesa.
              S. Margherita Maria Alacoque aveva 43 anni quando fu chiamata al premio dei giusti; fu beatificata da Pio IX, canonizzata da Benedetto XV.
              Nel Decreto di Canonizzazione il Sommo Pontefice Benedetto XV, riporta testualmente la “Grande Promessa” facendo notare che «tali furono le parole che Gesù benedetto rivolse alla sua Serva fedele».
              Nel 1928 Papa Pio XI ribadì, nell’enciclica Miserentissimus Redemptor, che Gesù “si era manifestato a Santa Margarita Maria”, sottolineandone la somma importanza per la Chiesa cattolica. http://w2.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19280508_miserentissimus-redemptor.html
              Pio XII nella sua Enciclica «Haurietis aquas» così parla di lei: «Fra tutti i promotori di questa nobilissima divozione merita di essere posta in speciale rilievo Santa Margherita Maria Alacoque, giacché al suo zelo illuminato, e coadiuvato da quello del suo direttore spirituale, il B. Claudio de la Colombière, si deve indubbiamen¬e se questo culto, già così diffuso, ha raggiunto lo sviluppo che oggi desta l’ammirazione dei fedeli cristiani e ha rivestito le caratteri¬stiche di omaggio, di amore e di riparazione, che lo distinguono da tutte le altre forme di pietà cristiana».
              L’importanza delle rivelazioni di santa Margherita Maria, precisa l’Enciclica, «consiste in ciò che il Signore, mostrando il suo Cuore sacratissimo, si degnò di attrarre in modo straordinario e singola¬re, le menti degli uomini alla contemplazione e alla venerazione dell’amore misericordiosissimo di Dio verso il genere umano.
              NATURALMENTE SEI LIBERO DI NON CREDERCI….

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      • Dan ha detto in risposta a Giulio Quaresima

        No ma spero di si, il che in realta’ e’ coerente o mi presuporrei gia salvo non mi dispero in merito non ho certezze in merito.Certo se pero non facessi quello che mi e’ possibile,ne’ sarei proprio certo relativamente alla fede cristiana,nel senso e come faccio a tornare in qualche casa del Padre se io non credo a nessun Padre?

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  3. Dan ha detto

    Eco era libero di scegliere la sua strada,io la mia,in questo li do ragione.Per quel che riguarda me non chiedete a me di credere nel suo Dio,e non imponete a lui di credere nel mio,non penso che se la prendera a male,visto che ne era convinto pure lui.

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  4. Rick ha detto

    Onore alle armi, comunque, ad un fiero avversario intellettuale, che apprezzo e apprezzerò sempre rispetto a “quelle legioni di imbecilli” come le definiva lui, che scrivono fomentando odio e disprezzo per chi non la pensa come loro. Che possa aver trovato quella Verità che la nostra ragione non riesce a comprendere. Amen

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    • Kosmo ha detto in risposta a Rick

      che scrivono fomentando odio e disprezzo per chi non la pensa come loro.

      MA è proprio quello che lui ha sempre fatto!!!

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  5. Lydia Furnò Sturla ha detto

    Bellissimo. Ho condiviso su FB.

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  6. Dario* ha detto

    Pover’uomo, ho visto in TV qualche piccolo stralcio del suo “funerale” ateo ed ho provato una gran compassione per lui. In fondo, se uno non è proprio ostile alla fede, almeno nella morte accetta il funerale religioso in nome di un (forse non esattamente coerente ma quantomeno scaltro) “non si sa mai”, per ostentare tanto distacco vuol proprio dire essere completamente avversi alla fede, altro che laico in ricerca…

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