L’inferno è vuoto? Von Balthasar non lo ha mai detto

Inferno«All’Inferno non ti mandano: ci vai tu, perché tu scegli di essere lì. L’Inferno è volere allontanarsi da Dio perché io non voglio l’amore di Dio. Questo è l’Inferno. Va all’Inferno soltanto colui che dice a Dio: “Non ho bisogno di Te, mi arrangio da solo”, come ha fatto il diavolo che è l’unico che noi siamo sicuri che sia all’Inferno». In queste poche e semplici parole di Papa Francesco è racchiusa tutta la dottrina cattolica sull’Inferno.

Innanzitutto, non c’è alcuna contraddizione tra l’infinita misericordia di Dio e l’esistenza dell’inferno: quando l’uomo sceglie egoisticamente di elevarsi sopra Dio, di preferirsi a Dio, di essere dio di se stesso, semplicemente viene rispettato dal Creatore, che ratifica la libera volontà dell’uomo e, accogliendo la sua volontà, lo tiene lontano da Sé. L’inferno è opera dell’uomo, non di Dio, ne abbiamo parlato approfonditamente nell’aprile scorso. In secondo luogo, il dogma cristiano ci impegna a credere che l’inferno è lo stato eterno (non un luogo, uno stato) di chi lascia questa vita in peccato mortale, ma non ci impegna a credere che qualcuno sia morto o muoia, in peccato mortale. «La dannazione», ha spiegato Giovanni Paolo II, «rimane una reale possibilità, ma non ci è dato conoscere, senza speciale rivelazione divina, se e quali esseri umani vi siano effettivamente coinvolti».

Da qui a sostenere, però, che l’inferno esiste ma è vuoto bisogna fare un salto enorme, ingiustificato e sbagliato. Chi lo afferma spesso fa risalire questa convinzione al celebre teologo Hans Urs von Balthasar, ma egli non volle mai dire una cosa del genere come ha spiegato recentemente anche il teologo padre Angelo Bellon. Lui stesso chiarì: «Sono state ripetutamente travisate le mie parole nel senso che, chi spera la salvezza per tutti i suoi fratelli e tutte le sue sorelle, “spera l’inferno vuoto” (che razza di espressione!). Oppure nel senso che chi manifesta una simile speranza, insegna la “redenzione di tutti” (apokatastasis) condannata dalla Chiesa, cosa che io ho espressamente respinto: noi stiamo pienamente sotto il giudizio e non abbiamo alcun diritto e alcuna possibilità di conoscere in anticipo la sentenza del giudice» (H.U. Von Balthasar, “Sperare per tutti. Breve discorso sull’inferno”, Jaca Book 1997, p.123).

Ne ha parlato in modo approfondito nel 2008 padre Giandomenico Mucci, gesuita e redattore de La Civiltà Cattolica, concludendo: «Basti questo testo a quanti ripetono per abitudine la formuletta dell'”inferno vuoto” della quale sono responsabili le fin troppo grossolane deformazioni sui giornali».

Il peccato esiste, l’uomo ne è tentato in quanto indebolito dal peccato originale che si porta dentro: vuole il bene, ma sceglie il male. La misericordia di Dio è infinita e perdona tutto ma, a patto che, si percepisca il nostro essere peccatori. Per questo, si dice, Dio ama e salva gli umili. Invece, ci ha spiegato Francesco, «il corrotto non conosce l’umiltà, non si ritiene bisognoso di aiuto, maschera il suo vizio con la buona educazione, facendo sempre in modo di salvare le apparenze». . Parole simili a quelle di Benedetto XVI: «Dio non costringe nessuno alla salvezza. Dio accetta la libertà dell’uomo. Non è un incantatore, che, alla fine, sistema tutto e realizza il suo “happy end”. E’ un vero padre; un creatore che afferma la libertà, anche quando essa lo rifiuta. Per questo la volontà salvifica di Dio non implica che tutti gli uomini giungano necessariamente alla salvezza. C’è la potenza del rifiuto. Dio ci ama. Dobbiamo solo essere tanto umili da lasciarci amare. Ma dobbiamo continuare a chiederci se non abbiamo la presunzione che vuole fare da sé; se non priviamo l’uomo creatura e il Dio creatore della loro grandezza e dignità, togliendo alla vita dell’uomo la sua serietà e riducendo Dio a un incantatore o a una sorta di nonno, rispetto al quale tutto è indifferente. Anzi, è proprio l’incondizionata grandezza dell’amore di Dio a non escludere la libertà del rifiuto e, quindi, la possibilità della dannazione» (J. Ratzinger, “Il Dio vicino”, San Paolo 2008)

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76 commenti a L’inferno è vuoto? Von Balthasar non lo ha mai detto

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  1. Mauro Belviso ha detto

    “«All’Inferno non ti mandano: ci vai tu, perché tu scegli di essere lì. L’Inferno è volere allontanarsi da Dio perché io non voglio l’amore di Dio. Questo è l’Inferno. Va all’Inferno soltanto colui che dice a Dio: “Non ho bisogno di Te, mi arrangio da solo”, come ha fatto il diavolo che è l’unico che noi siamo sicuri che sia all’Inferno». In queste poche e semplici parole di Papa Francesco è racchiusa tutta la dottrina cattolica sull’Inferno.”

    Ed è logicamente errata: mancando di dire che l’inferno è un luogo di eterna sofferenza, chi mai vorrebbe scegliere un luogo in cui egli stesso sta male in eterno?
    Cosa significa “mi arrangio da solo” se sta soffrendo fisicamente?

    Innanzitutto, non c’è alcuna contraddizione tra l’infinita misericordia di Dio e l’esistenza dell’inferno

    Ed ecco la contraddizione con la misericordia: chi lo ha stabilito che nè Satana (ovviamente personaggio mitologico ma ipotiziamolo reale) nè i demoni non potranno nè dovranno mai pentirsi?

    Se Dio impedisce loro di pentirsi o peggio ancora di accogliere il loro pentimento oltre a non essere misericordioso è anche ingiusto.

    L’inferno è sempre stato un luogo fisico pertanto necessariamente opera di Dio, ma non so come sia possibile parlare di argomenti cosi vaghi e poco definiti a tal punto che ora tutta la teologia cambia ma solo per essere piu accettabile nel 2016.

    la “redenzione di tutti” (apokatastasis) condannata dalla Chiesa, cosa che io ho espressamente respinto: noi stiamo pienamente sotto il giudizio e non abbiamo alcun diritto e alcuna possibilità di conoscere in anticipo la sentenza del giudice

    Ma non siamo stati tutti gia salvati da Gesu tramite la sua morte in croce?

    Il peccato esiste, l’uomo ne è tentato in quanto indebolito dal peccato originale che si porta dentro

    Questo è errato poichè la sofferenza e la morte esistono addirittura ben prima della comparsa degli organismi pluricellulari, pertanto nessun peccato può aver corrotto nulla!!

    Inoltre è impossibile nella pratica:
    essendo l’uomo, come tutte le altre creature, frutto di un’evoluzione non esiste “l’uomo” apparso come soggetto distinto dai suoi simili.
    E chi mai avrebbe compiuto un peccato (essendo già in una condizione di sofferenza) e perche mai a nome di tutte le persone presenti e future?

    E il peccato in cosa sarebbe consistito? Neanche lo sappiamo e meno che non lo inventiamo!

    Inoltre è ben noto che le colpe dei padri non è giusto che ricadano sui figli.

    5+
    • Klaud. ha detto in risposta a Mauro Belviso

      Chi stabilisce cosa è peccato e crea un luogo, fisico o mentale che sia, dove essere punito in eterno, ebbene, è lui che ti ci manda, inutile nascondersi dietro a un dito.
      Che poi, diciamolo, certi peccati ‘mortali’ oggi lasciano perplessi sul fatto di meritare una dannazione eterna. Li definirei più una caduta di buon gusto.

      7+
    • Mansueto ha detto in risposta a Mauro Belviso

      chi mai vorrebbe scegliere un luogo in cui egli stesso sta male in eterno?

      Qualcuno che magari crede che in quel luogo in realtà non si stia male in eterno e non vuole sentire ragioni del contrario. Per fare un parallelismo, se tu ti autoconvinci che fumare ti crea benessere, hanno voglia gli altri a spiegarti i danni che può procurare alla salute tua e di chi ti sta vicino, la tua mente è troppo legata al benessere passeggero che provi fumando e volutamente ignori che smettere potrà portarti a un bene maggiore e più duraturo.

      chi lo ha stabilito che nè Satana (ovviamente personaggio mitologico ma ipotiziamolo reale) nè i demoni non potranno nè dovranno mai pentirsi?

      Chi lo stabilisci, in una corsa, chi arriva primo, chi secondo, chi terzo e così via? Finché la corsa è in atto nessuno, ma appena ogni partecipante la termina, la classifica finale nessuno può più modificarla (es. da terzo non posso più diventare primo). Evidentemente Satana e colleghi la loro corsa l’hanno già terminata, come gli esseri umani terminano la loro corsa alla fine della vita.

      Ma non siamo stati tutti gia salvati da Gesu tramite la sua morte in croce?

      La salvezza che dà Gesù è un dono che Egli dà a una particolare condizione, ossia seguire il Suo messaggio. Visto che i doni si possono anche rifiutare – nello specifico, rifiutandosi di seguire il messaggio di Gesù – colui che ti ha fatto il dono diverrebbe prepotente se vorrebbe fartelo accettare contro la tua volontà. Quindi volontà di non accettare il dono = niente dono, vuol dire volontà di non seguire il messaggio di Cristo = niente salvezza.

      Questo è errato poichè la sofferenza e la morte esistono addirittura ben prima della comparsa degli organismi pluricellulari, pertanto nessun peccato può aver corrotto nulla!!

      Qui non consideri che la morte, per un animale e per un uomo, ha significati diversi: un animale non ha un’individualità, è un semplice membro della propria specie il cui obbiettivo e far proseguire l’esistenza del proprio branco; fatto questo, ha adempiuto a tutti i suoi doveri. L’uomo invece è anche un individuo unico e irripetibile, anche se la società in cui vive non si estinguesse, con la sua morte sentirebbe comunque di perdere qualcosa per sempre, cosa che un animale non può perdere perché tutto ciò che è può essere trasmesso da esso e dai suoi simili con la riproduzione. Il peccato nell’uomo sarebbe far prevalere la propria individualità anche se fosse a discapito degli altri, e siccome nelle altre specie le caratteristiche comuni vengono usate per il bene del branco, se un uomo usa l’individualità – comune a tutti gli uomini perché ognuno ne ha una propria – contro i suoi simili, sta andando contro natura.

      essendo l’uomo, come tutte le altre creature, frutto di un’evoluzione non esiste “l’uomo” apparso come soggetto distinto dai suoi simili.

      La specie umana ha anche caratteristiche proprie non riscontrabili in altre specie, perciò, in quelle caratteristiche, l’uomo è distinto dagli altri animali.

      Inoltre è ben noto che le colpe dei padri non è giusto che ricadano sui figli.

      Non è giusto, ma purtroppo accade: se un padre svolge il suo ruolo di genitore in maniera errata e sconsiderata, gli effetti deleteri li subiranno i suoi figli, se un lavoratore svolge il suo lavoro male, gli effetti deleteri li subirà l’intera azienda in cui opera.

      8+
      • ratioman ha detto in risposta a Mansueto

        Le faccio notare che nell’ultimo punto ammette che dio non è giusto. Tipo quello di Bruxelles.

        3+
        • Mansueto ha detto in risposta a ratioman

          Avrebbe ragione lei se quelle cose le facesse accadere Dio e l’uomo non avesse libero arbitrio, ma il padre che svolge il suo ruolo in maniera errata e sconsiderata lo fa perché non gli interessa né migliorare né perde tempo a soppesare le conseguenze delle sue azioni, così come anche il lavoratore che lavora male. Non si può accusare Dio se l’uomo preferisce cullarsi nel suo individualismo.

          4+
    • Umberto P. ha detto in risposta a Mauro Belviso

      Intervento a gamba tesa, ma è di questi argomenti che mi interessa sentire parlare. Più o meno, molti nostri dubbi ed incomprensioni sono legati ad argomenti simili. Rispodetegli, eviscerate bene le questioni! Tanti provocano, ma tanti vi leggono con interesse.

      2+
  2. Sophie ha detto

    Si è perso il senso del peccato. Non solo adesso non se ne deve parlare di questa parolina scomoda perchè scuote le coscienze ma adesso si pecca con fierezza e orgoglio. Penso che l’uomo moderno abbia eguagliato la superbia di Satana e ho il terribile sospetto che l’Inferno non è mai stato tanto pieno come ora.

    6+
    • Vincent Vega ha detto in risposta a Sophie

      In realtà Sophie sospetto che l’ignoranza oggi per molti sia la loro salvezza.
      Penso saprai che per commettere peccato mortale serve, tra le altre cose, la piena avvertenza.

      Forse la mancata piena avvertenza può rivelarsi la salvezza di molti lontani dalla Fede o “tiepidi”, oggi.

      3+
      • Sophie ha detto in risposta a Vincent Vega

        Non credo ci sia un problema d’ignoranza. La coscienza spesso arriva pure ad urlare e bypassa tutto. Nel profondo tutti sappiamo quando una cosa è peccato, Dio con i suoi angeli custodi mandati a noi non se ne stanno a guardare.

        5+
  3. Vincent Vega ha detto

    “Ed ecco la contraddizione con la misericordia: chi lo ha stabilito che nè Satana (ovviamente personaggio mitologico ma ipotiziamolo reale) nè i demoni non potranno nè dovranno mai pentirsi?”

    I demoni e le anime infernali sono tali proprio perché talmente corrotte da rifiutare il perdono di Dio.

    “essendo l’uomo, come tutte le altre creature, frutto di un’evoluzione non esiste “l’uomo” apparso come soggetto distinto dai suoi simili.
    E chi mai avrebbe compiuto un peccato (essendo già in una condizione di sofferenza) e perche mai a nome di tutte le persone presenti e future?”

    Una prima coppia dotata di anima è certamente esistita, poi cosa sia successo nello specifico non lo sappiamo. Prima ancora dell’uomo furono gli angeli a peccare e a introdurre il male nel cosmo ribellandosi contro Dio, non riuscendo ad accettare che il Verbo si sarebbe fatto carne (perché Cristo si sarebbe incarnato comunque).

    “Satana (ovviamente personaggio mitologico)”

    Parla di quello che conosci, se non hai esperienza di queste cose.

    7+
    • Mauro Belviso ha detto in risposta a Vincent Vega

      I demoni e le anime infernali sono tali proprio perché talmente corrotte da rifiutare il perdono di Dio.

      Ma chi te l’ha detto? Che ne sai se tra 1 milione di anni Satana si pente?

      Può pentirsi si o no? Se non può pentirsi vuol dire che Dio lo impedisce, se non lo impedisce allora può pentirsi.

      Una prima coppia dotata di anima è certamente esistita,

      Certamente cosa?
      Non puo essere esistita perchè la condizione di morte e sofferenza è PRECEDENTE di MILIARDI di anni alla comparsa dell’uomo.

      poi cosa sia successo nello specifico non lo sappiamo.

      Per via dell’evoluzione non può essere successo nulla, sia perchè le condizioni di peccato erano già esistenti si perchè non esiste un momento in cui si passa da un livello ad un altro, i cambiamenti sono infinitesimali.

      Perfino l’uomo di Neandherthal, già Homo Sapiens, aveva il culto dei morti e quindi dotato di spiritualità e già conosceva le tecniche per “dominare” il fuoco…
      ma soffriva e moriva come tutte le altre creature, ora dimmi: dov’è il peccato originale se l’Homo Sapiens-Sapiens ancora non esite?

      Ogni “coppia” come dici tu eredita i comportamenti degli ominidi precedenti (ed impara dai suoi simili): la cultura umana non inizia con l’Homo Sapiens!

      Parla di quello che conosci, se non hai esperienza di queste cose.

      Perchè tu l’hai visto, hai esperienza?

      1+
      • Vincent Vega ha detto in risposta a Mauro Belviso

        “Ma chi te l’ha detto? Che ne sai se tra 1 milione di anni Satana si pente?
        Può pentirsi si o no? Se non può pentirsi vuol dire che Dio lo impedisce, se non lo impedisce allora può pentirsi.”

        Si vede che non conosci la teologia. Satana non può pentirsi, perché la sua scelta è quella degli angeli a lui fedeli è irrevocabile, come quella delle anime infernali
        A far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere irrevocabile della loro scelta, e non un difetto dell’infinita misericordia divina. Non c’è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta, come non c’è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte.
        Non perché Dio lo impedisca, ma per loro precisa volontà.

        “Certamente cosa?
        Non puo essere esistita perchè la condizione di morte e sofferenza è PRECEDENTE di MILIARDI di anni alla comparsa dell’uomo.”

        C’è stata una caduta dell’uomo, i primi uomini vivevano in una condizione diversa da ciò che è venuto dopo, una condizione soprannaturale decaduta col peccato. Questo è tutto quello che sappiamo.

        “Per via dell’evoluzione non può essere successo nulla, sia perchè le condizioni di peccato erano già esistenti si perchè non esiste un momento in cui si passa da un livello ad un altro, i cambiamenti sono infinitesimali.”

        Il neodarwinismo perde sempre più colpi, e sono sempre più gli scienziati che sostengono il salto ontologico, invece che pensare a piccoli cambiamenti impercettibili. Sappiamo troppo poco sulle nostre origini; a livello scientifico.

        ” Perché tu l’hai visto, hai esperienza?”

        È il motivo per cui mi sono convertito, vedi tu.
        Ad ogni modo ne ho già parlato in passato, sia con questo nick che con quello vecchio, ed è stato del tutto inutile. Non ci tengo a ricominciare da capo.

        8+
      • Vincent Vega ha detto in risposta a Mauro Belviso

        Ad ogni modo ripeto, non sappiamo precisamente cosa sia successo, ma sappiamo per certo che c’è stato un momento in cui i primi uomini dotati di anima e libero arbitrio hanno peccato
        Questo ha dato luogo a una misteriosa solidarietà nella colpa a cui la redenzione in Cristo ha contrapposto una più grande solidarietà nella grazia. La fede non ci dice tuttavia che il peccato in questione debba essere inteso esattamente nei termini della disobbedienza narrata nel primo libro biblico.

        Accettando l’ipotesi evoluzionista (e nessun cattolico ha problemi ad accettarla) si può pensare dunque che a un determinato punto dell’evoluzione sia avvenuta l’ominizzazione, ossia che l’animale da cui l’uomo discende sia diventato un essere umano, a immagine e somiglianza di Dio, capace d’intendere e di volere… Si può anche pensare, come ho scritto sopra, che a quel punto vi sia stata la disobbedienza: il no del libero arbitrio all’offerta di un’alleanza concessa da Dio come dono di grazia all’inizio della storia.

        Comunque li si voglia intendere, i doni preternaturali, grazie ai quali l’umanità sarebbe stata esente dai mali che l’affliggono, potrebbero essere intesi come doni propri di una condizione virtuale anziché storica, ovvero ci sarebbero stati se l’essere umano non avesse peccato.

        Nel post precedente, quando ho parlato dei primi uomini dotati di anima che vivevano in una condizione sovrannaturale, paradisiaca, ho esposto un altro modo di vedere la questione. Negli anni ’50 del secolo scorso alcuni teologi hanno proposto interpretazioni concordiste, miranti cioè ad armonizzare la lettera del testo biblico con i dati delle scienze. Si affermava che lo stato paradisiaco era frutto di un intervento speciale di Dio, all’inizio della storia umana, di durata però talmente breve da non poter aver lasciato vestigia scientificamente controllabili.

        Questa è un’altra interpretazione.

        Ad ogni modo, che ad un certo punto nella storia ci siano stati uomini dotati di libertà che hanno commesso quello che noi credsnti chiamiamo peccato non è cosa che qualcuno possa confutare.

        5+
  4. Andrea ha detto

    Consiglio a tutti di leggere quanto ha scritto sull’argomento il Papa Giovanni Paolo II nel libro “Varcare la soglia delle speranza” da pagina 201 a 203.
    Non ve lo riassumo perché, anche se i concetti sono semplici, non vorrei, per errore o imprecisione, travisarne il pensiero.

    5+
  5. andrea g ha detto

    Non è detto che davanti al Trono di DIO la creatura chieda perdono:
    perdono x aver ignorato il suo Creatore
    L’orgoglio può impedirle di chiedere perdono, lo vive come un’umiliazione
    insostenibile, per cui preferisce rifugiarsi lontano da Dio: nell’inferno,
    appunto.
    C’è il rischio di un tempo in cui non si riesce più ad uscire dalle proprie
    proiezioni soggettivistiche.

    2+
  6. Riserva ha detto

    Questa falsa misericordia ne porterà all’inferno ancor più di anime, di quello che ne possiamo immagginare!
    Ci vuole conversione, preghiera e tanto sacrificio!
    Anche se qualcuno nel Vaticano dice il contrario..

    3+
  7. Dom ha detto

    Mi spiace dirlo ma oggi ho una grossa paura.
    L”uomo occidentale un pò ammaccato dopo la più grossa crisi economica dal dopoguerra, crede di essere autosufficiente.
    Sta distruggendo il pianeta, sta portando la cultura della morte in ogni dove e sta combattendo gli uomini di Chiesa.
    Non vorrei fare una analisi pesante, ma stiamo giocando col fuoco.

    4+
  8. stò cò frati e zappo l'orto ha detto

    chi ci dice che propio Dio(sostenendo l’esistenza di un Dio-Personale…)e nella Sua infinita Giustizia(in questo caso bontà)non sia “capace”di “spengere”e per “sempre” l’indegno che oltre che aver rifiutato la Sua infinita Misericordia-Perdono si sia macchiato di infiniti delitti(peccati).Concedendo invece al peccatore pentito( e tutti lo siamo…dico peccatori…presumo pentiti….)il Perdono e la Luce Eterna.Allora in questo caso L’Inferno,si,risulterebbe essere vuoto.

    1+
    • lorenzo ha detto in risposta a stò cò frati e zappo l'orto

      E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna». (Mt 25:46)

      Il temine greco usato per eterno è “αἰώνιον” che sta’ ad indicare un tempo senza fine, che non cesserà mai, che durerà per sempre e sempre sarà: come vedi, stando ai Vangeli “presumi” male.

      5+
      • stò cò frati e zappo l'orto ha detto in risposta a lorenzo

        Con il rispetto che i Vangeli meritano non credo che la possibilità che sottolineavo sia poi cosi irrazionale,caro Lorenzo.

        1+
        • lorenzo ha detto in risposta a stò cò frati e zappo l'orto

          Se ritieni possibile che Gesù scherzasse quando parlava di “un supplizio eterno”, potresti anche aver ragione.

          2+
        • Vincent Vega ha detto in risposta a stò cò frati e zappo l'orto

          Concordo con Lorenzo e soprattutto col Vangelo.
          Sto coi frati, le garantisco che il demonio e l’inferno esistono, mi creda.

          1+
          • stò cò frati e zappo l'orto ha detto in risposta a Vincent Vega

            Vega non mi fraintenda che il Demonio esista e che certi esseri umani si comportino come il peggiore dei demoni non ho il minimo dubbio.E che una pena eterna per i tanti delitti ne sarebbe la conseguenza anche in questo caso non ho dubbi.Certo è che se nel Cristianesimo e in altre religioni si ritiene che l’Anima sia Immortale,praticamente “indistruttibile”,in effetti la mia esposizione complicherebbe una soluzione tutto sommato ben più “semplice”.

            1+
  9. Francesco ha detto

    Ci sarebbero da fare parecchie obiezioni a Mauro Belviso, però credo che le 2 più importanti siano le seguenti:
    1) nel tuo ragionamento su “Satana potrebbe pentirsi” manca un dato: il Tempo. Infatti secondo la teologia cattolica, noi stiamo vivendo una condizione temporale diversa da quella che si vive in Paradiso o all’Inferno. In pratica si usa questa espressione “momento eterno” per indicare che in Paradiso o all’Inferno non c’è una situazione temporale simile alla nostra. Quando Satana ha compiuto il suo gesto l’ha fatto in un attimo che dura un’eternità, in ogni momento della sua vita. E’ un concetto difficile da capire.
    2) L’accostamento tra la Genesi e la teoria scientifica è veramente sbagliato e fuorviante: la Genesi non è un libro di biologia e prenderla come tale, senza inserirla in un contesto “simbolico” è sbagliato.
    E questo vale anche per quelli che confondono “evoluzione” con “darwinismo/selezione naturale”: sono due cose completamente separate.

    11+
    • Vincent Vega ha detto in risposta a Francesco

      Appunto.

      Specie il punto 1 è ciò che ho tentato di spiegargli anche io circa l’irrevocabilità della decisione degli angeli (nel bene o nel male) e delle anime dannate.

      Concordo anche sul punto 2: oramai il neodarwinismo e il suo ultra gradualismo perde sempre più accoliti.

      2+
      • ratioman ha detto in risposta a Vincent Vega

        Il punto 1 è interessante poiché, per quanto complesso, non è impossibile concepire una realtà in cui il tempo non sia necessario. Più difficile è far concordare l’assenza del tempo con il concetto di libero arbitrio.

        1+
  10. wittgensteiniano ha detto

    Ultimamente nel sito di CS si è discusso del tempo e ho trovato molto illuminante un commento che sosteneva che il tempo non esiste come realtà in sé, ma come “costruzione mentale che rappresentiamo matematicamente con una dimensione addizionale nello spazio delle fasi fisico e che è strumentale per ordinare intellettualmente il cambiamento”.
    Noi umani pensiamo che esista davvero una “dimensione, una piattaforma metafisica di nome tempo” attraverso il quale l’ Essere Puro che è Dio, o Satana, siano sottoposti. A questo punto se si imprigiona Dio in questa “dimensione metafisica”, mi si sta dicendo che Dio è sottoposto al Tempo, è delimitato dal Tempo, è nel Tempo. Ma invece il tempo (per giunta con la T maiuscola non esiste come realtà in sé, ma solo come costruzione mentale. Esistono casomai le facoltà di cambiamento, di trasformazione e di relazione tra tutti gli enti. “Ogni ente ha la proprietà di cambiare, mutare, trasformarsi, entrare in relazione con un altro ente”, ma tali facoltà che hanno tutti gli enti generano nella testa degli uomini l’ illusione che “in re” a questi cambiamenti ci sia una dimensione metafisica di nome Tempo. In verità questa dimensione non penso proprio esiste in sé e per sé. Così come non esiste l’ eventualità che il Divisore possa pentirsi e diventare buono dato un certo tempo. Il Divisore, o Satana (come si preferisce), se esiste veramente, è un’ entità (non un ente) che ha una sua “coscienza” non orientata verso il finalismo divino, il quale è creativo e costruttivo. La sua “coscienza”, il suo “stato di essere”, il suo “codice mentale” è orientato verso un finalismo DISTRUTTIVO. Punto.
    Quest’ entità, se esiste, funge solo in funzione del suo finalismo distruttivo. Egli è il Finalismo Distruttivo, è l’ Essere che contiene in sé tutte quelle volontà orientate verso il rifiuto di Dio e verso la distruzione creatrice. Punto. Non c’ è facoltà di pentimento in un’ entità del genere così come non c’ è facoltà di “cambiamento” nella Volontà di Dio. Dio resta sé stesso, immutato e immacolato nella sua Perfezione anche se dovessero scoppiare milioni di bombe atomiche in ogni centimetro quadrato della Terra. Non esiste proprio la possibilità che Dio possa turbare la sua immutabilità, la sua Perfezione in un dato tempo. è proprio per via di questo suo stato di Immutabile Perfezione che alcuni esseri umani lo connotano come “dio egoista, porco..”
    In verità Egli è Perfetto, discorso chiuso, non si può perturbarlo. Primo: Perchè Dio è l’ Essere Puro, ovvero il Principio che dà facoltà di essere e di cambiamento e di relazione agli enti con altri enti, quindi non produce in sé il tempo, ma produzione appunto le facoltà in tutti gli enti tali che gli uomini pensino, sbagliando, che nelle facoltà ci sia ontologicamente la dimensione temporale. Questa è una costruzione mentale, come i “secondi”, i “minuti”, le “ore” ecc. ecc. Noi avremmo potuto anche congetturare che le ore si chiamassero “matite” e contenessero in sé 100 minuti e non 60, che i minuti fossero di 40 secondi e che un nuova misura chiamata “tizio” fosse di 47 giorni. Abbiamo scelto dei criteri di misura per il tempo ma potevamo sceglierne tranquillamente altri. I secondi, i minuti, le ore non esistono in senso ONTOLOGICO.
    Per Satana vale lo stesso prescindere dal “tempo” di Dio. Egli (o esso) non ha la facoltà di cambiamento, di mutabilità, di trasformazione. è un’ entità. Permane nella sua imperfezione anche se tutta l’ umanità dovesse un giorno rinunciare alle proprie convinzioni ideologiche e decidere di fraternizzare su scala mondiale, abbracciandosi e vivendo un comunismo della spiritualità e dell’ amore. Ma tanto questo non credo accadrà se non in’ ultime istanze, in questa dimensione dove la libera ed individualistica volontà di un singolo uomo rischia di intralciare un progetto di collaborazione e di fratellanza mondiale. In pratica per esserci tale progetto si deve rinunciare alla propria individualistica volontà e pensare in termini collettivi, di bene totale e non di bene individuale. Cosa che io faccio molto tranquillamente ma che nel mio piccolo non può migliorare praticamente nulla!
    Inoltre non credo che questo fine di amore mondiale possa esistere fintanto che esiste un’ entità perennemente distruttrice che permea questa realtà con il suo “codice d’ essere”. Il Paradiso è solo tornando a Dio. Le anime, quando lasceranno i corpi, ritorneranno alla loro Matrice, a meno che un “codice di coscienza” proprio non le faccia dirigere verso la direzione sbagliata, verso l’ entità a cui non erano finalizzati, ovvero il Divisore. In questo caso ogni coscienza diventerebbe un tutt’ uno con quella dell’ entità e “funzionerà” unicamente nella sua percezione distruttrice. Coloro che finiscono all’ inferno avrebbero la stessa percezione di Satana e non esiste momento in cui possano “pentirsi” e diventare buoni. Esiste solo una percezione orientata verso la distruzione in quanto tale. Quelli che finiscono all’ inferno vivrebbero una sorta di incubo perenne dove la coscienza sarà imprigionata in uno stato mentale di odio in un ETERNO ISTANTE, ed in quest’ incubo non si ha la capacità di pentirsi, non si ha proprio questa capacità mentale di poter decidere, si è solo in balia di questo finalismo mentale.
    Dio ha donato agli esseri umani la libertà di coscienza ed è stato rifiutato con tutte le loro forze. Ne conseguirà che quando moriranno accettando la ribellione a Dio, perderanno la loro facoltà decisionale e permarranno in uno stato di coscienza di sola ribellione, di odio e di distruzione. Ma secondo me tale ribellione a Dio non avviene semplicemente dicendo fino in punto di morte: “io ti rifiuto” quando nel profondo di quella persona ci potrebbe essere un desiderio di essere salvato e di tornare a Dio. Non avviene cioè per via dialettica il perdono di Dio, ma avviene per via spirituale. Perché l’ anima si orienti verso Satana bisogna che sia stata finalizzata in maniera ossessiva ad uno stato mentale di odio.
    Questo è il mio punto di vista nell’ eventualità che una “dimensione” come l’ inferno esista, così come il Divisore.

    Eppure basterebbe un attimo di pentimento, una presa di coscienza e una finale elevazione spirituale, per giunta in punto di morte per “mettersi l’ anima in pace” appunto sia in un’ eventualità, sia nell’ altra. Cosa costa? Solo la vanagloriosa volontà di voler morire senza farsi un esame di coscienza finale.

    7+
    • andrea g ha detto in risposta a wittgensteiniano

      Proprio così, si và all’inferno per orgoglio, per non voler ammettere
      di aver rifiutato Dio x motivi nevro-egoistici, per non voler ammettere
      di aver sempre avuto torto.
      Dio non può perdonare chi non vuole essere perdonato.

      4+
    • ratioman ha detto in risposta a wittgensteiniano

      L’esistenza del tempo in senso ontologico non riguarda l’unità di misura scelta per definirlo. Così come la definizione di un’unità di misura piuttosto che un’altra non è una congettura ma una convenzione.

      1+
      • wittgensteiniano ha detto in risposta a ratioman

        Non ho capito cosa si sta cercando di smentire. Certo che è una convenzione, ma è anche una congettura (dal verbo latino conicere che significa “interpretare, intendere dedurre”). Il fatto che sia una convenzione non esclude che sia anche una congettura dove per congettura si intende ovviamente un criterio di giudizio ritenuto arbitrariamente vero ma a priori, cioè non verificato, non dimostrato, nel caso del tempo che non ha ragione d’ essere in senso ontologico come invece lo si intende solitamente.
        E comunque il tirare in ballo le unità di misura serviva solo da esempio per far chiarire più facilmente il concetto, ovvero che il tempo come lo poniamo noi, è una costruzione mentale.

        7+
        • ratioman ha detto in risposta a wittgensteiniano

          Non voglio smentire nulla. Voglio solo dire che l’esempio è fuorviante e scorretto. Ribadisco che decidere che l’unità del tempo si chiami “matita” non è una congettura ma una semplice convenzione. Inoltre i criteri di misura del tempo sono definizioni operative. Riguardo a questo ultimo punto la congettura, riguardo il tempo, è che determinati fenomeni fisici, in determinate condizioni, si ripetano sempre uguale a sé stessi secondo una variabile che è, appunto, il tempo. Di fatto il tempo non è mai misurato direttamente, ma secondo relazioni tra altre variabili fisiche.
          Il problema è molto complesso, e anche dire “il tempo come lo poniamo noi, è una costruzione mentale” dà adito a diverse interpretazioni.

          1+
          • wittgensteiniano ha detto in risposta a ratioman

            Guardi che l’esempio non è fuorviante e scorretto. Come non è una congettura dare un nome X ad una cosa, ma è solo una “semplice convenzione”? Mi scusi ma lei si sta confondendo.
            Io ho detto che in senso ontologico il tempo non ha ragione d’ essere.
            Non può negare quest’ affermazione dicendomi che in matematica “il tempo esiste”. Le è richiesto di affrontare quest’ argomento in campo ontologico, non matematico. E comunque mi sembra che lei abbia male interpretato le prime due righe del discorso:

            Il tempo è una costruzione mentale che rappresentiamo matematicamente con una dimensione addizionale nello spazio delle fasi fisico e che è strumentale per ordinare intellettualmente il cambiamento.

            Quello che ha scritto è la conferma di quello che ho scritto io. Le do ragione, ma la questione posta è in tutt’ altro campo di analisi.

            3+
            • ratioman ha detto in risposta a wittgensteiniano

              Da Treccani, enciclopedia online:

              congettura: Supposizione, giudizio fondato su indizi o apparenze probabili.

              convenzione: [Der. del lat. conventio -onis “riunione di persone, accordo stretto in una riunione”] Accordo generale, in genere formalizzato in apposite norme emanate da competenti organismi nazionali o internazionali, riguardante il signif. da attribuire a determinati simboli, la definizione di unità di misura, talune procedure di misurazione, ecc.

              1+
              • wittgensteiniano ha detto in risposta a ratioman

                Ma sta facendo un discorso solo per correggere il verbo “congetturare” con quello di “convenzionare”?

                Io le sto dicendo che il tempo è sicuramente una convenzione. Mica la sto smentendo.
                Sono d’ accordo con questa sua identificazione, ma è anche una congettura che in senso ontologico non ha ragion d’ essere.
                è ovvio che i criteri di misura per il tempo sono stati convenzionati, ma sono stati anche congetturati.
                Non è che l’ una esclude necessariamente l’ altra.
                Le due definizioni sono entrambe valide. Tutto qua.
                E dare un X nome ad un oggetto è anch’essa una congettura, e se vogliamo, successivamente una convenzione. Cioè sono congetture che vengono “convenzionate”. Ma mica la convenzione nega che quella cosa sia stata congetturata. Non capisco perché la convenzione debba necessariamente negare la congettura.

                2+
                • wittgensteiniano ha detto in risposta a wittgensteiniano

                  Se vogliamo intenderci in poche parole, la convenzione del tempo non è altro che una congettura pattuita.

                  1+
                  • ratioman ha detto in risposta a wittgensteiniano

                    D’accordo che, visto il suo nickname, le definizioni del significato delle parole sono problematiche, ma, secondo il significato che va per la maggiore, congettura e convenzione hanno il senso che ho espresso io, non quello che cerca di dare lei.
                    E “congettura pattuita” non aiuta certo a chiarire il significato e aumenta il numero delle parole necessarie a definire un concetto da una a due: sempre poche ma mi pareva meglio prima.
                    Detto questo il mio intento era solo quello di puntualizzare un passaggio non proprio corretto in un post che pareva interessante, pur non condividendo molti dei punti da lei espressi, esprimendo una sostanziale convergenza almeno su un punto, a meno della puntualizzazione formale.

                    1+
                    • wittgensteiniano ha detto in risposta a ratioman

                      Ma il post è corretto. è semplicemente non condiviso da lei.
                      Che poi non è neanche detto che io lo sostenga assolutamente. Ho tentato solo di “mettermi in gioco” e di darne una spiegazione metafisica. Tutto qua.
                      Comunque la ringrazio per l’ intervento e per l’ attenzione.

                      4+
                  • Klaud. ha detto in risposta a wittgensteiniano

                    Ritengo che il tempo sia una conseguenza del moto della materia, quindi non è una congettura; l’unica convenzione riguarda la divisione, e di conseguenza la misurazione, del tempo.

                    3+
                    • Licurgo ha detto in risposta a Klaud.

                      Esatto Klaud: vi è tempo solo in ciò che è mutevole.
                      Il tempo noi non lo percepiamo in sè, percepiamo gli enti e ci accorgiamo che mutano. Da questa percezione concepiamo il tempo: la difficoltà di definirlo è nel concettualizzarlo, non essendo il tempo un ente ma un asse cartesiano in cui l’ente si svolge nel suo esistere, nelle sue mutazioni interne e poi in quella sostanziale. Per questo, se dell’ente la mente si fa immediatamente il concetto nitido e cristallino, col tempo ciò non è possibile.

                      4+
    • Dom ha detto in risposta a wittgensteiniano

      Concordo al 100%.

      3+
  11. Licurgo ha detto

    Sul pentimento in punto di morte ho sempre avuto una grossa perplessità: in moltissimi casi non c’è un momento di netta lucidità prima della morte: in un incidente succede che nemmeno ci si accorge, un infarto ti blocca il pensiero dal dolore, un cancro e i suoi dolori obnubilano la coscienza, le malattie neurodegenrative non ne parliamo di quanto inficiano la lucidità.
    Ora, possiamo pensare che Dio legga nel cuore e sappia se costui si sarebbe pentito all’ultimo se ne avesse avuto la possibilità, ma allora a me parrebbe più logico, se adottiamo questa prospettiva in cui in Dio sono presenti anche le potenze inespresse, che la definitiva possibilità del pentimento fosse data all’anima dopo la morte. Se, anche fuori dalle passioni del corpo, e al cospetto della Verità nel suo insieme, persiste nel male, allora sì, sarebbe una sua piena e totale scelta.

    4+
    • Vincent Vega ha detto in risposta a Licurgo

      Questa è una cosa che ho sempre pensato anche io, Licurgo.

      E se non ricordo male dalle rivelazioni di alcuni santi emergeva proprio questo, però sono sempre stati osteggiati, forse perché magari (pur essendo vero, forse) afrebbe incoraggiato una sorta di lassismo il sapere di potersi pentire in questo modo, subito dopo la morte.
      Non so, so solo che anche a me sembra estremamente ragionevole.

      2+
    • Vincent Vega ha detto in risposta a Licurgo

      Ritengo più plausibile, piuttosto che un pentimento dopo la morte (che è de facto eretica come idea, anche se ovviamente noi la percepiamo come auspicabile), che Dio conceda, anche in caso di morte improvvisa, grazie particolari che permettano all’anima di ravvedersi e accettare il perdono magari anche solo un istante prima di morire.

      Altrimenti la salvezza sarebbe subordinata alla contingenza, e questo andrebbe contro la giustizia di Dio.

      2+
      • wittgensteiniano ha detto in risposta a Vincent Vega

        Quello che succederà dopo la morte è chiaramente un enigma insolubile.. Non ci è dato saperlo per certo. Potrebbero succedere X varianti. E comprendo perfettamente anche il suo pensiero, Vincent Vega e quello di Licurgo, con il quale solidarizzo..
        Con questo pensiero ci convivo fortemente anche io, insieme a tanti altri, non meno complessi..
        Tra l’ altro io, pur essendo fieramente cristiano, a volte vacillo con i miei ragionamenti in un forte deismo della divinità auto-contemplativa che a volte sembra impormi di togliere l’ Amore da Dio, quindi di vederlo solo come Logos Ordinatore, con alcuni Suoi “difetti” che noi umani pagheremmo.. Vacillare tra “Cristianesimo” e “deismo” è una costante della mia spiritualità. Quello del pentimento prima della morte è una visione più deista, che cristiana, ahimè.
        è indubbio che la casualità ci sia e che un incidente stradale (per esempio) possa impedire alla persona la possibilità di pentirsi e farlo finire ugualmente nello “stato mentale” di odio se morto ossessivamente nell’ odio, secondo questo mio ragionamento.
        Ecco, questo sarebbe uno di quei “difetti” che darei a Dio che verrebbero pagati dall’ uomo, in quest’ ottica deista.
        In quest’ ottica deista, chi vive nell’ odio ha il rischio di finire nello “stato mentale” chiamato “Inferno” anche se il pentimento non è affatto garantito da Dio. Quindi l’ uomo ossessionato dalla ribellione e dall’ odio dovrebbe valutare anche di convivere con questo rischio.
        Infatti quest’ ultima visione mal si adeguerebbe a quella cristiana.

        2+
        • Vincent Vega ha detto in risposta a wittgensteiniano

          Ma qua non stiamo parlando tanto di odio o di ossessioni malefiche di persone completamente corrotte.
          Ciò a cui mi riferisco è in realtà una casistica assai più prosaica: mettiamo un padre di famiglia che dopo tanti anni tradisce la moglie andando con una escort, una donna di facili costumi.

          Questo è un uomo di provata Fede, ma mettiamo che tornando a casa venga travolto da un auto prima di meditare su ciò che ha fatto e quindi di pentirsi. Cosa accadrebbe? Il peccato mortale lo ha commesso, e in questo caso non farebbe in tempo a pentirsi.

          Per questo credo che Dio faccia in modo che tutte le anime prima della morte abbiano la possibilità concreta di pentirsi e chiedere perdono, in modi misteriosi. Non credo proprio che la salvezza possa essere subordinata in questo modo alla contingenza del momento.

          Anche perché non potrei certo fare come certi cattolici adulti che non credono all’inferno e al demonio, essendomi io convertito proprio a causa sua.

          4+
          • Dom ha detto in risposta a Vincent Vega

            Per questo credo che Dio faccia in modo che tutte le anime prima della morte abbiano la possibilità concreta di pentirsi e chiedere perdono, in modi misteriosi.

            Credo sia proprio così. 😉

            Grazie Vincent!

            4+
        • Vincent Vega ha detto in risposta a wittgensteiniano

          Ovviamente poi c’è chi rifiuta di pentirsi fino all’ultimo, ma sono fermamente convinto che Dio, in modi misteriosi, permetta a tutti l’opportunità di pentirsi, anche a chi muore all’improvviso (in modi che solo lui conosce), in quanto la salvezza, come ho detto, non può essere subordinata alla contingenza del momento.

          O magari leggendo il cuore dell’uomo lo perdonerà qualora sapesse che quell’uomo si sarebbe pentito avendone il tempo. Insomma, qualcosa, di certo non credo che permetta alla contingenza di una morte improvvisa di pregiudicare la salvezza eterna di un’anima.

          3+
          • Klaud. ha detto in risposta a Vincent Vega

            Il concetto di aiutino post mortem è tipicamente umano.

            1+
            • Licurgo ha detto in risposta a Klaud.

              Che interessanti riflessioni: mi fa piacere aver contribuito col mio dubbio a suscitarle.
              Grazie ragazzi 🙂

              3+
            • Vincent Vega ha detto in risposta a Klaud.

              Ma infatti il concetto di pentimento post mortem è eretico e l’ho ritirato, come hai visto. 😉

              Il punto però è che è un grave errore dare per scontato che il momento della morte sia quello che definiamo secondo la medicina, cioè quando l’encefalogramma è piatto (posto che, oltretutto, in tutti i casi in cui la morte “improvvisa” coglie fuori da un ospedale non ci sono strumenti di monitoraggio a disposizione). Il minimo che possiamo ragionevolmente capire dai racconti di esperienza “dopo la morte” è che rimangono per un po’ stati di coscienza non rilevabili dagli strumenti e potrebbero essere più che sufficenti.
              Intendo i momenti che precedono la morte nei quali l’anima non si è ancora separata dal corpo e, quindi, non è ancora entrata nell’eternità.

              Ultima riflessione: noi, essendo cattolici, crediamo nel Purgatorio, e dalle esperienze di molti Santi che hanno avuto contatti con le anime del Purgatorio SEMBRA che una sorta di tempo, magari diverso da come lo intendiamo noi, esista anche nell’aldilà.
              Questo non inficia il discorso dell’impossibilità del pentimento una volta che l’anima ha lasciato il corpo per sempre, perché le anime del Purgatorio hanno già fatto la loro scelta, sono già salve. Non a caso vengono chiamate “anime sante del Purgatorio”.

              Purtroppo oggi molti pensano che le messe di suffraggio per le anime siano una superstizione, ma non è affatto così. Si può dare grande aiuto alle anime del Purgatorio, ma sarebbe necessario che i preti ne parlassero di più.

              Le esperienze di Padre Pio, un grande santo, sono eloquenti http://www.padrepio.catholicwebservices.com/Apparizioni.htm

              Qua per farsi un’idea più generale delle esperienze dei Santi, che valgono più di qualsiasi tomo di teologia http://www.preghiereagesuemaria.it/libri/il%20purgatorio%20visto%20dai%20santi.htm

              3+
              • Vincent Vega ha detto in risposta a Vincent Vega

                Il concetto fondamentale è che la salvezza non può essere legata alla “fortuna” di morire nel momento giusto e non all’improvviso. Dio, essendo infinitamente giusto e misericordioso, non permetterebbe mai una cosa simile.
                E nemmeno si può dire che la morte improvvisa che pregiudica la salvezza arrivi per esplicito disegno di Dio, perché altrimenti ricadremmo nella dottrina eretica protestante della predestinazione.

                Pertanto credo proprio che in un modo o nell’altro dia a tutte le anime la possibilità di pentirsi, magari come ho detto prima che l’anima lasci definitamente il corpo. In tal modo solo le anime davvero corrotte dal peccato sceglierebbero l’inferno, come scriveva sopra anche AndreaG.

                Oh non si scappa, o le cose stanno così o la salvezza risulta legata alla “fortuna” di evitare una morte improvvisa (che può avvenire nei modi più svariati. A Milano recentemente un uomo stava camminando sulle strisce pedonali, un albanese lo aha quasi tirato sotto e poi ha avuto anche il coraggio di scendere e ammazzarlo a cazzotti. Al giorno d’oggi è importante sapersi difendere da soli), e non credo proprio che sia così.

                3+
                • Licurgo ha detto in risposta a Vincent Vega

                  A questo punto, seguendo il filo del ragionamento, la logica migliore -stante la contraddizione della salvezza legata alla contingenza, cioè ad un colpo di fortuna o sfortuna, come rileva acutamente Vincent Vega- è quella per cui, riprendendo il Tanak, ‘Dio legge nel cuore’.
                  Ovvero, svolgendolo in ragionamento, Dio conosce non solo simultaneamente presente,passato e futuro di ognuno di noi ma anche gli ostacoli alle nostre capacità verso il bene e soprattutto i futuribili (che nella Scolastica non sono ciò che potrebbe improbabilmente accadere ma le potenze rimaste inespresse), per cui sa anche come una persona avrebbe agito nelle indefinite possibilità che la vita non gli ha dato.
                  In questo modo, Dio legge e conosce l’anima e l’intenzione della persona al di là della contingenza, per cui anche un peccato grave (cosa diversa dall’ostinazione nel male, nel fare il male come progetto, come di nuovo rileva acutamente Vincent Vega)può essere perdonato ove non vi è possibilità di pentimento perchè, attraverso i futuribili, Dio sa bene se una persona è retta o malvagia, o, come quasi tutti noi, una via di mezzo, che vorrebbe fare il bene ma che ha mille lacune umane per realizzarlo compiutamente.
                  Ora, come ben sapete io sono teista filosoficamente ma amo comprendere e dialogare e mi sto ponendo in una posizione cristiana per non dire la mia: spero di non suscitare nuovamente senza volerlo suggestioni ereticali per chi è cattolico…mi scuso a priori se per sbaglio lo sto nuovamente facendo 🙂

                  1+
                  • Licurgo ha detto in risposta a Licurgo

                    ‘Per dire la mia’, non ‘per non dire la mia’, scusate.

                    1+
                  • Vincent Vega ha detto in risposta a Licurgo

                    Più che altro la questione da non sottovalutare è il fatto che l’anima non lascia subito il corpo, come le Nde dimostrano, pertanto la morte “clinica” non corrisponde alla morte effettiva.
                    Probabilmente (forse) può essere quello il momento in cui si può accettare o rinnegare la salvezza eterna, prima che l’anima lasci definitivamente il corpo.

                    1+
                    • Licurgo ha detto in risposta a Vincent Vega

                      Vincent

                      Capisco che nel cristianesimo sia fondamentale il pentimento come atto effettivo, e non entro sulle esperienze pre morte perchè non ho le competenze scientifiche per dire la mia in merito, e anche perchè alla fin fine io su questo sono meno attento di voi, nel senso che, per come la vedo io, alla fine se uno è una brava persona e non può pentirsi di un gesto grave (o di un peccato per dirla in termine religioso) ciò non è di ostacolo al percorso dell’anima verso il bene (che io reputo argomento possibile anche se incerto dal mio punto di vista); altro è se non lo vuole.
                      Dunque, quel che intendevo io, mettendomi nei panni della logica cristiana, è che, riprendendo il tuo esempio sopra, se un buon cristiano commette una grave mancanza verso la moglie e mentre torna viene schiacciato da una macchina morendo sul colpo, Dio e solo Dio sa se quell’uomo si sarebbe pentito o meno se le cose fossero andate diversamente, cioè se non fosse accaduto l’incidente e avesse potuto riflettere sulla sua sconsiderata mancanza, o sul suo peccato per dirla meglio in termini cristiani; e proprio in base al fatto che lui sa come sarebbe andata può accettare anche il ‘pentimento in potenza’, se questo termine spiega bene cosa intendo.

                      1+
                    • Belviso Mauro ha detto in risposta a Vincent Vega

                      Francesco

                      . In pratica si usa questa espressione “momento eterno” per indicare che in Paradiso o all’Inferno non c’è una situazione temporale simile alla nostra. Quando Satana ha compiuto il suo gesto l’ha fatto in un attimo che dura un’eternità, in ogni momento della sua vita. E’ un concetto difficile da capire.

                      Questa storia del tempo “diverso” serve a giustificare la mitologia, vi assicuro che è possibile farlo con qualunque religione, chi ha scritto la Bibbia non aveva alcuna intenzione di parlare di tempo concepito in modo diverso dal nostro, se è cosi portate le prove.

                      Inoltre se il concetto di tempo in questo luogo immaginario non è comprensibile astenetevi dal proferire certezze su cio che neanche conoscete!
                      Poi se volete inventare teorie che a posteriori possano soddisfare la vostra necessità di credere ad ogni costo fate pure..

                      Si vede che non conosci la teologia. Satana non può pentirsi, perché la sua scelta è quella degli angeli a lui fedeli è irrevocabile, come quella delle anime infernali
                      A far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere irrevocabile della loro scelta, e non un difetto dell’infinita misericordia divina. Non c’è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta, come non c’è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte.
                      Non perché Dio lo impedisca, ma per loro precisa volontà.

                      !! Ma per quale motivo non possono cambiarla tra mille anni??
                      Non hai risposto!

                      Per quale motivo nessuno di loro puo cambiare idea sul voler cambiare idea!??

                      C’è stata una caduta dell’uomo, i primi uomini vivevano in una condizione diversa da ciò che è venuto dopo, una condizione soprannaturale decaduta col peccato. Questo è tutto quello che sappiamo.

                      A quali primi uomini ti riferisci, erano più di uno?
                      Di quale condizione parli e a quele era Geologica ti rifersici, in piena era gliaciale esistevano uomini che andavano in giro nudi e che non erano obbligati a squartare Mammuth per sopravvivere?

                      E i genitori? Dovranno pur aver avuto un padre e una madre e dei nonni i quali però erano già in condizione di sofferenza e di morte.

                      Genitori che evidentemente erano già capaci d’intendere e di volere ed altrettanto evidentemente dotati di libertà, cosi come i loro nonni ed antenati e così via..!

                      Il neodarwinismo perde sempre più colpi, e sono sempre più gli scienziati che sostengono il salto ontologico, invece che pensare a piccoli cambiamenti impercettibili. Sappiamo troppo poco sulle nostre origini; a livello scientifico.

                      Il salto “ontologico” non è un termine scientifico, è un neologismo religioso.

                      La condizione di morte e sofferenze è preessistente all’Homo Sapiens, non hai risposto a questo.

                      Non hai capito l’errore di fondo: non ha senso parlare di salti perchè l’uomo di oggi non è frutto meramente di un DNA ma dell’insieme delle sue conoscenze che non possono in nessun caso subire salti!

                      Inoltre l’evoluzione umana è durata milioni di anni pertanto i cambiamenti sono necesariamente imperecettibili: che senso ha un’evoluzione gradule per tutte le specie e per se stessi, per poi apparire improvvisamente un salto!? Allora poteva “saltare” subito!!

                      A livello scientifico non esistono dubbi sull’evoluzione umana anche perchè è continuamente confermata da ogni tipo di ritrovamento e di studio interdisciplinare.

                      Anzi: le teorie su dove siano arrivati i primi composti che hanno dato vita alle prime cellule, ,se dallo spazio o se creati qui nel brodo primordiale, portano ancora piu lontano dalla dottrina religiosa che alla fine andrebbe correttamente chiamata .. mitologia.

                      Accettando l’ipotesi evoluzionista (e nessun cattolico ha problemi ad accettarla) si può pensare dunque che a un determinato punto dell’evoluzione sia avvenuta l’ominizzazione, ossia che l’animale da cui l’uomo discende sia diventato un essere umano, a immagine e somiglianza di Dio, capace d’intendere e di volere…

                      Ad ogni modo, che ad un certo punto nella storia ci siano stati uomini dotati di libertà che hanno commesso quello che noi credsnti chiamiamo peccato non è cosa che qualcuno possa confutare.

                      Ah, quindi l’Homo Habilis, perfettamente capace d’intendere e di volere (nel senso ‘Sapiens’ del ternime) era già umano non scimmia! Possiamo andare ancora indietro ed erano tutti già capaci d’intendere e di volere e di esercitare la propria libertà perchè lo sono perfino gli animali!

                      Comunque li si voglia intendere, i doni preternaturali, grazie ai quali l’umanità sarebbe stata esente dai mali che l’affliggono,

                      Ma nessun essere umano nè nessuna creatura è mai stata esente dal male!

                      Perchè mai poi creare mostri carnivori e poi sterminarli, creare desertificazioni e lanciare meteoriti sul pianeta sterminando le creature che lui stesso aveva creato??

                      E’ per questo che la concezione di un Creatore misericordioso non ha fondamento: è in contrasto con la realtà.

                      potrebbero essere intesi come doni propri di una condizione virtuale anziché storica, ovvero ci sarebbero stati se l’essere umano non avesse peccato.

                      Negli anni ’50 del secolo scorso alcuni teologi hanno proposto interpretazioni concordiste, miranti cioè ad armonizzare la lettera del testo biblico con i dati delle scienze. Si affermava che lo stato paradisiaco era frutto di un intervento speciale di Dio, all’inizio della storia umana, di durata però talmente breve da non poter aver lasciato vestigia scientificamente controllabili.

                      Questa è un’altra interpretazione.

                      No, come già evidenziato se usate la fantasia allora tutto è giustificabile, anche le divinità greche!
                      Non potete inventare fatti che non si possono verificare altrimenti chiunque può creare teorie (e basterebbe dire che è tutto misterioso) e qualunque religione o superstizione diventa vera..
                      è proprio questo il processo che porta a definire la mitologia.

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                    • Vincent Vega ha detto in risposta a Vincent Vega

                      1) La morte è preesistente all’uomo e quindi al peccato originale in quanto qualsiasi creatura per svilupparsi e per procreare deve necessariamente alimentarsi a scapito di altre creature (vegetali o animali) che per questo vengono “sacrificate”. Ma al n° 400 il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: A causa dell’uomo, la creazione è “sottomessa alla caducità” ( Rm 8,20 ). Sembrerebbe significare che prima del peccato, la natura non prevedeva la morte. Ciò appare in netto contrasto con la ragione, ma (Rm 8,20) non è citato per intero, infatti dice: “essa (la creazione) infatti è stata sottomessa alla caducità – non per suo volere, ma per volere di colui (Dio) che l’ha sottomessa”. Quindi la causa non è l’uomo ma Dio, anche se pare ipotizzabile che la caducità della natura potesse essere in qualche modo correlata col futuro peccato dell’uomo: (Genesi 3:17) All’uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita.

                      2) gli antropologi chiamano “homo” quello definito come habilis e che risalirebbe a circa 2,5 milioni di anni fa. Era veramente un uomo? La definizione di uomo non può prescindere, dal punto di vista della fede, dalla presenza dell’anima che non essendo materiale è di origine soprannaturale e quindi è dono del Creatore.

                      3) Non è possibile stabilire in quale momento dell’evoluzione Dio abbia conferito l’anima all’uomo. Resta quindi da vedere se possa essere considerato “uomo vero” l’habilis o l’erectus che sapevano realizzare armi rudimentali utilizzando dei ciottoli, o se possa essere considerato “uomo vero” il sapiens che era capace di realizzare le prime opere artistiche disegnando sulle pareti delle grotte.

                      4) La Chiesa ci insegna che la prima coppia era capace di relazionarsi con il Creatore; per essere consapevole della Sua esistenza doveva trattarsi di una coppia adulta e dotata di capacità intellettive ben superiori a quelle della semplice utilizzazione di pietre o del fuoco o di semplici disegni. Potrebbe quindi trattarsi solo dell’homo sapiens sapiens che compare misteriosamente circa 20/40.000 anni fa.

                      5) Quando compare l’homo sapiens sapiens, gli altri “homo” o ominidi sono completamente estinti per cui, pur essendo simili, i sapiens sapiens non possono derivare da chi li ha preceduti. Non si sono ancora trovate relazioni dirette (vedi: anelli mancanti) tra noi ed i cosiddetti antenati. Non può essere esclusa perciò la diretta creazione di una prima coppia già adulta. Come non può essere esclusa l’ipotesi da me formulata del conferimento dell’anima all’ultima coppia di “neanderthalensis” che diventano i primi “sapiens sapiens”. D’altra parte, le scritture e la Chiesa ci insegnano che il peccato originale è un peccato personale commesso dalla prima coppia e quindi non potevano esserci altri uomini. Il peccato originale è trasmesso per propagazione, ma non può essere considerato un peccato realmente commesso da ognuno di noi.

                      6) È difficile però immaginare che questa prima coppia avesse già delle grandi facoltà intellettuali in quanto anche oggi vivono piccole comunità di “primitivi” che hanno ancora caratteristiche fisiche e culturali molto primitive, tali da sembrare incompatibili con quelle necessarie per un diretto rapporto col Creatore. Sembrerebbe quindi che oltre all’anima avessero avuto da Dio anche altri attributi di intelligenza che vennero smarriti sempre in conseguenza del peccato.

                      7) Rimane quindi il grande problema dello stato di grazia iniziale: la prima coppia non è soggetta alla morte finché non interviene il peccato. È quindi necessario un intervento diretto di Dio che stravolge le leggi della natura di cui Egli stesso è autore (ma sappiamo che lo stesso Gesù ha compiuto miracoli tali da superare le leggi della natura. Ogni miracolo è un fatto che non può essere spiegato scientificamente e che quindi è imputabile solo alla divinità che interviene continuamente a correggere l’andamento della storia. D’altra parte non dovremmo meravigliarci degli interventi soprannaturali in quanto, fin dal primo momento, la creazione è oggetto della continua attenzione del Creatore che la accompagna verso un costante perfezionamento contrastato dall’azione dell’uomo corrotto dal peccato.

                      8) L’Eden quindi non è tanto un luogo fisico, quanto piuttosto uno “stato di grazia” in cui viene posta la prima coppia. Tale stato viene sospeso al momento del peccato e verrà restaurato solo alla fine dei tempi come spiega ancora Rm 8,20-21.

                      Naturalmente queste cose non sono dimostrabili scientificamente ma non sono nemmneo intrinsecamente impossibili, quindi non sono assurde.
                      Noi, poi, abbiamo Fede nel peccato originale perché abbiamo Fede in Gesù, che oltre ad essere Dio incarnato è morto proprio per distruggere le opere del demonio, e quindi il peccato. Ed è un personaggio storico, la cui Resurrezione ha avuto molti testimoni pronti a morire per annunciare la Verità.

                      Gesù è morto per distruggere il peccato e darci la possibilità di salvarsi, infatti prima coppia dotata di anima venne tentata da Satana a peccare. Che il serpente fosse una figura allegorica rappresentante Satana era chiaro anche all’autore del libro dell’Apocalisse, quando descrive la caduta degli angeli ribelli. Utilizza anche un’altra allegoria, quella del drago, oltre che il serpente.

                      “Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, ma non prevalse e non vi fu più posto per loro in cielo. E il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato diavolo e il Satana e che seduce tutta la terra abitata, fu precipitato sulla terra e con lui anche i suoi angeli. Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, perché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Ma essi lo hanno vinto grazie al sangue dell’Agnello e alla testimonianza del loro martirio, poichè hanno disprezzato la loro vita fino a morire. Esultate dunque, o cieli, e voi che abitate in essi.
                      Ma guai a voi, terra e mare, perché il diavolo è disceso sopra di voi pieno di grande furore,sapendo che gli resta poco tempo».

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                    • Gianfranco ha detto in risposta a Vincent Vega

                      I punti 4, 5 e 6 potrebbero essere smentiti dalla ricerca scientifica. In particolare dalla ricerca sul DNA e sui reperti che collocano nell’ultima glaciazone l’estizione dell’uomo di Neanderthal e il suo scambio genetico con l’uomo Sapiens. Tuttavia a mio parere non sono importanti dal punto di vista teologico: non dobbiamo sforzarci di leggere a tutti i costi il racconto biblico aderente alla scienza. La Chiesa non lo ha mai chiesto.

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                    • Vincent Vega ha detto in risposta a Vincent Vega

                      A dire il vero, Gianfranco, come sia apparso L’Homo sapiens è ancora un mistero, con buona pace dei neodarwinisti.
                      Ti consiglio di leggere questi articoli . Sulla comparsa dell’uomo non sappiamo nulla di certo, e gli elementi contro l’interpretazione ultra gradualista del neodarwinismo è sempre più debole.

                      http://www.enzopennetta.it/2011/12/homo-sapiens-luomo-venuto-dal-nulla/

                      http://www.enzopennetta.it/2013/10/homo-sapiens-luomo-venuto-dal-nulla-2-quel-che-rimane-del-cespuglio/

                      http://www.enzopennetta.it/2013/12/homo-sapiens-luomo-venuto-dal-nulla-3-la-compagnia-dellanello/

                      http://www.enzopennetta.it/2012/03/le-scienze-unidea-sbagliata-sulle-origini-delluomo/

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  12. Pincpal ha detto

    Mi permetto consigliare la lettura di “Mysterium mortis: l’uomo nella decisone ultima” di Ladislaus Boros. C’è di che riflettere.

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  13. Dom ha detto

    Grazie a tutti! 🙂

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  14. Giulio Quaresima ha detto

    Non voglio offendere nessuno, ma trovo tutte queste elucubrazioni teologiche di un’arroganza senza pari: penso che la Chiesa abbia avuto, nella sua storia, più danni dalla teologia che da qualsiasi altro fattore, interno o esterno che fosse: pensate al testo del Credo Niceano, con tutti quei concetti così astrusi: ogni volta che lo sento recitare alla messa mi viene in mente che se in quel momento c’è anche soltanto una persona (prete compreso!) che capisce la frase “generato, non creato, della stessa sostanza del padre”, è già un miracolo!
    E io non riesco proprio a immedesimarmi con chi, con tanta sicumera, ci viene a spiegare chi è Satana, qual è la natura di Dio, che cos’è il tempo in questo mondo e nell’altro, che cos’è il libero arbitrio. Il bello è che tutti all’inizio scrivono: “premetto che non sappiamo esattamente come stanno le cose”, però poi stanno lì a spiegare, ad analizzare, a dettagliare, citando questo o quell’altro filosofo medievale come una clava per dire “io ho ragione e tu torto”.
    Gesù tante volte ha esortato alla semplicità. E mi piace ricordare il Papa a Istanbul quando – scherzando, ma neanche troppo secondo me – ha detto “Se dobbiamo aspettare che i teologi si mettono d’accordo, mai arriverà quel giorno! Sono scettico: lavorano bene i teologi, ma Atenagora aveva detto:mMettiamo i teologi su un’isola a discutere, e noi andiamo avanti!”. Ha ragione Francesco (e non a caso anche il santo suo omonimo la pensava più o meno allo stesso modo): invece di sprecare tante energie mentali per cercare di capire e definire quello che è – per definizione – inconoscibile, investite tutta la vostra sapienza patendo da quelle poche – pochissime! – verità rivelate per addattarle alla pratica di questo mondo: “andiamo avanti!”.

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    • Licurgo ha detto in risposta a Giulio Quaresima

      Eppure è dilettevole per l’intelletto cercare di dedurre conseguenze ipotetiche da poche premesse logiche, ed essendo l’intelletto umano principalmente metafisico (non nel senso che per forza arriva alla religione ma che tende a pensare alle cose ‘prime e ultime’ e anche molti atei qua si vede che ci pensano più di me e tanti di voi), personalmente non vedo cosa ci sia di male provare a ragionare anche sull’escatologia, ovviamente per chi crede senza arrivare all’eresia, nè penso che questo paralizzi la vita cristiana di quei cattolici che ogni tanto si interessano a questi tentativi logici.

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      • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Licurgo

        Sicuramente! E anche io mi diletto, infatti, ma quando si passa dal puro diletto allo scontro, o al pretendere di possedere la verità su certe questioni, allora nascono i problemi.

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  15. PAOLO GRAFFIGNA ha detto

    LA MADONNA DI FATIMA FECE VEDERE AI TRE PASTORELLI L’INFERNO COME UN LUOGO PIENO DI FIAMME IN CUI FLUTTUAVANO LE ANIME TRA GEMITI E TORMENTI E I DEMONI IN FORME DI ORRIBILI ANIMALI SCONOSCIUTI. ALTRI SANTI HANNO AVUTO LA VISIONE DELL’INFERNO COME DI UN LUOGO AUTENTICO STRAPIENO DI ANIME DANNATE….ALTRO CHE VUOTO! SONO MILIARDI TRA LE ANIME E I DEMONI STANDO A QUELLO CHE RISULTA DAI MESSAGGI CHE VENGONO DAL CIELO DATI A MISTICI E VEGGENTI. ALCUNE ANIME SICURAMENTE DANNATE SONO GIUDA ISCARIOTA CHE SI E’ MANIFESTATO ANCHE IN ALCUNI ESORCISMI, STALIN E HITLER. GESU’ STESSO PARLA PIU’VOLTE DELL’INFERNO ETERNO. ERRA FORTEMENTE CHI LO HA DEFINITO SOLO UNO STATO DELL’ANIMA E NON UN LUOGO VERO E PROPRIO; RICORDATE I NOVISSIMI? MORTE, GIUDIZIO, INFERNO, E PARADISO…SONO LE ULTIME COSE CHE RESTERANNO PER SEMPRE.

    4+
      • Dom ha detto in risposta a Giulio Quaresima

        Ridi, ridi Quaresima…
        Questi sono argomenti seri! Vagliela a fare una risata al Padreterno…

        Paolo ha giustamente detto la verità ed è una dura verità. Quanti l’accettano in cuor loro?

        2+
    • Vincent Vega ha detto in risposta a PAOLO GRAFFIGNA

      Paolo Graffigna ha scritto

      “ALCUNE ANIME SICURAMENTE DANNATE SONO GIUDA ISCARIOTA CHE SI E’ MANIFESTATO ANCHE IN ALCUNI ESORCISMI”

      Questo fatto di Giuda è verissimo, lo dico per esperienza personale (e in questo campo), su Hitler e Stalin non so, non mi è mai capitato, però sapevo che si erano manifestati in alcuni esorcismi.
      Ad ogni modo Giuda non si e dannato per aver tradito Gesù, ma per aver rifiutato il perdono, disperando fino alla fine nella salvezza.

      0
  16. Dom ha detto

    Aggiungiamo un altro elemento all’utile dibattito:

    Non è stato forse Cristo a dire che il paradiso è in mezzo a noi?
    Sì, dunque l’inferno può esserci per coloro che non lo seguono già su questa terra?
    Se di nuovo nuovo sì, si può concludere che la condizione celeste è la condizione terrena sono una dipendente dall’altra.
    Quello che ci sarà “dopo” non sarà dissimile da quello che stiamo vivendo… Dipende dal nostro cuore. Solo da quello.

    3+
  17. mario ha detto

    salve a tutti . l’ argomento è davvero profondo, e non possiamo ridurlo, visto il carattere razionalistico di questo sito, ad un ” l’ inferno c’è”, oppure ” c’è scritto nel Vangelo”.
    per questo , per stimolare la discussione ( la quale però richiedo rimanga su un territorio razionale e fugga il dogmatismo e ancor più l’ insulto) , propongo due domande:
    -Dio ci ha chiamato alla vita, nessuno di noi l’ ha chiesto.ora siamo in questo mondo, e sperimentiamo la “distanza” da Dio. poi si muore, e si torna davanti a Dio. se a quel punto lo rifiuto con tutto me stesso , soffrirò in eterno. e non si può fuggire da questo, non si può dire “grazie, non partecipo al gioco”. non vi sembra un po’ troppo ? sarebbe meglio non essere mai nati?
    -supponiamo che io sia davanti a Dio, e lo rifiuti. a quel punto Dio, però, per non essere considerato da me ingiusto,parziale, smentibile, dovrebbe mostrarmi la necessità -quantomeno- del mio inferno. in quel momento non potrebbe essere opinabile da parte di Dio la scelta dell’ inferno per me. ora, io non voglio che illustriamo i motivi di questa necessità, i quali non sappiamo , siamo però d’ accordo sul fatto che esisterà, sebbene non noto, un nesso necessario, ed incontrovertibile, non smentibile, tra il mio rifiuto, espresso in un momento X, situato dopo la mia morte, e la mia dannazione eterna da X in poi. è corretto? non è in fondo questo , l’ “essere davanti a Dio”? sarebbe bello chiedersi le forme di questa necessità. detto con altre parole: nel mio giudizio , e da li in poi, sarà ancora nella dimensione della fede, e quindi del dubbio, dell’ imperfezione? credo che la teologia risponda di no. saremo nella pienezza. e quindi , davanti a Dio, avremo anche chiaro, innegabile, la nostra dannazione eterna. e concludendo: ma una dannazione eterna, che però è anche perfettamente chiara, inconfutabile, è una dannazione? o è una sorta di “altro paradiso”?

    cordialmente. mario.

    0
    • Klaud. ha detto in risposta a mario

      Hai fatto delle ipotesi. Non puoi avere risposte su cose che sono ipotesi, tutt’al più avrai altre ipotesi come risposta.

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      • mario ha detto in risposta a Klaud.

        Ok.ma io fino ad un certo punto ho supposto ciò che dice la chiesa e ho provato a continuare il ragionamento.il tema è la coerenza di questi passi ragionati. Altrimenti cosa sarebbe la ragione applicata a questo argomento?
        Si ho ipotizzato che si muore ,si è giudicati e si va all inferno.che è il tema Dell àrticolo. Dunque?se ne può discutere?

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    • Riccardo_CS ha detto in risposta a mario

      La dottrina sull’inferno non ha una finalità descrittiva.

      Il suo nucleo essenziale è questo:

      l’uomo è un essere libero ed è responsabile delle proprie azioni; egli esercita la sua libertà in quella dimensione non illimitata che chiamiamo tempo. L’uomo è anche un essere morale che ha coscienza del male e i suoi atti non sono indifferenti: una volta posti, incidono sulla realtà e non sono revocabili.
      L’uomo, finchè si trova nella dimensione del tempo, può giudicare i propri atti e orientare se stesso al bene o al male: nessun uomo è irrevocabilmente malvagio e nessun uomo, per quanto bene abbia compiuto, è esente dalla possibilità di scegliere il male.

      Ma a un certo punto il tempo finisce e la vita dell’uomo assume una condizione definitiva: non svanisce nel nulla, cosa che renderebbe il suo agire indifferente, ma entra nella dimensione di definitività, ciò che chiamiamo eternità: un po’ come l’opera d’arte, sempre rivedibile e correggibile, finchè a un certo punto la firma dell’artista mette la parola fine e quell’opera inizia la sua vita eterna, non più modificabile: buona per essere esposta in una prestigiosa galleria o buona per il cassonetto della spazzatura.

      La dottrina dell’inferno intende esprimere questa responsabilità: la possibilità reale e non rivedibile, che l’uomo ha, di fare della propria vita un fallimento buono solo per il cassonetto della spazzatura; è una prospettiva che in fondo potrebbe turbare anche l’ateo.

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      • mario ha detto in risposta a Riccardo_CS

        Proprio perché la dottrina Dell inferno non è descrittiva è però sostanziale.
        Torno alla domanda la quale non vuole capire come funziona l inferno ma il perimetro razionale su cui si muove.proprio perché c è un perimetro se ne parla. L ipotetico dannato Dell inferno è certo del suo stato e del perché sta lì? Oppure no?dio gli avrà spiegato la sua ragione?certo che nessuno lo sa.ma partendo dal dogma di un dio perfetto e giusto possiamo ragionare.dio dunque avrà mosso le sue perfette ragioni.il dannato dunque non sarà più nella fede ma nella conoscenza. Sarà dentro la legge di dio.sebbene nel torto più totale.ora la domanda. Può un tale dannato definirsi tale? Oppure sarà un beato-dannato?comprendendo,anzi essendo parte,della ragione di dio,egli godrà in eterno di essa. Senza il dubbio.
        Forse sono domande strane. E riguardano non la descrizione Dell inferno,se ci sono i forconi e il fuoco,ma il suo senso profondo,sotterraneo.

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        • Riccardo_CS ha detto in risposta a mario

          Se ci pensi bene però, le questioni che poni sono un modo più sofisticato di interrogarsi su fuoco e forconi: sono infatti anch’esse domande che vertono sul “come” del “dopo”.
          Non dico che siano interrogativi illegittimi, ma penso che per rispondere ad essi non si possa partire dalla dottrina sull’inferno, il cui intento non è quello di soddisfare la curiosità sull’aldilà.
          La risposta alle tue domande presuppone la conoscenza della modalità di sussistenza dell’uomo dopo la morte, cosa che invece ignoriamo.

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          • mario ha detto in risposta a Riccardo_CS

            concordo in parte. le mie domande si chiedono se , dai presupposti dogmatici cattolici, discenda un “certo” tipo di inferno piuttosto che un altro. in modo tale che , dire che non sappiamo, equivalga a dire che pure i dogmi siano traballanti, e invece non lo sono ( nel senso che li diamo per buoni, li teniamo “fermi”).
            il mio è un lavoro più filosofico, logico. abbiamo le ipotesi : POICHE’ Dio è l’ essere perfetto, l’ inferno esiste, io potrei andarci se rifiuto Dio . ERGO da questo discende che: Dio , per non smentire o indebolire la sua perfezione, dovrà mostrarmela, e in quella perfezione dovrà essere presente anche la necessità della conseguenza del MIO inferno. io quindi avrò presente tale perfezione per l’ eternità, e vivrò l’ inferno in eterno avendo presente, come fosse un libro di fronte a me, tale perfezione. DUM ( dunque, la tesi): avere in eterno a disposizione tale perfezione, ammirarla, viverla, conoscerla, è un inferno? lo definiremmo in questo modo?
            IN SINTESI
            nel concetto cattolico di Dio, inferno, giudizio, è sottintesa, implicita, nascosta, una redenzione più grande, una felicità eterna, che è questo stare in eterno nella presenza perfetta di Dio, a prescindere dai miei comportamenti terreni?
            ALTRIMENTI
            saremo costretti a fare due cose:
            -smentire le ipotesi, quindi O Dio non è perfetto, O l’ inferno non esiste, O non esiste il rifiuto di Dio
            -oppure , come dici Riccardo, tacere, di fondo in una posizione agnostica. la quale però, per essere coerente, dovrebbe con altrettanta convinzione tacere anche sulle ipotesi di cui sopra , sui dogmi richiamati.

            attendo commenti nel merito. grazie per la pazienza.

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