Ipocrisia LGBT: gli italiani a favore del ddl Cirinnà? Ma non erano omofobi?

ipocrisiaQuando la comunità Lgbt voleva a tutti i costi far approvare la legge contro l’omofobia, gli italiani venivano descritti -con la complicità dei grandi quotidiani- come un popolo di navigatori, poeti e criminali omofobi. Messo da parte il ddl Scalfarotto, l’obiettivo sono diventate le unioni civili ed improvvisamente anche gli italiani sono diventati un popolo gayfriendly, pronto e desideroso di approvare non soltanto le unioni civili, ma anche tutto il corollario di istanze Lgbt (invece le statistiche dicono il contrario. Proprio oggi un ennesimo sondaggio ha stabilito che l’87% delle donne è contro l’adozione gay).

L’Espresso nel luglio 2014 pubblicava fantomatiche classifiche dove l’Italia, senza il ddl Scalfarotto, appariva il Paese nemico delle persone omosessuali: «Discriminazione, paura e aggressioni» era il clima che si respirava nel Belpaese. Oggi, sempre sul Gruppo l’Espresso, una coppia omosessuale descrive minuziosamente quanto invece l’Italia sia arcobaleno, mai nessuna discriminazione subita perché «gli italiani sono molto più avanti delle legge dello Stato». E il dilagante fenomeno dell’omofobia? Sparito, addirittura l’idraulico, il panettiere e perfino «l’impiegata dell’anagrafe ci ha detto: “Ma che bella famiglia!».

Su Repubblica, fino al 2014, quasi ogni giorno si ospitavano interviste di coppie omosessuali maltrattate «solo perché gay» e appelli contro l’inarrestabile fenomeno italiano dell’omofobia. Oggi, sempre su Repubblica, soltanto interviste a sorridentissime coppie omosessuali che chiedono una legge sulle unioni civili perché si sentono già accettate dalla popolazione, perché «la società da questo punto di vista è più avanti delle leggi». Ritornello già sentito. Perfino al catechismo della “figlia” «siamo state accolte a braccia aperte», perché anche la Chiesa è aperta alle nozze trans e organizzerà il prossimo Gay Pride.

Ieri la presidente delle Famiglie Arcobaleno, Marilena Grassadonia, elencava i motivi per approvare urgentemente una legge che contrastasse il fenomeno dell’omofobia perché in Italia  le persone omosessuali non «siano oggetto di omofobia e discriminazioni». Oggi, sempre la Grassadonia, racconta che i suoi bambini non subiscono alcuna discriminazione, l’obiettivo è il ddl Cirinnà e quindi lo slogan è cambiato: «Le leggi ci respingono come famiglia, la società invece ci accoglie». E se i giornalisti parlano di “utero in affitto”, lei si arrabbia: «Non va detto così! Si chiama Gpa». Anzi, meglio non chiamarlo nemmeno sia mai che qualcuno capisse davvero di cosa si tratta.

Un mese fa, altra coppia gay e stesso messaggio: «Nel quartiere qualcuno si è accorto di loro e le reazioni sono state genuine e calorose», scrive il giornalista. «Non ci aspettavamo altro che quelle, onestamente», spiega Fabio, uno dei due omosessuali. L’omofobia? Non esiste, «il mondo reale è molto diverso da quello che alcuni personaggi vogliono farci credere con i loro commenti bigotti e ipocritamente anticonformisti. La gente che incrociamo ogni giorno è solo curiosa di sapere come abbiamo avuto Luca, poi esternano gioia per questa nascita. Nessuno si è mostrato disgustato e inorridito» dell’utero in affitto. Ma dove sono finite tutte le classifiche dell’Italia maglia nera dell’omofobia? Non è più tempo di parlarne. D’altra parte, che i quotidiani siano in ostaggio della comunità Lgbt è emerso chiaramente quando hanno censurato la notizia sul vittorioso referendum a favore della famiglia in Slovenia.

Il culmine lo ha raggiunto Giuseppina La Delfa, fondatrice delle Famiglie Arcobaleno, che meno di un anno fa spiegava l’inutilità del padre e della madre perché i genitori «non importa se siano uno, due o diciotto». Si, anche diciotto genitori: chi sei tu per giudicare? Non fanno male a nessuno, meglio dei bambini in orfanotrofio e ricordati che love is love. Nel 2013 scriveva: «C’è urgente bisogno di provvedimenti: prima di tutto una legge che punisca severamente i reati di omofobia. E questa legge non può tardare più. L’omofobia si semina nella mente dei bambini già nella scuola materna. Bisogna restituire dignità e visibilità alle nostre persone, alle nostre coppie, alle nostre famiglie e ai nostri figli». Ma i dati dicono cosa diversa, in Italia l’omofobia non esiste e la legge infatti è stata accantonata senza troppi sconvolgimenti nel mondo Lgbt, tanto che nessuno più ne parla. Oggi l’obiettivo sono le unioni civili e anche il racconto di Giuseppina La Delfa è cambiato: «Mai una frase omofoba, mai un cenno di discriminazione verso i nostri figli. È difficile crederci, pensando che siamo al Sud, in un piccolo paese, ma è così. Anzi la nostra casa è diventata un punto d’incontro, i genitori sono ben felici che i loro bambini frequentino i nostri».

Scusi, cara fondatrice delle Famiglie Arcobaleno, ma non era lei a dire che l’omofobia toglieva dignità ai vostri figli? Non era lei a definire urgente un provvedimento legislativo per frenare i “cenni di discriminazione” che oggi dice non essere mai esistiti? Ipocrisia arcobaleno.

La redazione

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