La tristezza del trans Renée Richards: «sono un facsimile di donna»

Renèè richardsCi hanno colpito le recenti parole usate da Richard Raskind, noto tennista degli anni ’70 che nel mezzo della sua carriera subì un’operazione chirurgica per assumere le sembianze di una donna, ricevendo prima il rifiuto dell’United States Tennis Association a disputare i campionati femminili e poi lo storico permesso della Corte Suprema di New York nel 1977.

Si è così fatto chiamare Renée Richards e la sua voce su Wikipedia sintetizza bene la conclusione: «Dopo il trattamento ormonale, l’ampia consulenza psicologica e la riassegnazione chirurgica del sesso, il suo alter-ego Renée finalmente è diventato una realtà». Il termine alter-ego è quanto mai azzeccato: indica una seconda personalità all’interno dello stesso soggetto, creata a tavolino dopo il bombardamento ormonale, il trattamento psicologico e la modifica estetica esteriore del corpo.

Questa preoccupante doppia personalità emerge anche nell’intervista recente a Repubblica: «Io da Renée non cucino, né faccio giardinaggio, adoro lo stesso Bach che adoravo quando ero Richard. Come Renée non ho mai amato uomini e come Richard ho amato donne. E ora che sono invecchiata do ai vestiti molto meno importanza di una volta. Non odio Richard Raskind, è una parte di me, ho la sua stessa personalità». Viene a galla anche molto altro, una vita di rimpianti per le decisioni prese: «Ai giovani quando c’è conflitto tra il proprio sentire psichico e la condizione anatomica bisognerebbe lasciare tempo per decidere, non forzarli, a volte anche le circostanze sono un obbligo. Ci sono scelte personali che si fanno per sano egoismo, ma che coinvolgono anche gli altri. Mi sono allontanato per quattro anni da mio figlio, Nick, che in quel momento ha perso un padre: è una cicatrice che non sparisce. L’autorità paterna in gonna funziona meno. Per non parlare di certe scene, al supermercato, dove Nick mi chiama “papà, papà”, e la gente vede un omone in gonna e camicia che si avvicina a lui. Non è facile quando il tuo bimbo a nove anni ti chiede: papà hai i seni?».

Richard non è diventato un militante Lgbt, critica la spettacolarizzazione della propria sessualità, oltretutto sostiene il matrimonio come realtà unica tra uomo e donna. «Sono un facsimile di donna, non ho ovaie, né utero. Ma sto bene nella mia pelle. Richard era un bel tipo, però nel suo sguardo c’era tanta disperazione». Usa questo termine per descriversi: “facsimile di donna”, cioè una imitazione della donna, una finzione esteriore perché si possono ingannare i media e gli epigoni di Luxuria, ma non la propria natura profonda, che non si modifica con le sedute dallo psicologo, le botte ormonali, il silicone sugli zigomi e qualche milione da dare al chirurgo plastico. Essere donna è un’altra cosa.

Il più onesto di tutti è proprio il figlio, Nick Raskind, che oggi è un agente immobiliare di New York e continua a parlare di suo padre al maschile: «Mio padre potrebbe subire un cambiamento per diventare un elefante o un dromedario, ma sarebbe ancora mia padre». Renée non è mai esistita e mai esisterà, un esempio di quando i figli amano e rispettano di più i genitori di quanto essi facciano per loro stessi.

La redazione

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