Negare l’esistenza dell’Islam moderato significa avvantaggiare l’Isis

musulmani messaNon esiste un Islam moderato. Questo è quello che si legge e si sente dire in queste ore che seguono il terribile attentato di Parigi da parte di fanatici terroristi di fede islamica.

Ognuno sta sfruttando i fatti per la propria ideologia religiosa-politica: la destra fomenta l’odio scrivendo “Bastardi islamici” in prima pagina, la sinistra persiste nella sua immaturità identitaria con i girotondi per la pace e gli slogan “Je suis Paris”, i tradizionalisti cattolici gioiscono per aver trovato un nuovo motivo per aggredire mediaticamente l’apostata Papa Francesco che “ci mette nelle mani dell’Islam”, mentre i cattolici progressisti si arrampicano sugli specchi per evitare di riconoscere che siamo in guerra e anche il Magistero cattolico contempla il concetto di legittima difesa.

Non entriamo nel merito, i toni sono troppo caldi e c’è poca lucidità negli antagonisti. Vogliamo però ricordare che non sarà certo la guerra -seppur appaia sempre più come atto inevitabile-, a risolvere qualcosa. Quello che potrà davvero servire è l’isolamento del fondamentalismo da parte del mondo islamico, per questo chi nega l’esistenza di un islam pacifico mette sotto accusa proprio le comunità islamiche moderate che invece possono (e devono) avere un ruolo fondamentale contro il terrorismo islamico. Il documento magisteriale della Nostra Aetate firmato da Paolo VI, afferma che la Chiesa cattolica «nulla rigetta di quanto è vero e santo» nelle religioni non cristiane. «Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini». In particolare per quanto riguarda l’Islam, la «Chiesa guarda con stima i musulmani che adorano l’unico Dio […]. Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà».

E’ curioso che tra i tanti accusatori dell’Islam ci siano i tradizionalisti “difensori della Dottrina”, i quali però stanno rinnegando il Magistero della Chiesa cattolica della Nostra Aetate. Senza contare che l’esortazione del Concilio Vaticano II è stata ascoltata in tantissime occasioni: esistono tante comunità islamiche che vivono a stretto contatto con quelle cristiane, in armonia e pace, così come ci sono comunità musulmane che vengono massacrate dagli stessi terroristi islamici, all’interno della guerra tra sciiti e sunniti. Sarebbe anche interessante approfondire il pensiero di Farhad Khosrokhvar, sociologo iraniano, secondo cui la rottura con il mondo occidentale da parte dei giovani musulmani immigrati è dovuta al laicismo, al vuoto di regole morali che trovano.

Citiamo alcuni esempi che impediscono di parlare di “Islam intrinsecamente violento”: in Iraq, ovvero a “casa loro” potremmo dire, gruppi musulmani hanno manifestato in favore dei cristiani perseguitati con cartelli con scritto: «Anch’io sono un cristiano iracheno», ricevendo il ringraziamento di mons. Sako, Patriarca di Baghdad. A Mosul, monsignor Emil Shimoun Nona ha raccontato: «i vicini, appartenenti a famiglie musulmane, sono scesi in strada a difesa del luogo di culto cristiano. Alla fine sono riusciti a cacciare gli assalitori. In città tante persone rimaste, anche musulmani, stanno cercando di difendere per quanto possibile case e luoghi di culto cristiani». Ricordiamo la Dichiarazione di Beirut sulla libertà religiosa”, pubblicata dalla Makassed di Beirut, autorevole associazione sunnita, nella quale si legge: «Non si può costringere alla conversione né perseguire chi ha una fede diversa dalla propria. L’islam vieta di condurre una guerra contro chi è diverso, scacciarlo dalle proprie terre e limitarne la libertà in nome della religione. Beirut si fa portavoce dell’islam liberale che vuole la convivenza con i cristiani, di cui è ricca la tradizione del Libano».

Georges Isaac, politico cristiano in Egitto, ha ricordato: «La gente comune di fede musulmana, che nulla ha che vedere con il partito di Morsi, sta difendendo le chiese ancora di più degli stessi cristiani. Non si rischia uno scontro settario tra i cristiani e i musulmani, perché è un’ipotesi che non fa parte della mentalità della stragrande maggioranza degli egiziani». In Pakistan, una catena di “scudi umani” formata da circa 300 musulmani, membri dell’associazione “Pakistan For All”, ha protetto una chiesa cristiana in cui era in corso la Messa per evitare possibili attacchi terroristici. Il Mufti che ha organizzato l’evento ha letto alcuni brani del Corano sulla tolleranza e la pace, innalzando cartelli con scritto “One Nation, One Blood” (una sola nazione, un solo sangue). 

Qui in Italia, invece, pochi mesi fa Yahya Pallavicini, numero uno della comunità musulmana milanese e Abbas Damiano Di Palma, presidente dell’Associazione islamica “Imam Mahdi, hanno pubblicamente detto: «No alla rimozione del crocifisso dagli spazi pubblici», poiché per Pallavicini il crocifisso è un «irrinunciabile valore culturale», mentre secondo Di Palma si tratta di un «richiamo della sacralità di ogni essere umano». Il leader della comunità musulmana milanese ha poi aggiunto: «Quelli dell’Isis non sono veri musulmani. Quello che succede nei territori in cui sunniti e sciiti sono in conflitto non è una guerra di fede somiglia invece a quanto successe in Europa con la Guerra dei Trent’anni. Anche quella, secondo l’Imam, poteva apparire una guerra di religione interna alle confessioni cristiane, ma in realtà si trattava di un conflitto determinato da ragioni politiche e di puro potere. Oggi noi assistiamo alla strumentalizzazione della religione in politica: ma questo fenomeno va separato dalle nostre divisioni. Non dobbiamo dire che i sunniti sono buoni e gli sciiti cattivi, o viceversa. Questa semplificazione è un atto di fondamentalismo, al pari della volgarizzazione della religione per scopi terreni e di potere».

Allo stesso modo, in queste ore moltissime condanne stanno arrivando dal mondo islamico agli attentati di Parigi, come quella dell‘imam di Al Azhar, la più prestigiosa istituzione dell’Islam sunnita, quella del Centro Islamico Culturale italiano o quella del presidente dell’Unione delle comunità islamiche italiani (Ucoii), il quale ha sottolienato la condanna dell’omicidio all’interno del Corano.  Certamente hanno ragione coloro che invitano le comunità islamiche a isolare i violenti, a denunciarli, a collaborare con le autorità per rendere inoffensivi i fondamentalisti. Questo implica una collaborazione con queste realtà, riconoscendo anche le numerose occasioni in cui esse hanno preso le difese dei cristiani, disarmando i violenti.

Ci vuole un punto di vista complessivo, riconoscendo un grave problema di convivenza con la violenza nella religione islamica ma non riducendo l’Islam ad una religione di violenza. L’alleanza con gli islamici moderati contribuirà a riportare il sacro al centro delle nostre società fallimentarmente laiciste (così come si potranno condividere battaglie comuni, ad esempio in difesa della famiglia come avviene in Senegal) e allo stesso tempo servirà per contrastare efficacemente chi usa Dio per giustificare la violenza. Questa è la soluzione che noi proponiamo.

 

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