I contraddittori argomenti di Massimo Pigliucci contro la metafisica

TomismoIl prof. Massimo Pigliucci è probabilmente il più importante filosofo ateo vivente, può vantare un’ottima e vasta preparazione (filosofica e scientifica), collaborazioni e premi importanti nella sua carriera. E’ molto attivo nel confronto tra ragione, scienza e fede e rifiuta di sostenere che un approccio scientifico debba essere per forza alternativo alla fede in Dio, distinguendo giustamente tra naturalismo filosofico e naturalismo metodologico.

Proprio per questo Pigliucci è stato uno dei critici più attivi del movimento dei New Atheist capitanato da Richard Dawkins, fenomeno attivo fino a qualche anno fa e oggi sempre più progressivamente irrilevante. L’accusa principale che ha loro rivolto è di aver abbracciato lo scientismo per negare Dio, compiendo parallelamente anche un’opera di svalutazione della filosofia e di tutti gli approcci non strettamente scientifici. I “nuovi atei” si sono liberati da una religione per abbracciarne un’altra: quella che adora il dio scienza. Proprio recentemente ha pubblicato un articolo nel quale avanzato quattro ragioni che nella sua carriera gli hanno impedito di prendere sul serio la metafisica.

Al prof. Pigliucci ha risposto il prof. Edward Feser, docente di filosofia al Pasadena City College e alla Loyola Marymount University, nonché visiting scholar presso la Bowling Green State University. Riteniamo sia uno dei migliori studiosi del tomismo e degli esponenti della scuola aristotelica, cresciuto come ateo si è convertito al cattolicesimo proprio studiando il pensiero di Aristotele e Tommaso d’Aquino.

Il primo motivo dello scetticismo del prof. Pigliucci verso la metafisica è che nonostante «gli scolastici medievali hanno fatto un ottimo lavoro, come un adolescente è intellettualmente incline alla ribellione non ho potuto che respingere gli scolastici». Aggiungendo inoltre che «gli Scolastici hanno ancora una cattiva reputazione nel mondo filosofico». Se questa è la prima argomentazione allora è facile per il prof. Feser replicare: «Naturalmente, né la ribellione adolescenziale, né l’appello alla moda intellettuale contemporanea costituiscono una seria discussione. Pigliucci ha un motivo di merito per respingere la metafisica scolastica? Lui non lo dice. Ha capito la metafisica scolastica? Ad esempio, conosce la differenza (profonda!) tra la metafisica dei filosofi razionalisti come Leibniz e quella della maggior parte dei metafisici contemporanei?».

Il secondo motivo affermato dal filosofo laico è il cosiddetto verificazionismo dei positivisti logici e l’applicazione di esso per una critica alla metafisica. L’idea di base, come è noto, è che qualsiasi dichiarazione significativa deve essere analiticamente vera (come “Tutti gli scapoli non sono sposati”) o empiricamente verificabile. Le affermazioni metafisiche non rispondono ai due criteri quindi, secondo tale argomento, sono strettamente prive di senso (anche se non necessariamente false). Eppure, come ha fatto notare il prof. Feser, «ci sono vari problemi con il verificazionismo, quello più noto è che si tratta di una auto-confutazione nella misura in cui il principio stesso non risulta vero (o verificabile) né analiticamente né empiricamente». Applicando il suo stesso principio, dunque, il verificazionismo stesso risulta essere privo di senso. «Sono state tentate formulazioni alternative di tale principio», ha commentato ancora Feser, «ma il guaio è che non c’è modo di formularlo senza evitare l’auto-confutazione. Per questo è improbabile che Pigliucci consideri ancora il verificazionismo come una seria sfida alla metafisica».

Il terzo motivo contro la metafisica pronunciato dal prof. Pigliucci arriva dal pensatore inglese David Hume e la sua nota teoria della conoscenza (o “forchetta di Hume”) secondo cui le “relazioni di idee” e i “dati di fatto” non possono contenere “sofismi e illusioni” (cioè affermazioni non dimostrabili empiricamente) e la metafisica violerebbe pesantemente tale teoria. Ma anche in questo caso l’obiezione non coglie il segno: «il problema», ha commentato Feser, «è che la “forchetta di Hume” è una anticipazione del principio di verifica dei positivisti ed è viziata dagli stessi problemi. In particolare anch’essa si auto-confuta in quanto tale teoria non è in sé né vera in virtù dei rapporti di idee che fanno parte della sua formulazione, né vera in virtù di questioni di fatto empiricamente discernibili. Quindi non è meno “metafisica” delle proposizioni che vorrebbe criticare».

Il quarto motivo enunciato per sostenere lo scetticismo verso la metafisica è che spesso risulta essere in conflitto con l’immagine del mondo fornita dalla scienza. Quindi, qualsiasi metafisica che non è essenzialmente la sistematizzazione dell’analisi concettuale di ciò che le varie scienze ci dicono non può avere solide fondamenta. Per questo motivo, da diverso tempo, è stata teorizzata una metafisica “naturalizzata ” o “scientifica”, la quale sarebbe l’unica a poter promuovere analisi concettuali con basi stabili. Anche questa tesi, però, non è esente da problemi: «non solo non è un argomento migliore di quello di Hume e degli argomenti verificazionisti», ha commentato il filosofo americano Feser, ma in realtà «ad un esame più attento è sempre lo stesso argomento soltanto superficialmente riconfezionato. Hume parla di “elementi di fatto”, i positivisti di “proposizioni empiricamente verificabili” e in questo ultimo caso si legge “metafisica naturalizzata (o scientifica)”. Tale tesi ha gli stessi problemi della tesi di Hume: essa non è una affermazione di metafisica scientifica/naturalizzata, né è conoscibile tramite “analisi concettuale”».

Così, neanche il quarto argomento a favore dello scetticismo di Pigliucci sulla metafisica rende davvero ragione della sua posizione, esattamente come i primi tre. L’auto-confutazione non è l’unico problema in cui cadono i critici della metafisica tradizionale, c’è anche una ristretta concezione della metafisica da parte loo. «In particolare», ha aggiunto Feser, «si tende solitamente ad inquadrare i problemi all’interno di una dialettica razionalista/empirista/kantiana ereditata dai primi moderni, ma la tradizione aristotelico-scolastica – contro la quale sono state definite queste posizioni- respinge le ipotesi di base loro sottostanti». La questione si approfondisce molto e consigliamo a chi è interessato la lettura dell’articolo in lingua originale.

In sintesi possiamo dire che chiunque critica la metafisica può farlo soltanto all’interno di un paradigma scientista, ereditando le sue contraddizioni e auto-confutazioni. Come spiegato dal prof. Ugo Amaldi, emerito fisico italiano dell’Università di Milano, «esiste una trascendenza orizzontale e una verticale: quella orizzontale è dei naturalisti e risulta contraddittoria, anche coloro che affermano la loro fede nel naturalismo escono dai confini della scienza compiendo un passo che trascende il sapere scientifico. Quella verticale è di chi aderisce alla fede in Dio creatore e sostenitore di quella natura che è oggetto dello stesso sapere scientifico» (U. Amaldi, in Dio oggi. Con lui o senza lui cambia tutto, Cantagalli 2010, p. 182). «Lo scientismo e il positivismo», ha commentato Papa Francesco, «si rifiutano di ammettere come valide forme di conoscenza diverse da quelle proprie delle scienze positive. La Chiesa propone un altro cammino, che esige una sintesi tra un uso responsabile delle metodologie proprie delle scienze empiriche e gli altri saperi come la filosofia, la teologia, e la stessa fede, che eleva l’essere umano fino al mistero che trascende la natura e l’intelligenza umana. Però, in alcune occasioni, alcuni scienziati vanno oltre l’oggetto formale della loro disciplina e si sbilanciano con affermazioni o conclusioni che eccedono il campo propriamente scientifico. In tal caso, non è la ragione ciò che si propone, ma una determinata ideologia, che chiude la strada ad un dialogo autentico, pacifico e fruttuoso».

E’ sorprendente che il prof. Pigliucci non si accorga di assumere lo stesso contraddittorio atteggiamento che giustamente critica ai “moderni atei”. Il filosofo Étienne Gilson fece notare che la metafisica seppellisce sempre i suoi becchini, e lo stesso è accaduto anche al filosofo italo-americano.

La redazione

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