Francesco incontra un trans? Gesù mangiò con pubblicani e peccatori

Gesù incontra ZaccheoNel minestrone delle accuse verso Papa Francesco si aggiunge oggi l’ingrediente dell’“incontro con il transessuale”, già gli zelanti dal facile scandalo sono partiti con la retorica del “ditemi che non è vero”, “non ci posso credere”, “Benedetto XVI non lo avrebbe mai fatto”, “la Chiesa sta andando a rotoli e si piegherà al volere del mondo” e via dicendo.

Stiamo parlando del fatto che il Santo Padre ha ricevuto (non parliamo al condizionale dato che la notizia è stata ripresa anche da “Avvenire”) sabato scorso in udienza privata in Vaticano un transessuale spagnolo, accompagnato dalla fidanzata. Ne dà notizia il quotidiano iberico “Hoy”, secondo il quale Diego Neria Lejarraga aveva scritto tempo fa al Papa spiegando che dopo il cambio di sesso, avvenuto 8 anni fa, si era sentita esclusa dalla Chiesa. Il Papa gli avrebbe quindi telefonato due volte, infine sabato scorso l’ha ricevuto a Santa Marta. Neria, secondo quanto dichiarato dal quotidiano spagnolo, si dichiara cattolica e praticante e si è rammaricata del fatto che dopo l’operazione era stata respinta dal sacerdote e dai parrocchiani, mentre avrebbe trovato dal vescovo di Plasencia, Amedeo Rodriguez Magro, «coraggio, consolazione e appoggio». Sulla vicenda le fonti ufficiali vaticane non hanno rilasciato commenti.

La notizia dovrebbe essere vera, si attendono comunque conferme da parte del portavoce vaticano padre Federico Lombardi (che però ha già spiegato di non voler intervenire sugli incontri o telefonate private del Pontefice). Dietro l’inevitabile polemica scatenatasi c’è l’insinuazione che Francesco legittimerebbe la transessualità, o, per lo meno, operi un lassismo morale verso questo comportamento senza indicarne la malvagità per la dignità umana, divenendo dunque complice della scelta del transessuale e pessimo educatore davanti al mondo.

Bisognerebbe allora far notare che queste stesse scandalizzate critiche non si levarono quando nel settembre 2007 Benedetto XVI ha ricevuto in udienza privata il dittatore sudanese Omar al-Bashir, accusato di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra nel Darfur, avendo appoggiato politicamente e finanziariamente la pulizia etnica operata per anni dalle milizie islamiche. Le indignazioni ci furono, non arrivarono però dagli zelanti cattolici di oggi ma dall’Associazione per i popoli minacciati (AMP), che accusò Ratzinger di «rivalutare moralmente il regime genocida sudanese. La visita in Vaticano sicuramente non sarà sentita solo dai sopravvissuti al genocidio come una derisione delle vittime del genocidio cristiane e musulmane: questo è anche un segnale di forte delusione per i tanti cattolici che si impegnano in tutto il mondo per la giustizia e per la fine dell’impunità». Se Francesco oggi legittima la transessualità ricevendo un transessuale in udienza privata in Vaticano, allora per coerenza bisognerà sostenere che Benedetto XVI ha commesso qualcosa di ben più grave: ha legittimato il genocidio del Darfur ricevendo in udienza privata in Vaticano il dittatore del Sudan. Chi vuole essere coerenti nei suoi giudizi? Oppure si preferisce l’ipocrisia, attaccando uno e giustificando l’altro?

La verità è che Benedetto XVI ritenne opportuno quell’incontro come un’occasione per riportare la pace in Sudan, il Vaticano infatti si adoperò molto per porre fine alla crisi umanitaria del Darfur; mentre Francesco ha ritenuto opportuno quell’incontro come un’occasione per riportare la pace nel cuore di quel transessuale, magari inducendolo in decisioni diverse sulla sua vita. L’incontro privato tra Francesco e Diego Neria Lejarraga non legittima nulla, così come Gesù non legittimò pubblicani e peccatori quando si recò a mangiare a casa loro. Pubblicamente Francesco ha già affermato di pensarla come la Chiesa («sono figlio della Chiesa»), ha condannato l’educazione di gender (il sentirsi uomo o donna a prescindere dal dato biologico) definendola «colonizzazione ideologica» e paragonandola alle dittature fasciste e naziste. Ha quindi apertamente condannato il “peccato”, ma ha voluto incontrare privatamente il “peccatore” e la notizia sarebbe rimasta privata se non fosse stato per un quotidiano spagnolo.

Non c’è affatto contraddizione tra il gesto privato di Francesco e il contemporaneo intervento pubblico del card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana contro l’ideologia di gender (era stato ricevuto in udienza dal Papa due giorni prima). D’altra parte lo stesso mons. Bagnasco somministrò la comunione a Vladimir Luxuria in occasione dei funerali di don Gallo. La Chiesa combatte l’errore ma accoglie il peccatore. Francesco ha voluto far sentire questa donna una persona umana e non uno scarto della natura, ha voluto comunicarle che la Chiesa non rifiuta mai nessuno, indipendentemente dalle scelte che si prendono nella vita. Forse le ha detto anche altro, non lo sappiamo e non sappiamo come si evolverà la sua storia personale. Quando Gesù incontrò il delinquente Zaccheo, recandosi a casa sua, creò scandalo tra il popolo, sembrò legittimare le sue azioni. Eppure fu l’occasione per Zaccheo di convertirsi e cambiare vita, donando metà dei suoi averi ai poveri. Non sarebbe accaduto nulla se Gesù lo avesse scacciato dalla città e respinto come “figlio del Demonio” (l’epiteto che avrebbe ricevuto il transessuale nella sua parrocchia, secondo il suo racconto).

Questo, ribadiamo, non significa legittimare moralmente. Francesco si è comportato esattamente come Gesù, quando incontrava pubblicani e peccatori creando scandalo pubblico. Li stava legittimando? No, faceva sentire la sua presenza, esattamente come il Suo Vicario fa oggi. «Allora gli scribi della setta dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: “Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?”. Avendo udito questo, Gesù disse loro: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori”» (Mc 2, 13-17).

La redazione

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