Fede e Laicismo

Osservando il sempre più rumoroso scontro tra atei e credenti non si può non fare un ragionamento: l’ateismo moderno si è fatto chiesa. Non si tratta più, infatti, dell’ateismo teoretico e riflessivo di Nietzsche, Stirner, Feuerbach, in parte Marx, o l’Ivan Karamazov di Dostoevskij. Si è davanti ad un ateismo che per certi aspetti ha perso i suoi tratti di maturità ed è regredito ad uno stato infantile nello stesso istante in cui è diventato militante, prasseologico, attivo. Da ateismo negativo, cioè fondato su un rifiuto di Dio e dell’idea di Dio, si è, con il tempo, sfociati (soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino) in un ateismo positivo, cioè una lotta contro tutto ciò che si riferisce a Dio.

L’ateismo nazional-popolare, quindi, è imploso in una sua variante più ingenua, cioè l’anti-teismo. E’ una vera e propria fede, sempre più organizzata come chiesa, con ministri, riti, azioni di proselitismo, dogmi (come quello della infallibilità della scienza). L’assurdità dell’anti-teismo contemporaneo (in Italia rappresentato benissimo dall’UAAR) sta nella pretesa di combattere la religione divenendo esso stesso una fede (infatti sul piano della tutela giurisdizionale la posizione dell’ateo è stata totalmente e paradossalmente paragonata a quella del credente).

Tuttavia, riteniamo che l’uomo per sua natura non possa essere ateo. Infatti, o si lascia spazio a Dio oppure inevitabilmente Egli verrà sostituito con un idolo, con un feticcio, con lo scientismo, con la politicismo, con l’attivismo, con l’anticlericalismo. Qualcosa, insomma, in cui ripone tutta la sua salvezza e la sua speranza. Non dovremmo quindi chiamarli atei ma “diversamente credenti”, e ne capiamo il motivo leggendo le parole di Dostoevskij: «Vivere senza Dio è un rompicapo e un tormento. L’uomo non può vivere senza inginocchiarsi davanti a qualcosa. Se l’uomo rifiuta Dio, si inginocchia davanti ad un idolo. Siamo tutti idolatri, non atei». E il filosofo della scienza Vittorio Mathieu ci spiega qual’è l’idolo verso il quale la maggioranza dei “diversamente credenti” ama oggi tristemente inginocchiarsi: «Al fondo dell’ateismo attuale c’è proprio il senso dell’avvento di un nuovo Dio in terra. Di un Dio che non c’è ancora, o, meglio, che non c’è ancora esplicitamente, ma che si aspetta, e la cui venuta bisogna preparare. Questo Dio può essere chiamato in tanti modi, ma oggi ha un nome soprattutto: la scienza».

 

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