Dietro l’aborto c’è un business miliardario

La vera base d’appoggio a sostegno dell’aborto non è il “diritto di scelta” e nemmeno la “salute della donna”. Questi argomenti, che sono palesemente falsi[1], servono a nascondere la vera questione, e cioè che dietro all’aborto si cela un’enorme industria miliardaria, a cui attingono politici e le maggiori istituzioni scientifiche. L’aborto è un business lucrativo, chi sostiene moralmente l’aborto generalmente sono coloro che ne traggono un immenso profitto economico.

La cosa grave è che coloro che maggiormente lo difendono, come diversi enti di ricerca scientifica, sono i più ardentemente interessati all’aspetto economico piuttosto che ai diritti della donna. Così il dialogo e la ricerca stessa sulle problematiche che possono sorgere è assolutamente viziata e faziosa.

 

 

 

 

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1. DI QUALI NUMERI STIAMO PARLANDO

Prendiamo i dati riportati da The Alan Guttmacher Institute (AGI), cioè il braccio di ricerca di Planned Parenthood (l’ente abortista più grande del mondo). Nel 2005 ci sono stati circa 1.210.000 aborti praticati negli Stati Uniti[2]. L’88% di questi (1,06 milioni) sono stati eseguiti durante il primo trimestre di gravidanza e il costo medio degli aborti a 10 settimane (2 mesi) equivale a 413 dollari (cioè 285 euro)[3]. In sostanza nel 2005 l’industria dell’aborto ha incassato circa 439 milioni di dollari (circa 303 milioni di euro) solo per gli aborti al primo trimestre. Esistono anche gli aborti del secondo e terzo trimestre e sono stati il 12% (146 mila). The Women’s Medical Center ha stimato che il costo di questi è all’incirca di 3000 $ (2066 euro)[4], dato che il prezzo aumenta più la gravidanza è avanzata. L’introito annuale per gli aborti al secondo e terzo trimestre è dunque stato di 450 milioni di dollari (cioè circa 310 milioni di euro). Sommando gli introiti degli aborti del primo trimestre con quelli del secondo e terzo, viene fuori che ogni anno negli Stati Uniti l’industria dell’aborto porta circa 890 milioni di dollari (613 milioni di euro) alle cliniche abortive. Non è finita. Occorre aggiungere anche i circa 337 milioni dollari (233 mlioni di euro, o anche di più) che Planned Parenthood riceve ogni anno in contributi pubblici[5]. Dunque concludendo, l’importo annuo del business abortivo supera abbondantemente il miliardo di dollari (e anche di euro) di profitto.

 

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2. NOTIZIE E INFORMAZIONI SUL BUSINESS DELL’ABORTO

Prima di far emergere qualche notizia da questo mondo volutamente nascosto, ricordiamo che negli Stati Uniti esistono associazioni come l’Emily’s List che, come si legge sul loro sito[6], si occupa di presentare candidati all’intero dei partiti politici che sostengono l’aborto e fornire denaro a tutti coloro si mostrano favorevoli all’interruzione di gravidanza. Dalla sua nascita nel 1985, ammette di aver raccolto oltre 240 milioni di dollari[7]. Al contrario, non vi è alcuna organizzazione che finanzia gli avversari dell’aborto e chi promuove la vita umana nella sua integralità lo fa rimettendoci tempo e denaro. Domanda: chi, dunque, sarà probabilmente più sincero e onesto in quello che dice? Chi ha più probabilità di essere motivato da principi e chi sarà più motivato dal profitto? E’ possibile credere a Planned Parenthood quando sostiene di lavorare duramente per ridurre la frequenza degli aborti se il suo sostegno finanziario si basa sull’alto numero di interruzioni di gravidanza? I centri abortisti sono come le grandi compagnie del tabacco. Qualcuno crede veramente che queste compagnie vogliano far smettere di fumare alla gente? Qualcuno crede davvero che Planned Parenthood voglia ridurre il numero di aborti?

 

Il 14 aprile 2011 viene diffusa anche in Italia, grazie a Virginia Lalli di Nuove Frontiere onlus, la notizia che con 180 dollari negli USA, e a 90 euro in Europa, si può comprare su prescrizione medica e via internet una crema antirughe ottenuta da feti umani abortiti. I responsabili del laboratorio privato, Neocutis, autorizzandolo la commercializzazione -dopo le ovvie proteste- si sono affrettati a dichiarare che «in nessun caso, noi incoraggeremo l’aborto». “The Guardian” nel 2004 aveva rivelato che anche una compagnia cinese usa feti abortiti per la fabbricazione di cosmeti. In generale, molte ricerche “mediche” sono state effettuate, e lo sono ancora oggi, sui bambini abortiti ancora in vita, come ha rivelato il dottor Lawrence Lawn del Dipartimento di Medicina Sperimentale di Cambridge. Sempre in Inghilterra, la Langhman Street Clinic (specializzata in aborti) vendeva feti vivi tra la 18a e la 22a settimana al Middlesex Hospital. Esiste un importante traffico che si stende su scala mondiale, e che nell’anno 2000 ha fruttato circa 1 miliardo di dollari. Certe cliniche, continua l’articolo citando diverse fonti, consigliano la donna gravida di ritardare l’aborto poiché gli organi siano in migliori condizioni. Anche certi vaccini contro l’influenza vengono prodotti utilizzando polmoni di bambini abortiti, in sostituzione di uova di anitra[8].

Il 23 febbraio 2011 in Spagna viene definitivamente condannato il magnate abortista Carlos Morin e una dozzina dei suoi dipendenti. Morin, arrivato in Spagna da povero immigrato, ha guadagnato tra i 3.00 e i 6.000 euro per ogni aborto realizzato. Possiede una villa (“La villa Morin”) nella lussuosa zona di Sant Cugat del Vallés – con tanto di piscina – dal valore stimato di oltre 4 miliardi di euro e una Ferrari in garage. Tra questi ci sono aborti di 22 settimane (cinque mesi e mezzo), sette aborti tra le 27, 28 e 29 settimane (6-7 mesi), un caso di 30 settimane (sette mesi e mezzo) e uno di 35 settimane (otto mesi) di gravidanza. Sono finiti sotto accusa anche due psichiatri che hanno lavorato nelle cliniche abortiste per dare «una parvenza di legalità ai rapporti psichiatrici». Molti documenti che sostenevano la persenza di problemi psicologici delle pazienti erano falsi, tanti dei quali senza alcuna firma[9]. Il business degli aborti in Spagna, riportano i quotidiani, ha ricavi annuali di circa 50 milioni di euro, senza contare gli interventi pagati in nero, senza alcuna traccia fiscale[10].

Il 27 agosto 2010 si è diffusa la notiza che ad Arzignano (VE) un ginecologo è stato arrestato per ha aver dato vita nel suo appartamento ad una clinica abortiva abusiva che fruttava soldi a volontà: dai 500 ai 1500 euro ad ogni aborto. L’uomo aveva anche l’abitudine di gettare i feti abortiti nel water dell’appartamento[11].

Il 7 giugno 2010 Gianfranco Amato, avvocato bioeticista e rappresentante per l’Italia dell’organizzazione internazionale Advocates International, ha rivelato che Marie Stopes International, uno dei più grandi enti abortisti europei, è finanziato dal governo britannico e collabora con la Cina nel programma di pianificazione delle nascite. Tutti sanno che in Cina esiste una disumana politica demografica che impone un figlio solo a famiglia, pena la sterilizzazione[12]. Marie Stopes International ha anche realizzato uno spot pubblicitario pro-aborto con fondi dell’erario britannico[13].

L’8 aprile 2010 Ilaria Nava, giornalista di Avvenire, membro dell’Associazione Scienza & Vita e docente di Bioetica dell`Università Roma Tre, ha pubblicato un articolo in cui si spiega che «A livello globale sono cifre da capogiro quelle che ogni anno si muovono intorno al mercato della “salute riproduttiva”: contraccezione e aborto, mission aziendale di alcune case farmaceutiche. Denaro per lo più sborsato dalle donne, ma anche dal sistema sanitario pubblico, e intascato dalle aziende, che a volte sul business dell’aborto e della contraccezione hanno costruito la loro fortuna». Si cita la francese Hra Pharma, che nel 2009 ha registrato utili per 35 milioni di euro, guadagnati dalla vendita degli unici farmaci prodotti: il Lysodren, un antitumorale e il Norlevo, la pillola del giorno dopo. Nell’2009 Hra Pharma ha lanciato la pillola dei cinque giorni dopo, acquistabile da chiunque sia munito di una semplice ricetta medica. La giornalista spiega che i dati “Datamonitor 2010” hanno stabilito che nel 2008 nel mondo sono stati spesi 9 miliardi di dollari in pillole anticoncezionali. I sette mercati più redditizi (Usa, Giappone, Francia, Germania, Italia, Spagna e Inghilterra) hanno fruttato da soli 6,2 miliardi, pari quasi al 70% del mercato mondiale. Brasile, Russia, India e Cina, solo 794 milioni di dollari. La Ru486 è la pillola abortiva prodotta dalla francese Exelgyn, azienda che nel 2009 ha registrato un giro d’affari di oltre 14 milioni di euro. La Exelgyn ha l’unico scopo di produrre e distribuire la pillola abortiva. La RU486 è prodotta in Cina da Hua Lian Pharmaceuticals, l’azienda è stata aiutata a raggiungere gli standard di produzione richiesti dagli Usa dalla Rockfeller Foundation. Anche il Population Council, dopo aver ottenuto il brevetto per la Ru486, ha ricevuto dalla Buffet Foundation (finanziatore anche del Planned Parenthood, 805 cliniche per abortire negli Usa) un prestito senza interessi da 2 milioni di dollari. , La Danco, distributrice negli Usa della Ru486, ha ricevuto da un’altra fondazione, la David e Lucile Packard Foundation, un prestito di 10 milioni di dollari allo scopo di finanziare l’approvazione e l’immissione sul mercato della pillola abortiva[14].

Il 7 gennaio 2010 la rivista Forbes ha rivelato che un aborto nel primo trimestre costa dai 300 ai 450 dollari (200-300 euro)[15].

Nel 2009 in Spagna, come gli anni precedenti, la quasi totalità degli aborti è stata realizzata in strutture private (il 97, 97%). Il dato conferma che anche in Spagna l’aborto è un autentico “business” commerciale[16].

Nell’ottobre 2009 negli Stati Uniti Abby Johnson, ex direttrice del centro abortista di Planned Parenthood nel Texas, assiste per la prima volta ad un aborto e vede il feto umano che si contorce per tentare di scappare dall’aspiratore. Si licenzia all’istante e nel tempo diventerà una paladina pro-life e si convertirà al cattolicesimo[17]. Altri sette dipendenti di Planned Parenthood, poche settimane dopo, hanno fattto lo sesso e hanno mollato il mondo abortista[18]. La Johnson, rispondendo alle inevitabili interviste ha raccontato: «Negli ultimi mesi avevo visto un cambiamento nelle motivazioni dell’impatto finanziario degli aborti e sono arrivata davvero al punto di rottura dopo aver assistito a un aborto concreto attraverso gli ultrasuoni. Ho pensato soltanto: non posso più farlo, ed è stato come un flash che mi ha colpito». Ha poi denunciato e reso pubbliche molte operazioni di marketing illeciti. I suoi superiori infatti le chiedevano spesso di incrementare il numero degli aborti realizzati per aumentare i profitti. «In ogni riunione si diceva che non c’era abbastanza denaro e che bisognava aumentare gli aborti – rivela Abby Johnson –. E’ un affare molto lucrativo e per questo vogliono aumentare i numeri. Il denaro non era speso per la prevenzione ma per gli aborti». Nel centro abortista che dirigeva gli aborti potevano essere praticati solo due giorni al mese, ma la presenza quotidiana di un medico poteva garantire più di 40 aborti al giorno[19].

Nell’anno fiscale 2008-2009, Planned Parenthood ha ricevuto 363.200 mila dollari (circa 250 mila euro) dal governo degli Stati Uniti, soldi presi dalle tasse pagate dai cittadini, favorevoli e contrari all’aborto. Il suo patrimonio netto risulta essere di 994,7 milioni dollari (circa 685 milioni di euro). Gli aborti compiuti dichiarati sono stati 324.008.[20].

Nel 2006-2007 Planned Parenthood ha pubblicato il suo report annuale[21]. All’attivo risultano 951 milioni dollari in attivo, ovviamente senza alcuna tassa da pagare. L’aborto è dunque un business molto redditizio.

Nel 2003 uno dei più noti medici abortisti americani, George Tiller ha affermato di avere eseguito 250-300 aborti tardivi, ciascuno con un costo medio di $ 6.000 (4200 euro)[22]. Quindi un totale annuo di 1.800.000 dollari (1.240.000 euro) solo per gli aborti tardivi (e quelli del primo trimestre?).

Il 10 aprile 2000 su La Repubblica appare la notizia che una vera e propria centrale degli aborti clandestini, per un business da centinaia di milioni, è stato scoperto a Roma. Sono stati arrestati il professor Illio Spallone e il nipote Marcello Spallone. Quest’ultimo è figlio di Mario Spallone, medico di Palmiro Togliartti e attuale sindaco di Avezzano. Il giro di affari è dai 4 agli 8 milioni[23].

Nel 1995 Marvin Olasky ha osservato e documentato nel suo libro-inchiesta, “Abortion Rites” (Regnery Publishing 1995), che i medici supportano l’aborto “if not for principle, at least for principal” (cioè, se non per un principio, almeno per il capitale). Aborto e prostituzione sono secondo il giornalista i due fenomeni sociali attraverso i quali è più facile arricchirsi velocemente[24].

 

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Note
[1]^ Non esiste alcun diritto all’aborto e all’autodeterminazione
[2][3]^ http://www.guttmacher.org/pubs/journals/4000608.html
[4]^ http://www.womensmedcenter.com/faqs/default.asp#17
[5]^ http://www.plannedparenthood.org/files/AR_2007_vFinal.pdf
[6]^ http://emilyslist.org/who/mission/
[7]^ http://emilyslist.org/news/releases/top_pac/
[8]^ http://www.libertaepersona.org/dblog/articolo.asp?articolo=2445
[9]^ Ultimissima 1/3/11
[10]^ http://www.avvenire.it/Mondo/spagna%20aborti
[11]^ http://www.newnotizie.it/2010/08/27/clinica-dellorrore
[12]^ http://www.ilsussidiario.net/News/
[13]^ http://www.libero-news.it/news/416304/UK
[14]^ http://www.piuvoce.net/newsite/articolo
[15]^ http://blogs.forbes.com/sciencebiz/2010/01 /07/obamacare
[16]^ http://www.hazteoir.org/files/publicacionIVEcompleto_2009.pdf
[17]^ Ultimissima 28/3/11
[18][19]^ http://www.medeu.it/notizia.php?tid=1342
[20]^ http://www.cnsnews.com/news/article/planned
[21]^ http://www.plannedparenthood.org/files/AR_2007_vFinal.pdf
[22]^ http://cjonline.com/news/state/2009-03-27/jury_finds_tiller_not_guilty
[23]^ http://www.repubblica.it/online/cronaca/abor/spallone/spallone.html
[24]^ http://www.amazon.com/exec/obidos/tg/detail/

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